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Quattro amici al parco alla Reggia

  •  Antonio Arricale
  • Pubblicato in Tribuna

La Reggia di Caserta, ieri, giorno di Pasquetta, ha registrato quasi 9 mila visitatori. E’ stato, immagino, tra i monumenti e l’annesso parco più visitati d’Italia.
Se ancora so fare di conti, la gestione finalmente manageriale del “bene” ha incassato, in un solo giorno, oltre cento mila euro. La marea – va bè, diciamo fiumana – di persone che si è riversata nel parco avrà sicuramente lasciato traccia delle sua presenza, ma non se ne fa un dramma, oggi: ce n’è di che pagare gli spazzini. Non capisco perciò l’enfasi con la quale è stato commentato l’evento.
D’accordo, erano 25 anni che nel giorno del lunedì dell’Angelo non si aprivano i cancelli del parco al “popolo”, ma l’eccezione – a me sembra – non è stata tanto l’apertura di ieri, semmai la chiusura dei 25 anni precedenti.
Ieri, tutti i musei e i parchi d’Italia – salvo rare eccezioni, resistenza di un’antica cialtroneria gestionale che ancora qua e là sopravvive nella penisola – sono stati aperti al pubblico. Sarebbe stato grave se non lo fosse stato anche il nostro Massimo. E, nel caso, per quanto mi riguarda, oggi, invece che intonare il solito pianto greco, sarei stato pronto a stigmatizzare l’ennesimo errore, la perdurante mala-gestione pubblica, e forse an ch’io avrei attinto fino alla noia ai luoghi comuni, e mi sarei accodato alle imprecazioni contro le solite incrostazioni sindacali (che, poi, spesso sono soltanto un alibi all’insipienza dei dirigenti) buone soltanto a vietare, e via dicendo.
Insomma, oggi dovremmo – penso – brindare non alla “scommessa vinta” ma alla recuperata ordinarietà, alla ritrovata regola, non all’eccezione.
Negli anni addietro, peraltro, se non ricordo male, il parco veniva letteralmente invaso da un’orda: fino a cento mila persone, scrivono i cronisti dell’epoca, a cui i cancelli venivano letteralmente spalancati. Salvo constatare, il giorno dopo, l'amaro sapore della beffa, dal momento che per riparare i danni degli atti vandalici non c’erano nemmeno i soldi dell’incasso. Danni e beffa che si sarebbero ripetuti e forse addirittura raddoppiati – nella rassegnazione generale – con il rito tutt’altro che ortodosso della celebrazione in differita della pasquetta marcianisana e, più in generale, dell’hinterland del capoluogo.
Insomma, al confronto, quelli di ieri erano quattro amici al bar. Anzi, quattro amici al parco e anche paganti. Perciò, misura, colleghi, misura.