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Come pensare il rapporto tra il Presidente Trump e l’Europa

 

L’asse tra USA e Unione Europea, qualunque cosa pensino l’uno dell’altro i due partners, è inevitabile quanto vitale.

 Per Donald Trump, che è infinitamente meno ingenuo o inesperto di quanto non lo si voglia dipingere, l’UE è un paesaggio politico in cui i principali attori sono distratti da questioni più interne e attuali, le elezioni in Francia, Germania, e magari in Italia.

 Per non parlare di Ungheria (prima o dopo la primavera del 2018) Albania (18 giugno 2017) Bulgaria (27 Marzo 2017) per non parlare delle elezioni presidenziali francesi del 23 Aprile di quest’anno.

  Ricordiamo inoltre le importantissime elezioni presidenziali tedesche del prossimo 24 settembre 2017, o quelle olandesi del 15 Marzo prossimo venturo, per non parlare di quelle norvegesi del 11 settembre 2017, quelle portoghesi alla fine dello stesso settembre p.v., o ancora quelle presidenziali serbe del 30 Aprile 2017, e citiamo ancora quelle, sempre presidenziali, in Slovenia, sempre nel 2017 ma a dicembre; e inoltre, di quelle locali, ma importantissime, in Gran Bretagna, del 4 maggio 2017.

 E tralasciamo perfino  le questioni elettorali più piccole, ma spesso tutt’altro che secondarie: l’Irlanda del Nord (2 marzo 2017) l’Armenia, possibile coltello nella pancia della Russia, il 2 Aprile p.v., e poi  la Cechia, carta da gioco fondamentale nel nuovo risiko tra NATO, USA  e Russia,  in data ancora da destinarsi ma sempre nel 2018.

  Aggiungiamo inoltre, in una prospettiva geopolitica di vicinato rispetto alla UE, le elezioni presidenziali iraniane del 19 maggio prossimo, o quelle libanesi di cui nessuno conosce la data, ma saranno anche queste  molto probabilmente tenute in quest’anno.

 Quindi, nessuno degli attori globali sta osservando l’UE come oggi si staglia all’orizzonte, con la sua magra figura da Don Chisciotte, ma tutti stanno aspettando, e operando, se lo possono, per monitorare e magari far vincere al loro candidato preferito le elezioni.

 Lo fanno tutti, da sempre, è inutile scandalizzarsi come  vergini delle rocce.

 Chi credete che abbia finanziato Mussolini e il suo “Popolo d’Italia” interventista? I servizi francesi. Non parliamo nemmeno della rivoluzione d’Ottobre, incendiata da Lenin che, dalla Spiegelgasse 14 di Zurigo, pochi metri a lato del famoso “Cabaret Voltaire” dove nacque il dadaismo, di cui il rivoluzionario russo non si accorse mai, fu preso dai servizi del Reich tedesco e portato, dalla stazione di Zurigo-Altstetten, a quella di Finlandia a San Pietroburgo, come testimonia il bellissimo testo di Edumnd Wilson, “To the Finland  Station, a study on the acting and writing of history”.

 Per non parlare ancora del Caso Dreyfus, una operazione tardiva dei servizi francesi che smascherò la rete filotedesca nei propri apparati, rete che invece funzionò alla perfezione nella penetrazione da Nord della Francia, o ancora, e qui chiudiamo, della straordinaria operazione dei Servizi italiani e fascisti in Svizzera, che riuscirono a menare per il naso, con fantasmagoriche e pure credibili operazioni a Genova, il SOE britannico insediatosi nel Canton Ticino.

 Le “operazioni di influenza”, le più raffinate e importanti per ogni Servizio, sono di difficile gestione ma spesso sono efficacissime. Tutti le fanno, nessuno dice di farle.

 E sono quelle che contano, nella contabilità immateriale di un Servizio.

 Quindi, molte le situazioni politiche aperte e moltissime le azioni in campo, dall’una e dall’altra parte.

 E qui lasciamo perdere i poveracci della UE, che ormai non sanno nemmeno più gestire una azione ragionevole in Libia (e mi riferisco all’Italia) oppure una gestione razionale delle operazioni in Ghana, dove le forze armate senegalesi sono intervenute, alla fine del gennaio scorso, per sostenere il nuovo presidente ganiano Adama Barrow contro il vecchio leader Yahia Jammeh, che se ne è andato con un aereo carico di macchine di lusso e denaro.

 L’intervento in Ghana  dei senegalesi era sostenuto dall’ECOWAS, la comunità economica dei 15 stati africani dell’Ovest africano, che non ha rapporti ufficiali con nessun paese occidentale, salvo la propria legazione all’ONU (con residenza a New Rochelle, Mr. Tanou Konè Leon) e l’ufficio di collegamento presso la commissione dell’ Unione Africana (Addis Abeba, Ms. Rahemat Momodu) e uno, finalmente, presso l’Unione Europea (Mr. Jonas Hemou).

 L’operazione ha avuto inoltre il sostegno militare della Nigeria; e Barrow ha avuto l’avviso di sfratto direttamente dal Botswana, che ha dichiarato che non lo riconosceva più come capo dello Stato ghanese, ma anche qui, temiamo, il popolo del Ghana non gradisce troppo il cambio.

 E l’Occidente? Nessuna notizia pervenuta.

   Un quadrante africano  da sempre presidiato, dal venditore di pistacchi al capo delle forze armate, dai Servizi francesi, evapora in una querelle in cui si perde l’essenziale: il Ghana è il punto dal quale controllare il Kenya.

 Nessun problema per gli europei: loro pensano che si possa fermare il jihad “della spada” gridando per strada “Charlie c’est moi”.

  E infatti, tragicamente, ciò avverrà, prima o poi.

 Se quindi oggi non si pensa l’Europa, che peraltro non si pensa più, n un quadrante più grande, si perde il senso di quello che sta accadendo e che inevitabilmente accadrà.

  Accerchiamento strategico, destabilizzazione interna, incapacità diremmo clinica di far fronte alle operazioni di influenza esterna, da qualunque parte provengano.

 Per il pensiero strategico di Donald Trump, comunque, l’UE è, per parafrasare un vecchio detto di Churchill sulla Russia sovietica, “un nulla rivestito di niente”.

 Negli anni precedenti, Barack Obama aveva osservato con qualche sorpresa la linea europea durante le crisi dell’Ucraina, con l’annessione della Crimea nel 2014, che gli USA ancora ritengono illegale.

 Nell’anno successivo, vi è stata la crisi delle migrazioni che mostra, comunque, una assoluta mancanza di leadership da parte della UE.

 Per non parlare della Brexit, vero atto di chiusura strategico-militare della Unione Europea, se mai la strategia e la geopolitica abbiano avuto un ruolo nelle aule, sorde ma non grigie, di Bruxelles o di Strasburgo.

 Tutto un imparaticcio economicistico europeo, di quello che Marx stesso definiva “marxismo volgare” e che l’ex-dissidente nell’URSS, Vladimir Bukovsky, biofisico, rilasciato dopo 12 anni di prigionia sovietica nel 1976, ritiene sempre più simile a quello che sperimentava nella “lingua di legno” degli apparati di Mosca.

 A proposito, Bukovsky, raccoglitore del più bello e  approfondito archivio della vecchia intelligence sovietica, è stato accusato per aver “cercato” siti pedofili su internet.  Chissà perché….

 La mancanza di decisione è sempre e comunque il peccato originale e maggiore, in politica estera e l’Europa, da questo punto di vista, ha raccolto tonnellate di mele.

 E comunque non erano mele, secondo i più attenti studiosi biblici dal Bereshit al Genesi 2,9, perché è molto più probabile che si trattasse di melograni.

 Meno male, tra l’altro, e qui continuiamo il nostro discorso sugli “agenti di influenza”, che la NATO e poi lo stesso Helmut Schmidt  in persona furono avvisati da un dirigente milanese del PCI, nel 1984, un dirigente di cui ovviamente non faccio il nome, al quale un alto funzionario del KGB aveva certificato l’uso assolutamente offensivo degli SS-20 sovietici, che avevano allora 441 basi di lancio ed erano nettamente superiori ai Pershing II che, successivamente, furono schierati dall’Alleanza Atlantica con grande fatica politica e rivolte di piazza.

  Per Donald Trump, comunque, e questo è ben chiaro nella sua intervista al Bild  del 15 Gennaio scorso, la NATO è “obsoleta”, l’UE è un “veicolo per la Germania”, senza contare il fatto che il Presidente Trump si aspetta di vedere presto un’altra nazione europea che lascia l’Unione.

 Bene, se la Alleanza Atlantica è obsoleta, e per molti aspetti lo è davvero, il budget del 2017 è comunque di 1,29 miliardi di Euro, mentre l bilancio di previsione civile vale 234,4 milioni di Euro.

 Le proporzioni per la contribuzione sono attentamente definite sulla base di tabelle redatte di comune accordo tra tutti i Paesi membri dell’Alleanza.

 Dire che gli USA “pagano troppo” significa solo che Washington non è soddisfatta del rapporto costi-benefici in seno alla NATO, non che i Paesi UE dell’Alleanza debbano pagare di più per operazioni che servono, alla fine, i soli interessi geopolitici degli USA.

 Il problema è, quindi, non tanto il costo finanziario e contabile dell’Alleanza Atlantica, ma il rapporto tra questo e il valore del risultato strategico che si intende ottenere di comune accordo, ovvero il minimo comun denominatore geopolitico della NATO.

 L’EUCOM, il comando europeo USA-NATO, copre 51 Paesi e ha due tradizionali obiettivi geopolitici: la separazione effettiva tra penisola eurasiatica occidentale, l’Europa appunto, e lo Hearthland  eurasiatico; e poi quello di controllare/delimitare il più grande mercato economico del globo, quello europeo.

 Come già affermava Brzezinsky, il fine strategico degli USA in questo contesto è quello di  rompere la continuità tra massa centrale eurasiatica e  il  centro slavo-sinico dell’Asia.

  E oggi, l’operazione Atlantic Resolve, con base in Polonia, a Wroclaw e in Bulgaria, con 2800 carri armati e artiglierie dalla Germania e alcune brigate USA, segnala una pressione degli USA, e con diverse gradazioni della Germania, verso la Federazione Russa.

In evidente correlazione con le azioni russe in Crimea e in Ucraina.

 Da pochi giorni, peraltro, Putin ha facilitato la concessione di documenti russi ai cittadini delle repubbliche di Donetsk e Lugansk.

 Questo vuol dire che Mosca ha già perso la pazienza con Trump e si prepara ad elevare il livello dello scontro, livello che ha un tratto visibile e un profilo invisibile.

  Pressioni dalla Polonia e dalla Bulgaria che si riconnettono alle operazioni USA e NATO nei Paesi baltici, con 4000 militari statunitensi e un gruppo di operativi della CIA, sempre per rassicurare i nuovi paesi indipendenti dell’area e chiudere a Nord la Russia.

 E’ una strategia razionale? Si e no. La Federazione Russa deve sapere che non è accettata, in EU, l’estensione della sua “influenza”;  ma che l’Europa intende trattare con Mosca un nuovo equilibrio multipolare.

 E qui non si tratta di “marxismo volgare”, di legami commerciali interrotti o di blocchi alle esportazioni.

 La NATO, se rimarrà il fantasma della guerra fredda, non ci interessa più.

 Se invece si trasformerà in un mezzo di pressione militare e di minaccia, e ancora di influenza, per aree pericolose (il Grande Medio Oriente, l’Asia centromeridionale, l’Africa settentrionale e centrale) allora sarà ancora quello straordinario strumento che abbiamo conosciuto fino al 1989.

Giancarlo Elia Valori