Bambini rubati. Minori sottratti all’altro genitore e portati via all’estero

Foto di Michelle Spollen su Unsplash

E’ un triste copione, spesso taciuto, cha va in scena nel nostro Paese, almeno trecento volte l’anno. Sono circa trecento i casi di minori contesi trattati ogni anno dalla Direzione generale per gli italiani all’estero dalla Farnesina, anche se secondo gli esperti che si occupano del problema, il numero va moltiplicato almeno per tre, visto che solo una minoranza di casi finisce sotto la lente del Ministero. Accende i riflettori sulla questione, la storia raccontata dalla mamma del piccolo Ethan, Claudia Ciampa. La vicenda ha per protagonista il suo bambino di sette mesi, nato a Cincinnati (Usa), ma residente in Italia, a Piano di Sorrento (Na), con la madre e i suoi tre fratellini, con doppia cittadinanza, lo scorso 30 agosto, durante una vacanza, è stato sottratto dal padre e portato negli Usa senza che la madre sapesse nulla. Da quel giorno, la mamma riesce a vederlo in qualche videochiamata che gli concede il padre, ma non sa dove si trovi il piccolo, l’uomo presta molta attenzione a non rivelare il luogo in cui si trova. Il bambino è stato strappato dal latte materno, infatti, la donna allattava ancora il bimbo. Nei confronti dell’uomo c’è una denuncia per sottrazione internazionale di minore, presentata nella mattinata del 30 agosto. La vicenda legale è seguita dall’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani, che ha attivato immediatamente tutte le procedure previste dalla Convenzione Internazionale de L’Aja del 1980 nell’ambito della cooperazione tra Stati. Con una serie di messaggi in tv l’avvocato Gassani riferisce di aver cercato più volte di “ricondurre alla ragionevolezza il padre del bambino”, chiedendo allo stesso tempo “anche l’intervento della Farnesina per una vicenda drammatica che si gioca non solo sul piano legale ma anche diplomatico tra due Stati.” La Farnesina, fa sapere che i casi sono in aumento, ma è quasi impossibile riprendere i piccoli portati all’estero illecitamente. Leggi che si contrappongono tra Stati diversi, famiglie dilaniate, genitori l’uno contro l’altro armati, avvocati in campo, sistemi giuridici a confronto, vicende che si dilatano nel tempo, anni di sofferenza per tutti, distacco emotivo e fisico dall’altro genitore per il figlio. Così il dramma dei bambini sottratti e portati all’estero dai uno dei due compagni si allarga. Bambini figli di “coppie miste” portati all’estero dopo la disgregazione della famiglia. Per il genitore italiano quasi sempre significa perdere ogni contatto con i propri figli. Il problema si annoda proprio nel sistema giuridico del paese in cui il bambino viene trasferito, in quanto negli altri sistemi il concetto di famiglia e di bene del bambino sono culturalmente diversi negli altri Stati in quanto questi Paesi hanno una cultura differente. E’ sbagliato pensare che non ci siano differenze e che i tribunali tutelino i bambini. Il numero di piccoli bi- nazionali orfani dell’altro genitore è in netto aumento, l’Italia è divenuto un Paese di immigrazione, ma anche la situazione economica spinge i giovani ad emigrare all’estero, dove nascono relazioni e anche bambini. Questo rende difficile quantificare in numeri e in statistiche il fenomeno, sia di bambini portati all’estero e sia di bambini italiani nati all’estero che perdono il genitore italiano. I genitori vengono troppo spessi lasciati soli. I procedimenti giudiziari richiedono soldi e molto tempo, circostanza che abbandona a sé stessi i genitori a cui gli viene negato il proprio figlio, a cui non resta che il dolore immenso di non rivedere più il proprio bambino e la consapevolezza di non poter contare nulla nella sua vita. Ad oggi, l’unico strumento giuridico resta la Convenzione dell’Aja, che appare secondo la maggior parte degli esperti, troppo garantista verso i genitori stranieri autori della sottrazione e troppo penalizzante per madri e padri italiani. Inoltre, la discrezionalità interpretativa della Convenzione è molto ampia. Il giudice può opporsi alla richiesta di rientro se considera “fondato il rischio, per il minore, di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, a pericoli fisici e psichici, o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile”. O ancora, se accerta “che il minore si oppone al ritorno”. E quando il bambino non è in grado di esprimerla per età o difficoltà, ci pensano gli esperti con perizie, nel quale occorrono settimane, se non mesi, anche se la Convenzione parla chiaro: il contenzioso deve concludersi in sei settimane. E poi ci sono vari gradi di giudizio. Con la conseguenza che questi bambini diventano grandi lontano dal nostro Paese. La task force minori contesi della Farnesina da sola non è sufficiente, serve apportare modifiche alla legge italiana che ha recepito la Convenzione dell’Aja, perché gli anni hanno mostrato un’evoluzione culturale e anche del fenomeno, che crea una ferita insanabile nel genitore ma ancor di più in un bambino che è privato dell’altro genitore, spesso strappato improvvisamente, con danni irreparabili alla sua psiche al suo fisico. Si combatte per i diritti dei minori sottratti, ma senza strumenti giuridici adeguati e dunque, è una battaglia impari.