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La libertà impotente di fuggire

1.
“Ella e John” di Paolo Virzì è ispirato ad un libro di Michael Zadoorian “In Viaggio contromano”. Al Festival di Venezia è stato accolto da una marea di applausi. Scrive Titta Fiore su Il Mattino di lunedì 4 di settembre che il libro, e quindi il film, è “attraversato da uno straordinario spirito ribelle contro l’ospedalizzazione forzata dei medici, il conformismo dei figli, le regole ed il ricatto delle assicurazioni sanitarie”. Ella e John, gli straordinari Helen Mirren e Donald Sutherland, fuggono da tutto quanto, presumibilmente, li aspetta. Fuggono da un destino obbligato. “Lui”, svanito e smemorato, lei, devastata dal cancro: fuggono su di un vecchio camper ed hanno per meta la casa dove si suicidò Ernest Hemingway. Una storia tenera ed intensa con un finale “coerente”. Il tema è la “vecchiaia, dimenticata al cinema, che torna prepotente”. A Venezia con questo film, che Paolo Mereghetti, e non solo lui, giudica “un capolavoro”. Tout court. Andrò a vederlo, come tanti. Sarà l’occasione per una ulteriore riflessione, che per molti, ormai, è autobiografica. La vita che si allunga è un problema per la famiglia e per la società. A prescindere dagli affetti, la cui “pratica” non sempre prevale sulla quotidianità, sulla corsa affannosa fra Whats app , la pagina Facebook, le palestre dove accompagnare i figli, la cura del proprio corpo fra estetiste, manicuriste e sale-tatuaggi. Non solo per uomini. E poi, il lavoro, la carriera in una giusta logica di parità fra i sessi, di cui anche ad un sano spirito competitivo. Questa è la organizzazione, ed a volte anche la finalità, della vita ai nostri giorni. Gli anziani possono aspettare. Tanto lo sanno che sono “ben voluti”. Come se i sentimenti fossero una notizia da comunicare – lo sai che ti voglio bene – e non avessero bisogno di essere vissuti con le persone che si amano. Di cosa avranno mai bisogno, essendo assicurati a medici, badanti, e, se le finanze lo consentono, magari ad eleganti alberghi-ospizi?! Possono respirare e forse non moriranno di malattia. ma solo… di malinconia e di solitudine. Ed invece magari hanno bisogno di vivere, di sentirsi, se non importanti, almeno utili, di avere ancora curiosità da soddisfare, cose da vedere, emozioni e saggezze da trasmettere. E memorie da consegnare, per recuperare, e trasmettere, identità in questo mondo globalizzato di tutti eguali. Hanno bisogno di sentirsi un valore. Per la famiglia e per la società, non un problema. Se così non è, se sentono che così non è, fuggono, come Ella e John, anche se non necessariamente verso la casa dove si suicidò Hemingway, ma sicuramente, verso la libertà. La libertà impotente di… fuggire. E tutti dovranno riflettere. Anche su se stessi e sul proprio futuro.
2.
Si sono spente le “luci della ribalta” sul terremoto del 21 di agosto. Le televisioni hanno terminato le dirette, gli inviati speciali sono andati via. Credo verrà, in pellegrinaggio, anche il Presidente del Consiglio. Restano le conseguenze di questa tragedia. Al netto degli errori scientifici, di leggerezze ed improvvisazioni. Tanti sfollati, attività imprenditoriali mi auguro solo sospese, futuro per l’area interessata assolutamente incerto. Conseguenze enormi per l’economia dell’intera Isola d’Ischia, a prescindere dagli sforzi, molto opinabili, per “delimitare” l’area del pericolo a quella realmente colpita. Come se l’Isola, con buona pace dei fautori del Comune Unico, si potesse presentare con un’immagine… spezzettata. Qui si misurerà la capacità e l’efficienza della classe dirigente, non solo di quella locale: le esperienze del sisma del 1980 e quelle più recenti dell’Italia centrale, dall’Aquila ad Amatrice, in particolare sollevano dubbi ed incertezze. Non solo nella popolazione. Trovare case, avviare la scuola, recuperare un tessuto operoso, simbolo di produttività e di benessere. Ma, soprattutto, a mio parere modesto, riqualificare l’offerta turistica, a partire dai valori unici di questa Terra: giacimenti culturali, agricoltura, ambiente, archeologia, anche rurale. Qui il mondo delle imprese e delle professioni deve dare prova ulteriore delle sue capacità, per invertire la rotta e creare nuovo sviluppo. Una terra da candidare all’Unesco per farla dichiarare Patrimonio dell’Umanità. Il compito di chi, come me, si è misurato, nel tempo, con i problemi di questa terra è solo quello di dare una mano nelle condizioni date ed incoraggiare chi opera sul campo, in prima linea. Augurandomi, come non sempre mi è capitato nel passato, che qualche seme cada in terreno fertile. Mi resta la tristezza, non solo per le due sventurate donne defunte e per tutti coloro che hanno subito danni, fisici, economici e psicologici, per il destino crudele di Piazza Bagni, simbolo, insieme alla Sentinella, del nostro Termalismo tradizionale. I ricordi della mia esperienza di venditore ambulante della frutta delle nostre campagne mi portano alla mente un luogo brulicante di turisti fiduciosi nell’efficacia di quelle acque termali. L’augurio è che quei luoghi antichi tornino a pulsare di vita: per Casamicciola, per l’Isola d’Ischia, per quanti la amano e vogliono continuare a frequentarla ed a godere delle sue acque e della sua bellezza.

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