Riproponiamo il testo di Luigi Di Marco della Redazione ASviS, il cui Comitato scientifico è presieduto dal professore Enrico Giovannini, pubblicato sul sito ASviS l’11 dicembre 2024
Priorità all’Agenda 2030 nelle raccomandazioni del Cese al programma 2025 dell’Ue
Si è tenuta tra il 4 e il 5 dicembre la sessione plenaria del Comitato economico e sociale europeo (Cese). Di particolare importanza strategica, considerato l’avvio dell’attività della nuova Commissione europea, il Cese ha approvato una risoluzione formalizzando contributi al programma 2025 della Commissione europea.
Il Cese enuncia in principio: come punto di partenza, è indispensabile che l’Ue adotti urgentemente provvedimenti per attuare meglio l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, i relativi Obiettivi di sviluppo sostenibile e il Patto per il futuro. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto con una strategia globale dell’Ue dedicata alla promozione della pace e del progresso economico, sociale e ambientale.
Passando in rassegna i diversi punti degli orientamenti politici di Ursula von der Leyen, il Cese evidenzia in diversi passaggi il ruolo cruciale svolto dalle organizzazioni della società civile (Osc), dalle parti sociali e dai cittadini volontari attivi nel promuovere la giustizia sociale e la resilienza nel quadro della sicurezza dell’Ue, il contributo significativo alla coesione sociale e alla riduzione della polarizzazione, alla promozione dell’uguaglianza e al rafforzamento dei valori democratici. Chiede dunque l’impegno dell’Ue nel sostenere e coinvolgere attivamente tali organizzazioni quali partner essenziali per mantenere un’Europa sicura, giusta e inclusiva e invita le istituzioni a riconoscere il valore della società civile come attore fondamentale nell’elaborazione e nell’attuazione delle politiche dell’Ue, chiedendo la definizione di una strategia per la società civile, accompagnata da un chiaro piano d’azione, attuando il coinvolgimento delle Osc nella definizione, nell’attuazione, nel monitoraggio e nella valutazione delle politiche, al fine di migliorare la vitalità democratica, sociale ed economica dell’Ue, integrato nell’iniziativa lanciata nel nuovo programma von der Leyen dello scudo per la democrazia.
In quest’ambito chiede la definizione di un quadro annuale di valutazione del dialogo civile o dello spazio civico, che verifichi se i contributi delle organizzazioni della società civile siano stati presi in considerazione nel corso delle consultazioni e che potrebbe essere utilizzato per redigere, con cadenza biennale, una relazione sul dialogo civile che fornisca una valutazione di tale dialogo e dell’efficacia delle Osc. Richiama con favore e offre la propria collaborazione alla creazione, la governance e il regolare funzionamento di una piattaforma della società civile, come annunciato nella lettera d’incarico al commissario europeo designato McGrath. Nel contesto il Cese invoca espressamente l’art.11 del Trattato dell’Unione europea che indica il principio di un dialogo con le associazioni rappresentative che sia aperto, trasparente e regolare. Chiede inoltre misure di sanzione efficaci nei confronti degli Stati membri che restringono lo spazio civico, congelando i fondi europei destinati agli Stati membri che non rispettano lo Stato di diritto, l’indipendenza del sistema giudiziario o i diritti fondamentali quali la libertà di associazione o di espressione, oppure che limitano la libertà di stampa e dei media al fine di manipolare il dibattito pubblico.
Il Cese chiede un Green e Social deal basato su un’economia del benessere e su un nuovo concetto di prosperità per le persone e il pianeta, che assicuri una transizione giusta e un approccio basato sui diritti umani, per garantire che gli obiettivi di inclusione sociale e protezione ambientale siano presi in considerazione e vengano allineati con l’obiettivo di migliorare la competitività dell’Ue. Richiama i rapporti Draghi e Letta evidenziando come questi sottolineano la necessità di rafforzare il dialogo sociale come componente fondamentale per garantire la competitività sostenibile dell’Ue e un mercato interno ben funzionante.
Unificando i temi della pace e della difesa, il Cese evidenzia che una politica di difesa comune dell’Ue richiede anche una vera e propria politica estera comune. E chiede che l’attenzione rivolta all’industria della difesa e alle piattaforme Step (piattaforme per le tecnologie strategiche per l’Europa) non vada a scapito della spesa pubblica in altri settori industriali e in servizi essenziali come i sistemi sanitari, l’istruzione e la giustizia, con effetti sulla loro sostenibilità, qualità e inclusività.
Tra le proposte, non già incluse ed espressamente previste nel programma von der Leyen, chiede di adottare una tassonomia sociale per gli investimenti sostenibili, un Blue Deal europeo che costituisca una politica strategica a sé stante ritenendo riduttivo ricondurre le questioni idriche alla sola politica climatica. Valutando che le nuove norme in materia di governance economica sul nuovo ciclo del semestre europeo 2025 non faranno aumentare il margine di bilancio per gli investimenti in misura sufficiente a colmare il divario di investimenti a livello di Stati membri, con riferimento particolare di soddisfare il quadro del Pilastro europeo dei diritti sociali, il Cese chiede che gli obiettivi e i criteri stabiliti nel nuovo quadro di convergenza sociale siano regolarmente monitorati con il coinvolgimento delle parti sociali e delle Osc al fine di individuare le politiche e le misure adeguate per tutelare un modello sociale di qualità.
Oltre a sostenere l’istituzione di un fondo europeo per la competitività, come già proposto nel programma von der Leyen, il Cese chiede alle istituzioni dell’Ue di valutare la necessità di introdurre uno strumento finanziario permanente, basato sull’esperienza del programma Sure, con l’obiettivo di stabilizzare la spesa sociale degli Stati membri in caso di shock economici esterni e di sostenere i lavoratori e le imprese nei settori industriali e nelle regioni maggiormente interessati dai processi di transizione ecologica e digitale.
Tra i diversi pareri adottati dal Cese nella stessa sessione plenaria, si segnalano per la loro particolare portata strategica: la promozione di una proposta legislativa di transizione giusta e strumenti politici dell’Ue che consentano un Green Deal europeo più sociale, la richiesta di revisione dell’Agenda Territoriale 2030 – Verso un approccio più integrato e civico con legami più forti con la politica di coesione, l’analisi delle politiche sui flussi migratori e l’integrazione nel mercato di lavoro dell’Ue che richiama l’attenzione alla necessità di facilitare l’accesso dei migranti al mercato del lavoro sviluppando politiche e piani d’azione mirati all’inclusione.
Con l’occasione del cambio di presidenza al Consiglio europeo, alla sessione plenaria del Cese è intervenuto anche il neo-presidente Antonio Costa. Pronunciandosi in un conciso discorso, il presidente Costa ha rimarcato che il dialogo sociale è la base del modello europeo ed è ciò che ci differenzia, esaltando l’importanza del ruolo che può essere svolto dal Cese nel trovare soluzioni ai problemi e di rafforzare il contratto sociale in risposta alle nuove sfide.
Ha citato come esempio propositivo avanzato dal Cese lo “youth test”, ponendo nel merito le seguenti questioni.
Per le giovani generazioni e per tutti noi, dobbiamo affrontare le grandi domande che il nostro modello economico e sociale si trova ad affrontare: saremo in grado di decarbonizzare le nostre economie e aumentare la nostra competitività? Riusciremo a ridurre le dipendenze strategiche e a preservare la prosperità? Le aziende dell’Ue saranno leader tecnologiche nel 21° secolo? Creeremo più posti di lavoro qualificati? Garantiremo il nostro pilastro sociale europeo? In breve: rispetteremo la promessa dell’Ue di prosperità condivisa per i suoi cittadini?
Nell’inquadramento delle priorità ha citato il futuro della competitività e del Mercato unico richiamando espressamente le relazioni di Mario Draghi ed Enrico Letta e la dichiarazione di Budapest che dimostra l’accordo dei Paesi dell’Ue nel portarne avanti le proposte. Valutando che comunque i problemi variano tra Stati diversi, indica che abbiamo bisogno di riforme e investimenti su misura per ciascun Paese.
Partenariato commerciale Unione europea-Mercosur
Il 6 dicembre a Montevideo è stata raggiunta la definizione finale dell’accordo commerciale tra l’Unione europea e i leader di Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay uniti nel Mercosur. Come specificato nella dichiarazione congiunta dei rispettivi leader, alla luce dei progressi compiuti dal 2023 sulla definizione dei relativi contenuti negoziali, l’accordo di partenariato tra il Mercorsur e l’Unione europea è ora pronto per la revisione giuridica e la traduzione. Entrambi i blocchi sono determinati a portare avanti tali attività nei prossimi mesi, in vista della futura firma dell’accordo.
In pari data è stato pubblicato un editoriale della presidente von der Leyen sui contenuti dell’accordo. La presidente ha espresso piena soddisfazione per aver raggiunto un accordo di partenariato commerciale in netta controtendenza rispetto a un mondo dove le barriere commerciali si stanno alzando.
In sintesi, come riferisce l’editoriale, questo accordo consentirà di creare un mercato di 700 milioni di persone, con benefici immediati innanzitutto per le decine di migliaia di aziende europee – metà delle quali Pmi – che già commerciano con l’America Latina, eliminando le elevate tariffe del Mercosur sui prodotti europei: 35% sulla moda, 27% sul vino e fino al 55% su altri prodotti agroalimentari. Ciò determinerà un risparmio fino a 4 miliardi di euro all’anno agli esportatori dell’Ue e aprirà a nuove opportunità.
L’accordo viene dichiarato come il più completo mai negoziato per la protezione degli alimenti e delle bevande europei. Oltre 350 prodotti europei saranno protetti da un’indicazione geografica. Ciò significa che sarà illegale vendere imitazioni o falsi.
Anche dal lato dell’industria europea, l’accordo faciliterà le importazioni di materie prime con particolare riferimento alle materie prime critiche necessarie alle transizioni verde e digitale.
Von der Leyen ha rimarcato che questo accordo non è solo commerciale, ma un modo per costruire e rafforzare comunità di valori condivisi, nell’impegno comune a favore dell’Accordo di Parigi sul clima e della lotta contro la deforestazione, nella convinzione che la cooperazione internazionale sia il vero motore del progresso e della prosperità. Mentre altre potenze si muovono nella direzione opposta, noi scegliamo di restare uniti sulla scena globale, per un commercio più libero ed equo.
Cooperazione dei ministri delle finanze per le sfide climatiche
Il 6 settembre si è tenuto il simposio della Coalizione per la capacità di azione per il clima (C3A) organizzato dalla Banca mondiale sul tema “Il ruolo dei ministeri delle finanze nella transizione verde”. All’incontro ha partecipato il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe, che così si è espresso nel suo discorso d’apertura:
al cambiamento climatico non importa se sei politicamente di sinistra, di destra, populista o verde. Ma se possiamo concentrarci sulle opportunità e creare i giusti incentivi per il cambiamento, allora la cooperazione diventa più probabile e agire collettivamente possibile. Ne abbiamo bisogno a tutti i livelli: infine, cooperazione e azione collettiva a livello globale […] Il cambiamento climatico è la nostra sfida comune. La nostra forza e il nostro potere di affrontarlo risiedono nella nostra unione. […] I ministri delle finanze riconoscono che agire ora evita alcuni dei costi dell’inazione climatica e potrebbe sbloccare trilioni di investimenti e creare milioni di posti di lavoro. Ma guidare la risposta richiede nuove capacità.
Quali capacità? Ponendo la domanda, Donohoe ha richiamato come risposta il principio 2 degli impegni di Helsinki adottati dalla Colazione dei ministri delle finanze nel 2019 che specificamente prevede la condivisone tra ministri della “nostra esperienza e competenza reciproca per fornire reciproco incoraggiamento e promuovere la comprensione collettiva delle politiche e delle pratiche per l’azione per il clima”.
Indagata TikTok per possibili ingerenze straniere da parte della Russia nelle elezioni in Romania
In un comunicato stampa del 5 dicembre, la Commissione europea ha informato di aver intensificato il monitoraggio di TikTok nel quadro della legge sui servizi digitali per le elezioni rumene in corso, a seguito di notizie che indicano ingerenze straniere da parte della Russia. La Commissione ha già precedentemente inviato una richiesta di informazioni a TikTok, chiedendo alla piattaforma di fornire maggiori informazioni sulla sua gestione dei rischi di manipolazione delle informazioni. In particolare, la Commissione ha chiesto a TikTok di fornire informazioni dettagliate sul modo in cui ha analizzato e attenuato il rischio di sfruttamento non autentico o automatizzato del suo servizio e i rischi derivanti dai suoi sistemi di raccomandazione.