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Dimissioni o continuità?

 

di Vincenzo Olita

Ci risiamo, per molti analisti, se il Paese vive una crisi politica e il referendum costituzionale è stato sconfitto la responsabilità è del neoliberismo selvaggio e delle ricette liberali del governo che" hanno prodotto milioni di nuovo poveri ".
Il binomio liberismo-disastro renziano lo si rintraccia in ogni settore, comparto e risvolto dell'azione governativa.
Insomma Renzi come una sorta di nuova Thatcher, purtroppo così non è stato a meno che non si vogliano confondere accettabili intendimenti e buoni annunci riformatori con contenuti il più delle volte irrilevanti, come la buona scuola, la riforma della P.A., il job act o accattivanti, in puro stile grillino, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento di costi, innocue soppressioni.
 
La sconfitta del governo è anche nella dicotomia tra buone intenzioni e incapacità di esercitare una leadership convincente e coerente, capace di aggregare un gruppo dirigente e non yes men, incauti sul piano culturale oltre che politico.
Come non ricordare le costanti affermazioni dell'on. Simona Bonafè e della ministra Boschi sul progetto di riforma costituzionale: "E' così perchè ce lo chiede la gente", siamo andati vicino al "Gott mit uns". Come sorvolare sull' insipiente ruolo dei ministri Giannini, Lorenzin, Poletti, Guidi, Galletti, tanto per non citarne altri? Questo è il passato, ma il futuro è ancora nelle mani di Renzi e nella sua personale capacità di analisi.
Amici e consiglieri avrebbero dovuto prospettare il danno di immagine e di credibilità provocato da dimissioni, seguite immediatamente da un palese ed esuberante attivismo politico. Amici disinteressati e capaci consiglieri, in queste ore, dovrebbero suggerire un accettabile tasso di discontinuità nella compagine governativa. Amici e consiglieri sinceri dovrebbero sconsigliare l'ingresso nel governo di  signori  "chi? " Pera, Urbani, Saverio Romano;  al riguardo siamo il Paese in cui basta rilasciare una fantasiosa intervista per ritrovarsi leader di mai nascenti formazioni politiche, Parisi e Passera,  Pisapia e Sala, Pizzarotti e Tosi insegnano.
 
Ma se amici e consiglieri validi scarseggiano, Renzi il suo futuro politico dovrà salvaguardarlo da solo, ci riuscirà se saprà dare spessore e concretezza alle sue dimissioni lontano da interessate sirene, altrimenti, con una strategia di continuità ad ampio spettro, la sua rivincita politica sarà irrimediabilmente compromessa.