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Quando la rivalità politica sfocia nel ridicolo

Non essendoci più avversari ma nemici, chi vince le elezioni stravolge tutto ciò che il predecessore aveva deciso. Sta accadendo in USA e potrebbe succedere anche in Italia, se sulla pubblica utilità prevarrà il dispetto. Come se la precedente amministrazione non avesse fatto nulla di accettabile. Annullata la legge sull’assistenza sanitaria, oggi tutti debbono avere un’assicurazione per essere curati. Stravolte persino le norme che regolano l’accesso ai gabinetti nelle scuole. Per evitare il dileggio, gli alunni trans potevano usufruire dei servizi femminili. Ora dovranno usare quelli dei ragazzi. Molti i ricorsi. Coinvolta la Corte Suprema, saranno i super giudici a decidere dove pisciare.

Gli italiani ossessionati dal denaro degli altri

Vogliamo conoscere stipendi e redditi di tutti e saremmo felici di abbassarli. Da tanta stupida invidia non possono che scaturire ignoranza, mediocrità e inefficienza. Chiunque, scienziati e disoccupati, dovrebbero vivere allo stesso modo. Perché abbiamo tutti gli stessi diritti. Quindi, parlamentari e magistrati, ministri e imprenditori, professionisti e operai debbono avere lo stesso salario. Questo è il concetto di uguaglianza sociale, secondo la concezione populista di certa politica. Come avveniva 80 anni fa nell’Unione Sovietica, dove non c’era benessere e neppure libertà. Così ci ridurremo se, anziché provare a crescere, ci ostineremo a gioire solo se gli altri stanno peggio di noi.

Come mai dura due anni un’inchiesta sull’assenteismo?

Dopo interminabili indagini, in un ospedale napoletano in 55 – tra medici e infermieri – sono finiti agli arresti domiciliari. Anche altrove molti statali studiano il modo per poter marinare il lavoro, pur figurando presenti. Qualcuno timbra per loro il cartellino. C’è l’omertà di dirigenti che non controllano. La complicità di sindacati che non proteggono i lavoratori sani, denunciando coloro che delinquono. Ma soprattutto la lentezza della magistratura. Ci si chiede perché sia necessario tanto tempo per accertare chi è indegno di ricoprire la funzione che gli è affidata e smascherare i complici. È proprio necessaria una nuova legge – altre lungaggini – per cacciare i parassiti?

Paese che vai, civiltà che trovi

Clamoroso equivoco alla consegna degli Oscar. Non era mai successo. Dopo avere esultato e festeggiato, la doccia fredda. Regista e cast di “La La Land” hanno dovuto restituire la statuetta e consegnarla a quelli di “Moonlight”. Sorprendente la signorilità con cui, seppure la delusione emergesse dai loro volti, i falsi vincitori si sono congratulati con gli antagonisti. Anzi, si sono detti felici che l’ingiustizia sia stata scoperta subito. Solo gentilezze, la rabbia era ben celata. Prevaleva il rispetto. Adesso chiudiamo gli occhi e proviamo a immaginare un’analoga situazione in Italia. Riusciamo a visualizzare la reazione di chi, nonostante l’errore accertato, si riteneva, comunque, legittimo vincitore?

Chissà che mi credevo!

Il problema di certa politica non è la disoccupazione né la violenza e neppure la giustizia sociale. Il popolo è ormai assillato dall’esagerato compenso e dal vitalizio dei parlamentari. In effetti, sono troppi. Ne basterebbero la metà, sia alla Camera, sia al Senato. Li vorrebbero retribuiti come tutti gli altri cittadini. Mentre sono personaggi che gestiscono le nostre vite. Adesso apprendiamo che il loro stipendio annuo lordo si aggira mediamente sui centomila euro. Non c’è mediocre professionista che non raggiunga quel reddito. Sarebbe meglio che fossero più preparati, onesti, efficienti e con maggiore esperienza. I populisti, invece, li vorrebbero ignoranti, purché guadagnino di meno. 

C’è ancora chi non si dichiara ostaggio della giustizia

Finalmente una novità. Uno che non grida al complotto. Anzi, se colpevole lo condannino al doppio della pena. Finora “non potendolo sconfiggermi nelle urne ricorrono alla magistratura”. Da 20 anni sentiamo questa scusa. Adesso anche i delinquenti comuni si rifugiano dietro l’attacco di giudici politicizzati. Tra i nuovi statisti ci sono gli sciacalli che eccitano un popolo disperato. Vorrebbero vedere tutti in galera. Non importa se colpevoli. Anche agli innocenti un po’ di carcere fa bene. L’odio, non la verità, è il lievito dei messaggi. Parlano alla pancia, più ricettiva del cervello. Tentano di imitarci in Francia. Però, gli elettori non abboccano. Lì, anche gli ignoranti pensano ai figli.

Queste riflessioni sono di costume e anche politiche, ma sempre al di sopra delle ideologie e dei partiti. Se ti piacciono – anche se non le condividi – divulgale liberamente, trasmettendole ai tuoi amici o pubblicandole, senza doverne chiedere l’autorizzazione né citare la fonte. Magari, facendocelo sapere per ringraziarti. L’importante è che tutti, di qualsiasi tendenza, siano stimolati a riflettere per evitare di farsi manipolare. Se, invece, non ti interessano o addirittura ti disturbano, non avere l’imbarazzo di farcelo sapere francamente con una email.

Un caro saluto, Roberto