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Macron e i suoi (ricchi) sostenitori

1. L’euforia, europea ed italiana, per la vittoria di Macron e, soprattutto, per la sconfitta di Marie Le Pen con l’annesso scampato pericolo per il Valore-Europa, sta diradando i suoi “fumi” e cominciano ad intravedersi le “ragioni” che hanno determinato l’esito delle elezioni francesi e la sconfitta, meglio la disintegrazione, dei due maggiori Partiti, il “Conservatore“ e quello Socialista, che si erano alternati alla guida della V Repubblica. Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera di martedì 16 maggio 2017 riporta un ampio resoconto di Liberation sul retroterra che sta a monte di quella vittoria, “avallato” da migliaia di e-mail , il cui contenuto è venuto fuori dalla ormai dilagante pirateria informatica. Un coacervo di interessi, tenuti insieme da una sapiente e meticolosa regia, riferisce delle ingenti risorse, raccolte tutte nel rispetto della legge, che hanno finanziato la imponente campagna elettorale del neo-eletto Presidente. Ne discendono considerazioni ovvie e conseguenti: “Se scompaiono i partiti tradizionali, se si criminalizza il finanziamento pubblico, tutto il meccanismo politico-elettorale non può che essere fatalmente dominato dalla ricchezza privata”. Ancora: “Non è lecito dedurne, sic et simpliciter, che la politica sarà al servizio dei ricchi. Ma è arduo pensare che… essa (la politica) possa mai prendere decisioni che gli (ai ricchi) dispiacciano”. “Così è se vi pare”, direbbe il grande Luigi Pirandello. Con buona pace della Democrazia e della Libertà. Vale per tutti quelli che sono sul campo, anche per coloro che si “baloccano” in anacronistiche battaglie di retroguardia. In Italia, soprattutto.

2. Sono riprese, in grande “stile”, le “stese”. L’analisi del Capo della Polizia, Franco Gabrielli, è stata di disarmante… ovvietà: “La repressione non basta. Manca la società civile”. Vorrei aggiungere: manca il Sindaco di Napoli. Il quale, nelle sue fluviali allocuzioni sul… mondo e sulle sorti fantastiche di Napoli-sotto-la-sua-guida, troppo spesso dimentica di parlare di criminalità organizzata, di quanta parte della città e della società ne viva, di come questo “cancro” stia distruggendo alla radice una intera generazione di giovani, che lì trovano “soddisfazione” alle loro ambizioni, diventando “protagonisti” di una sorta di società alternativa, per giunta di grande successo. Economico e di immagine. Se il Sindaco, ma, naturalmente, non solo lui, si mettesse alla testa di una autentica “crociata”, come quella intrapresa contro Renzi o per “Napoli Città Autonoma”, forse sveglierebbe anche la società civile, cosiddetta, che, di fronte al tragico problema, sembra essere rassegnata ed estranea. Vi immaginate, miei pazienti lettori, se il Sindaco gridasse con la stessa veemenza che usò contro Matteo Renzi al Palapartenope all’inizio della sua campagna elettorale: “…camorristi dovete c… sotto dalla paura, perché qui ci sono io”?! Forse, per lui, è meglio e più… conveniente fare finta che la camorra a Napoli non ci sia. Con buona pace del Capo della Polizia e dell’impegno diuturno di Magistratura e Forze dell’Ordine.

3. Questo Papa, nella semplicità essenziale del suo linguaggio, sta “smontando”, letteralmente, credenze, giaculatorie che, nella ritualità quotidiana, diventano autentiche “ragioni” di Fede. Di ritorno da Fatima, al netto delle sue approfondite valutazioni sul fenomeno delle apparizioni della Madonna a Međugorje, ha polemizzato, come riferisce il Corriere della Sera di domenica 14 maggio, con “immagini che ritiene errate della pietà verso Maria, in particolare quelle che “la vedono tenere fermo il braccio giustiziere di Dio”, pronto a punire. Come se potesse esistere una “Maria migliore del Cristo , visto come giudice spietato, più misericordiosa dell’Agnello, immolato per noi”. Continua il Corriere: “Il riferimento è a tanta “pietà mariana” ispirata – si direbbe – al Giudizio Universale di Michelangelo, con il Cristo dal braccio giudicante e Maria Implorante. Tra gli esempi più noti di quella pietà disapprovata da Francesco, le narrazioni delle apparizioni de “La Salette” (1846.” Sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio”) e la “Supplica alla Vergine di Pompei (1883: “O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato”). Pensiamo a quante volte si recita con devozione la Supplica alla Madonna di Pompei senza questi approfondimenti, che riguardano la straordinaria capacità di Amore del Cristo Immolato, “sacrificato” ad immagini edulcorate e fuorvianti della Madonna.