Addio a Mario Del Treppo, studioso della storia economica dell’Italia meridionale

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Lo storico Mario Del Treppo, studioso della storia economica dell’Italia meridionale nel periodo della dominazione degli Aragonesi, è morto mercoledì 7 agosto a Napoli all’età di 95 anni. Era professore emerito di Storia medievale dell’Università ‘Federico II’ d Napoli, socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, accademico corrispondente della Real Academia de Buenas Letras de Barcelona, socio ordinario della Società Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Napoli e dell’Accademia Pontaniana di Napoli. Nato a Pola il 29 marzo 1929, trasferitosi da Fiume a Napoli subito dopo la seconda guerra mondiale, Del Treppo si formò nell’ateneo federiciano e nell’Istituto Italiano di Studi storici. Divenuto, appena laureato, assistente ordinario di Ernesto Pontieri, ha sempre insegnato all’Università ‘Federico II’, se si eccettuano tre anni presso l’Università di Roma Tor Vergata. Del Treppo è stato uno dei più acuti storici del Medioevo. I suoi lavori di storia economica e sociale hanno rivoluzionato le nostre conoscenze sul Mediterraneo e sul Mezzogiorno. La sua monografia su “I mercanti catalani e l’espansione della corona d’Aragona nel secolo XV” (L’Arte tipografica,1972), presto tradotta in catalano (1976), ha avuto un impatto enorme. Con le monografie “Amalfi medievale” (1977), “Il regno aragonese di Napoli” (1986) e vari altri saggi, ha ricostruito aspetti importanti delle relazioni politiche ed economiche del mondo mediterraneo, che è stato il suo interesse preminente. Ha anche aperto tematiche nuove, come l’incastellamento altomedievale (“L’abbazia di San Vincenzo al Volturno”, 1955), o la storia interna della compagnia di ventura (1970), spesso frequentando fonti documentarie inusuali. , Mario Del Treppo partecipò con entusiasmo alla fondazione della rivista “Nord e Sud” insieme con Francesco Compagna e Giuseppe Galasso, ma indirizzò il suo impegno etico e civile soprattutto verso l’insegnamento e la ricerca, nel segno dell’innovazione metodologica e della “libertà della memoria” (così si intitola un suo celebre saggio) rispetto a qualsiasi condizionamento interiore ed esteriore nello studio del passato, come ricorda il suo Ateneo che ha dato notizia della scomparsa.