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La democrazia non ammette scorciatoie

1.

Non mi piace il Presidente del Napoli. E lui, con i suoi atteggiamenti e le sue improvvide dichiarazioni, fa di tutto per… giustificare questo mio sentimento. Ammesso che gli interessi qualcosa di quello che penso, anche se non sono solo in queste valutazioni. La sua reazione dopo la partita con il Real Madrid è proprio fuori luogo. E poi, contraddirsi su Sarri, che fino al giorno prima aveva lodato per.. lodarsi, a sua volta, per avere avuto la felice intuizione di sceglierlo, mi pare proprio autolesionista. Per la squadra, per sé stesso, per le conseguenze e per le prospettive. Né si capisce la ragione di questo suo irrefrenabile desiderio di fare dichiarazioni. E poi questa sorta di nuovo “mantra” nel segno della… “cazzimma”, elevata a nuova virtù, quasi come nuovo tratto identitario della “napoletanità”, sa tanto di provincialismo becero. Qualcuno degli illustri tifosi del Napoli, alcuni dei quali al seguito anche a Madrid, tenti di spiegargli un po’ di queste cose, le cui conseguenze, anche per l’immagine della Città, certamente gli sfuggono. Tutto questo, comunque, al netto della sua felice intuizione, anche per la sua… gloria, e non solo, di prendere il Napoli dalle macerie e portarlo fino al Bernabéu. Ma, evidentemente, al momento, tutto questo non gli basta più. Sana ambizione, che fa ben sperare anche per il futuro. Augurandomi intanto che, in uno scatto di opportuna resipiscenza, possa riparare alle insane dichiarazioni, anche verso la squadra, e preparare al meglio la partita di ritorno. Con questo Real Madrid… si può. E comunque il 3-1 di questi giorni è migliore del 2-0 di trent’anni fa, nonostante allora ci fosse nientemeno che Diego Armando Maradona.

2.

17 febbraio del 1992 – 17 febbraio 2017. Questo anno, anche con il fascino del venticinquesimo, in questo giorno, si “celebra” l’anniversario di quella tragica saga, che fu “Mani Pulite”. Sempre con nuovi commenti. Quest’anno ohibò! si scopre che, dopo venticinque anni, la corruzione “vive” più di prima: con sistemi più sofisticati, più sottili ed anche con forme diverse, pur sempre pervasive di tanta parte del sistema dei pubblici appalti. A me, che quel tempo ho vissuto anche nella carne viva, questo paragone pare assolutamente inappropriato. Ricordo il discorso di Bettino Craxi alla Camera, che non ebbe repliche, né allora né in tutti questi anni, e credo di poter dire, che al netto di responsabilità personali e di singoli comportamenti, allora si trattava pur sempre di un sistema che riguardava la vita dei Partiti in tutte le loro articolazioni, correnti e circoli compresi. Anche locali. Di questi tempi è del tutto evidente che la corruzione riguarda, per lo più, altri livelli della organizzazione sociale, con finalità di arricchimento quasi sempre individuale, ad opera di personaggi di scarso rilievo pubblico. Ad ogni buon conto, Mani Pulite determinò la fine della Democrazia dei Partiti e la immissione del Mercato nel sistema politico, favorendo la vittoria dell’uomo-mercato per eccellenza, il fu Cavaliere. Non rifarò la storia del degrado della Politica da allora ai nostri giorni. Ricordo soltanto che coloro che cavalcarono quella stagione e ne fecero anche una “questione morale”, fasciti-comunisti-leghisti, nel tempo furono contagiati e travolti proprio da una “questione morale”, di cui alla loro gestione del potere. Gli esempi, anche di questi giorni, sono sotto gli occhi di tutti. E comunque la Democrazia, la Politica, gli stessi Princìpi Costituzionali furono lesi fortemente, in quella stagione, dalla prevalenza del Potere Giudiziario rispetto a quello Legislativo ed a quello Esecutivo, che avrebbero dovuto restare “bilanciati”, secondo l’insegnamento di Montesquieu (1689 – 1755) nel suo famoso “Balance of power”. Non ho dimenticato quando una minacciosa dichiarazione del Pool milanese di Mani Pulite per bocca del suo “eroe”, Di Pietro Antonio (qualcuno se lo ricorda?!) impose, con il sostegno della piazza giacobina, al Governo Amato il ritiro di un decreto legge, che garantiva una “lettura” più equilibrata e veritiera dei fatti che si andavano a perseguire. Il ritiro di quel decreto fu una grave sconfitta per il Governo, per il Parlamento e per i Principi della Costituzione Repubblicana. Finì la Prima Repubblica, lasciando sul campo morti, reali, e feriti nello spirito: una intera classe dirigente, soprattutto quella di medio livello, quella impegnata nel governo delle Istituzioni locali fu distrutta. E non valse a recuperarla l’assoluzione con la formula più ampia di tantissimi di quegli amministratori, con grave danno per la qualità e per il livello successivo del governo dell’amministrazione locale.  In nome della Legalità si commisero molte e tragiche Illegalità, di cui al “tintinnar di manette” che perfino Oscar Luigi Scalfaro, anche se con colpevole ritardo, fu costretto a denunciare. Tanti di quel popolo plaudente, esaltato dalla adrenalina ed “affascinato” dalle monetine contro Bettino Craxi, ora riconosciuto come grande statista, forse rimpiangono quella “famigerata” Prima Repubblica. Ma, anche questo non va bene. Indietro non si torna e “noi” perdemmo. Anche per colpe “nostre”, squisitamente politiche. Ed anche tattiche. Resta la considerazione, e vale soprattutto peri i comunisti, che la Democrazia non ammette scorciatoie. La “via giudiziaria”, cavalcata per vincere e sconfiggere gli avversari che democraticamente non si era riusciti a battere, resta una scorciatoia inaccettabile, che alla fine si è ritorta anche contro di loro distruggendoli. Ma soprattutto quella scorciatoia ha determinato il deserto della Politica, che, ai nostri giorni, rischia di essere invaso dalla destra proterva e minacciosa. In Italia, in Europa, nel Mondo. Mentre il PD ed i resti malinconici di quello che fu il Partito Comunista vanno in frantumi.