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Ambasciatore del Nicaragua presenta opportunità di investimento a Napoli

"La Campania rappresenta una realtà imprenditoriale molto interessante a cui stiamo illustrando, attraverso i commercialisti, le opportunità di investimento in Nicaragua con i relativi incentivi fiscali. Ciò è possibile grazie agli ottimi legami di amicizia tra le due popolazioni e anche per la presenza a Napoli di un consolato onorario particolarmente attivo che consente di attivare nuove sinergie". Lo ha detto Monica Robelo Raffone, ambasciatore del Nicaragua in Italia al forum "Nicaragua: la Porta dell'America Latina, opportunità per lo sviluppo locale" che si terrà mercoledì 19 luglio 2017 alle ore 15,00 presso la sala delle conferenze dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord, presieduto da Antonio Tuccillo "L'internazionalizzazione delle imprese è uno degli obiettivi strategici da implementare per accedere ai mercati internazionali - ha evidenziato Tuccillo - e sui cui il nostro ordine ha già attivato una serie di focus informativi". "Al termine del workshop - ha sottolineato Gennaro Danesi, Console Onorario del Nicaragua a NAPOLI e in Regione Campania - è stata inaugurata la mostra permanente "Iluminaciones: Ritratti di vita rurale nicaraguense", patrocinata dal Comune di Aversa, dall'Istituto Cervantes di Roma e dalla Repubblica del Nicaragua, è stato celebrato il 38° anniversario della Repubblica Popolare Sandinista ed è stato annunciata l'apertura della sede ad Aversa del Centro Studi Sviluppo Relazioni Internazionali del consolato campano che sancisce il collegamento tra Centroamerica e la città normanna". "I generosi incentivi fiscali ed il clima di totale sicurezza - ha spiegato Vincenzo Natale, consigliere tesoriere dell'Odcec di Napoli Nord -, hanno costituito il binomio e la leva per attrarre maggiori investimenti esteri. L'interesse del governo centroamericano è incentivare investimenti che generino un circolo virtuoso nel paese, nelle regioni, nei quartieri e comunità, che siano di stimolo alla micro economia locale". "L'apertura di nuovi scenari internazionali può rappresentare per la nostra città un nuovo impulso per l'attività imprenditoriale - ha rimarcato il sindaco di Aversa, Enrico De Cristofaro -. Esprimo grande soddisfazione per l'iniziativa promossa dall'ordine dei dottori commercialisti di Napoli Nord e condivido il progetto di internazionalizzazione che può dare nuova linfa economica al nostro territorio". "L'iniziativa si inserisce nell'ambito di un progetto più ampio elaborato dalla governance del nostro Ordine - ha sottolineato Francesco Corbello, consigliere segretario dei commercialisti di Napoli Nord - che vuole contribuire concretamente ai processi di internazionalizzazione delle imprese, fornendo ai colleghi competenze e contatti per lo sviluppo del tessuto imprenditoriale locale". Nel corso del dibattito il moderatore Attilio Pisani ha messo in evidenza che il Nicaragua oltre ad essere bagnato da due oceani, è geograficamente vicino a tre grandi mercati: quelli centro e sud americano e quello statunitense, che dopo un periodo di relativa crisi, è nuovamente in espansione. Proprio per tale motivo, grazie alle politiche di incentivo agli investimenti, il Nicaragua negli ultimi anni è diventato una sorta di 'testa di ponte' per le attività di molte imprese, che hanno installato i propri stabilimenti nelle zone franche nicaraguensi, per poi esportare i propri prodotti nei grandi mercati". All'incontro hanno partecipato anche il vescovo della città normanna Vincenzo Spinillo e il vicepresidente dell'Odcec di Napoli Nord Guido Rossi.

Iran-Italia, summit commerciale all'ambasciata di Roma

 

Si e' svolto  a Roma dall’11 al 13 luglio 2017 presso l’Hotel Quirinale la quinta edizione dell’Iran International Oil, Gas, Energy e Petrochemical Summit 2017, organizzato dall'Ambasciata Iraniana in Italia con sede a Roma e giurisdizione anche per il sud Italia, di cui l'Ambasciatore Jahanbakhsh Mozaffari . Il fitto programma di conferenze, workshop ed appuntamenti da personalizzare è stato reso disponibile sul sito www.iransummit.com, così come la scheda di registrazione ed i relativi costi per partecipare all’evento. L’Italia e la Repubblica Islamica dell’Iran hanno una lunga storia di rapporti culturali e commerciali, in particolare nel settore petrolifero e dell'energia. Il ministro iraniano Bijan Zanganeh ha già negoziato lo sviluppo di progetti nei settori: petrolifero, gas, energia e petrolchimico con le diverse delegazioni italiane che si sono succedute nelle visite istituzionali a Teheran negli ultimi mesi. Il Summit fornisce un'ottima piattaforma per rafforzare il dialogo e la cooperazione tra le aziende europee e italiane con le loro controparti iraniane.
La componente campana gioca un ruolo fondamentale in questo nuovo accolito tra I due Paesi: non a caso " Ricerca e tecnologia", ma soprattutto innovazione a sostegno delle imprese, fu l'obiettivo con il quale due mesi fa parti' a Teheran il primo evento sullo scambio scientifico e tecnologico tra Italia e Iran dopo la riapertura dei canali commerciali. Il 'Forum Iran-Italia della Scienza, della tecnologia e dell'innovazione' è stato inaugurato nella capitale iraniana dalla ministra dell'Istruzione, Università e Ricerca, Valeria Fedeli, e dal ministro iraniano della Scienza, Ricerca e Tecnologia, Mohammad Farhadi, alla presenza dell'ambasciatore italiano Mauro Conciatori.
A evidenziare l'importanza dell'iniziativa fu anche la consistenza della delegazione italiana approdata in Iran: 150 persone in rappresentanza di Istituzioni, Università, Centri di ricerca e imprese innovative, tra cui l'assessore all'Internazionalizzazione della Regione Campania, Valeria Fascione, e l'assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, Guido Fabiani.
"Il Forum ,  organizzato alternativamente in Italia e in Iran, ha rappresentato il momento di punta di un programma basato su una piattaforma stabile di lavoro fondata sullo scambio e sulla cooperazione scientifica e tecnologica tra i due Paesi". In Italia il programma è promosso dal Miur in sinergia con il Maeci ed è coordinato dalla Città della Scienza di Napoli in collaborazione con Cnr, Infn, Crui, Netval e Confindustria.
"Questo evento ha una grande rilevanza politica nel contesto della cooperazione tra i due Paesi - ha continuato Fedeli -, già sottolineata dalla visita del presidente Hassan Rohani a Roma e da quella di Matteo Renzi a Teheran, primo leader mondiale nella Repubblica islamica dopo il superamento delle sanzioni".
Il programma del Forum, secondo la ministra, è dunque "sicuramente all'altezza del grande rilievo politico che l'Italia intende conferire ai rapporti con l'Iran". Ma, oltre all'importanza dell'evento, Fedeli ha tenuto a sottolineare anche "la singolarità" del Forum caratterizzato da "un format in grado di tradurre rapidamente i risultati della ricerca in progetti remunerativi, in particolare nei settori che riguardano ambiente, agricoltura, edilizia, sanità, energia, archeologia e comunicazioni". In questa ottica sono stati avviati oggi circa 400 incontri 'business-to-business'. Un valido suggello all'avvio della collaborazione italo-iraniana su ricerca e impresa.
In materia petrolio il nostro Paese non puo' certo giocare ruoli competitivi con le grandi potenze ma concorrere all'internazionalizzazione delle imprese che concorrono ai grandi progetti in essere. Lo testimonia il fatto che l'attenzione  dell’occidente verso il più grande paese del Medio Oriente, l’Iran, trova una giustificazione, come sempre, nei grandi interessi economici che alcuni Stati riescono a concretizzare con accordi importanti. Nulla da fare, come sempre, è la Francia a spiazzare un po tutti. Le strategie commerciali ed economi che dei francesi battono sempre sul tempo altri paesi del vecchio continente. E’ accaduto in passato con la Libia, la Tunisia, il Marocco. Ora, di nuovo, con l’Iran. A Teheran infatti è stato siglato a Luglio l’accordo tra la Francia e l’Iran che consentirà al colosso petrolifero  Total di sfruttare il giacimento South Pars. Un accordo da quattro virgola otto miliardi di dollari concluso in collaborazione con la cinese Cnpc. L’accordo prevede trenta pozzi e due unità di produzione. Inutile negarlo, la Francia ha puntato tutto sul petrolio,  motore dello sviluppo economico dell’Iran che punta sul rilancio industriale. Lo ha confermato il Ministro dell’Energia iraniano, Bijan Zanganeh, spiegando che il sistema industriale del paese ha bisogno di duecento miliardi di dollari d’investimenti, il settanta per cento dei quali dovrebbero arrivare da investimenti esteri in modo che l’Iran possa portare fino a sei milioni di barili la propria capacità di produzione quotidiana. Insomma, come previsto, l’Iran si apre ad occidente. L’accordo con la Francia decreta anche la fine concreta dell’isolamento internazionale di Teheran. Certo questa apertura di fatto dell’Europa non è vista di buon occhio dall’amministrazione statunitense di Donald Trump che continua ad insistere per aumentare le sanzioni contro la Repubblica Islamica. Intanto, di certo,  c’è la soddisfazione dei francesi. L’amministratore delegato di Totale Patrick Pouyanné si è affrettato a precisare che: “Sin dalla firma dell’accordo sul nucleare iraniano tutte le compagnie europee hanno la possibilità di lavorare in Iran dunque assumiamo un impegno nei confronti dell’Iran e spero che la diplomazia internazionale saprà salvaguardare la nostra capacità di restare qui”. Quasi un modo per rimarcare che i francesi hanno fatto quello che potevano fare tutti ma che nessuno ha fatto.
Gli ha fatto eco anche il Ministro iraniano per l’Energia Bijan Zanganeh: “Firmando questo contratto molti dei dubbi che alcune compagnie straniere avevano circa gli investimenti in Iran si dissolveranno, questo è solo l’inizio del ritorno per quanti intendono investire in Iran, non soltanto nell’industria petrolifera ma anche in altri settori non legati al petrolio”. Dunque il mondo si prepari a fare i conti con un colosso, perché di questo si tratta, l’Iran , ,che determinerà con tali premesse un nuovo assetto economico e commerciale per il pianeta, nel quale l'Italia deve necessariamente concorrere per non restare troppo indietro rispetto ai partner europei.

 

La festa nazionale francese al consolato di Napoli

 

In occasione della Festa Nazionale Francese, il Console Generale a Napoli Jean-Paul Seytre, Direttore dell'Institut Francais Napoli, e il Generale di Brigata, Rappresentante militare francese ad interim, presso il Comando delle Forze Alleate a Napoli, Serge Martigny,  hanno invitato amici, rappresentanti delle istituzioni , della cultura e delle sedi diplomatiche, giornalisti e artisti, al consueto ricevimento nei giardini dell'Institut Francais a Via Crispi 86,   il quale quest'anno e' stato preceduto dal concerto spettacolo dell'artista francese Cleo T, eclettica musicista e cantautrice parigina con un nome d'arte costruito tra nome e cognome : Clemence Leaute,  a Napoli per una performance ad ingresso libero che si e' replicata sabato 15 luglio all’Institut français di Napoli (via Crispi 86) dopo le celebrazioni della Festa Nazionale Francese. L'artista rientra nel circuito di eventi de 'La Francia in scena', terza edizione della stagione artistica dell’Institut français Italia e dell’Ambasciata di Francia in Italia giunta alla terza edizione. Il suo spettacolo 'Shine' e' stato apprezzato e coinvolgente per la modernita' delle sue canzoni, per gli effetti realizzati sul palco, dove le immagini sembrano uscire dal suo corpo per scomporsi in filamenti di un universo sconcertante quanto affascinante . Il suo nuovo album si chiama "And Then I Saw A Million Skies Ahead ", ed ha ottenuto gran successo in Europa e Canada, 
mettendo  insieme undici musicisti da tutto il mondo, che mixano gospel e musica balcanica, Neo Soul e cantautorato, pop ed elettronica, jazz e un funk di inusitata fattura.
"Siamo molto orgogliosi di ospitare Cleo T. per la festa nazionale, ha dichiarato il Console generale di Francia a Napoli Jean Paul Seytre – Un’artista eclettica e versatile che con la sua opera musicale riesce ad abbracciare tutte le forme d’arte, dalla pittura alla danza, dalla letteratura al mondo digitale, in una contemporaneità straordinariamente suggestiva. Il suo evento rientra nel progetto dell’Institut français di apertura alla città di Napoli attraverso la residenza di artisti francesi che meglio esprimono la contaminazione e riunificazione delle arti del nostro mondo contemporaneo”.
Creato ogni volta site specific e ospitato nella sala Alexandre Dumas di recente completamente rinnovata, lo spettacolo SHINE ha lo scopo di costruire un ponte tra l’approccio concettuale al mondo dell’arte e l’immediatezza emotiva della musica pop. Un’esperienza interattiva, dove musica, ballo, pittura, strumenti analogici e arti visive si mescolano e seducono l’ascoltatore, fondendosi in un’esperienza artistica e sensoriale a 360 gradi
“La Francia in scena”, stagione artistica dell’Institut français Italia, è realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut français e del Ministère de la Culture et de la Communication, della Fondazione Nuovi Mecenati, della Commissione Europa (Europa Creativa) e del Ministero dell’Istruzione italiano dell’Università e della Ricerca – Afam.
Dopo il concerto gli invitati sono stati accolti nel giardino della residenza consolare francese ove si sono potute gustare molte prelibatezze di stampo francese, come I noti formaggi e I vini corposi e delicati nello stesso tempo. Un momento toccante e' stata l'esecuzione dei due inni nazionali e il ricordo delle vittime della Promenade Anglais di Nizza, proprio in occasione delle celebrazioni della festa nazionale, che si sono avute l'anno scorso.
I discorsi del Console Jean-Paul Seytre e del Generale Serge Martigny hanno sancito tali concetti, nell'orgoglio ribadito da Seytre di essere stati solidali alle vittime delle calamita' naturali che si sono avute in Italia, ma anche nelle ultime vicende degli incendi sul Vesuvio:
" Solidarietà con l'Italia per l'emergenza Vesuvio. La protezione civile francese ha mandato oggi 2 canadair ed un beechcraft per sostenere i colleghi italiani " .
Cosa risuonerebbe meglio dei versi della Marseillaise come introduzione alla festa nazionale francese? Il 14 Luglio 1789, il popolo parigino conquisto' la Bastiglia, carcere destinato ai prigionieri per crimini politici, simbolo dell'oppressione monarchica. Questo evento, che diede il via alla celebre Rivoluzione, e' una ricorrenza ancora oggi estremamente sentita dal popolo francese. Così, ogni anno, tutto il paese è percorso da riti ufficiali e feste popolari che culminano nei festeggiamenti che imperversano per la capitale! In mattinata, sugli Champs-Elysées, si e' svolta la parata militare davanti alle piu' alte cariche dello stato, tra cui il presidente della Repubblica Francese François Hollande, e ad ospiti stranieri. Il corteo sfila dall'Arco di Trionfo in direzione della place de la Concord
La cultura della solidarieta' e dell'amicizia rappresenta sempre di piu il veicolo del legame internazionale che unisce Francia e Italia,  fatto di una storia ricca e polivalente, dove I concetti della liberta', dell'eguaglianza e della fratellanza sono oggi piu'  significativi, come ha ricordato tra gli altri  l'Assessore alla Cultura Gaetano Daniele, e soprattutto quelli della fratellanza con chiaro riferimento all'emergenza profughi che  l'Italia sta vivendo.

 

Ambasciata britannica smentisce Sun: Visitate Napoli tranquillamente

L'ambasciata britannica a Roma smentisce la classifica del Sun, che pone Napoli fra le città più pericolose del mondo, e invita i turisti britannici a continuare a visitarla. "Tre milioni di britannici visitano l'Italia ogni anno e la maggioranza delle visite sono prive di problemi - auspichiamo che molti continuino a godere delle bellezze i Napoli", ha scritto su Twitter Jill Morris, ambasciatore del Regno Unito in Italia. Già l'ambasciata italiana di Londra era intervenuta su Facebook: "Fake news. Napoli non è contenuta in nessun indice globale delle 50 città più pericolose del mondo. Il Sun deve aver avuto un colpo di sole .. ha confuso la fantasia con la realtà quando ha associato la città sotto il Vesuvio a Raqqa e Mogadiscio". E nel suo messaggio, la Morris ha inserito anche il tweet dell'ambasciata italiana che riassume il post di Facebook.

Cina, il piano strategico che chiama in causa la Campania

 

Made in China 2025, il  piano strategico nazionale cinese che trova origine nel XIII Piano Quinquennale (2016-2020), mira a riorganizzare il sistema industriale con un dichiarato obiettivo, attraverso un lungo processo articolato in tre fasi che terminerà nel 2049, di rendere la Cina il Paese leader nel settore dell’alta tecnologia a livello internazionale. Un obiettivo che trae linfa ovviamente sia nei rapporti con l'Europa che con l'Italia e la Campania in particolare, visto che la ricerca, il turismo e l'agroalimentare sono sul tavolo degli interessi di Pechino che proprio recentemente ha intravisto nella Citta' della Scienza il luogo di partenza per ogni dimensione futura.
Durante l’incontro saranno presentate due recenti pubblicazioni sul tema, il numero 159 della rivista Mondo Cinese Made in China 2025, edita dalla Fondazione Italia Cina e il rapporto China Manufacturing 2025: Putting Industrial Policy Ahead of Market Forces,elaborato dalla European Union Chamber of Commerce in China (EUCCC). L’evento, attraverso i diversi interventi, mira a fornire spunti interessanti per la discussione delle peculiarità e delle sfide che il piano Made in China 2025 rappresenta per l’Europa ed il nostro Paese. 
Interverranno, tra gli altri: Ettore Francesco Sequi, Ambasciatore italiano in Cina (in collegamento da Pechino) ; Margherita Barberis, Direttore Generale Fondazione Italia Cina ; Plinio Innocenzi, Addetto scientifico Ambasciata italiana in Cina ; Massimo Bagnasco, Vice Presidente EUCCC (in collegamento da Pechino); Sara Marchetta, State Representative EUCCC ; Carlo d’Andrea, Vice Presidente nazionale EUCCC e Presidente del Board Shanghai Chapter ; Diego Andreis, Managing Director Fluid-o-Tech e Presidente del Gruppo Metalmeccanici Assolombarda. Modera: Renzo Cavalieri, Of Counsel BonelliErede.
La Cina è pronta ad eseguire un “upgrade” industriale grazie ad un ambizioso programma di sviluppo conosciuto come “Made in China 2025”. Il governo di Pechino e le amministrazioni locali verseranno milioni di dollari per traghettare il paese verso una nuova era industriale, incentrata su produzioni automatizzate ad alto valore aggiunto e tecnologie produttive avanzate.
In questo quadro le imprese europee trarranno benefici sempre minori, specie in quei settori in cui la Cina è intenzionata a colmare il gap tecnologico con l’occidente. L’accesso ai mercati sarà garantito e saranno incoraggiate solo quelle imprese europee che saranno effettivamente in grado di collaborare attivamente con i cinesi, per esempio investendo in progetti di Joint Venture e società partecipate.
L’ambizioso programma industriale vuole dare un nuovo volto alla Cina, da troppi anni conosciuta come “fabbrica del mondo” capace di offrire produzioni a basso costo e basso valore aggiunto. Al contrario, l'intento di Pechino è trasformare radicalmente il sistema produttivo cinese, portando le aziende locali a competere in segmenti tecnologicamente avanzati.
Se prendiamo come riferimento la curva “del sorriso” di Stan Shih ; " Smiling Curve ", si può dire che la Cina abbia ancora molta strada da percorrere prima di raggiungere il traguardo proposto dal programma China Manufacture 2025.
Il settore R&D ha conosciuto uno sviluppo molto modesto in particolare all’interno delle imprese di Stato (SOE’s), dove rappresenta soltanto un 2% degli investimenti. Questo si traduce in una generale scarsa capacità di applicare i risultati della ricerca all’industria, e pertanto in una scarsa capacità ad innovare. Solo le regioni costiere -dove vi è inoltre una minore concentrazione di imprese statali- riescono oggi a dare un contributo maggiore in termini di innovazione. Innovare è però necessario, e diventa di vitale importanza se la Cina non vuole cadere nella “middle income trap” prima che la popolazione abbia raggiunto livelli di reddito medio pro capite sufficientemente elevati. A queste sfide si aggiungono l’invecchiamento della popolazione e la contrazione della forza lavoro disponibile (uomini e donne dai 15 a 59 anni) che minacciano la creazione e la sostenibilità di un sistema pensionistico adeguato.
La Cina sta subendo pressioni su due versanti: da un lato i nuovi paesi emergenti che cercano di sfruttare al massimo i vantaggi provenienti dalle produzioni a basso costo e i vantaggi collegati alle supply chains globali. Dall’altro i paesi occidentali, che sembra siano inclini a riportare le produzioni “a casa” in Europa e USA dove riescono ad offrire percentuali di automazione produttiva molto elevate. Se si volesse paragonare il livello di automazione industriale della Cina con quello di paesi limitrofi avanzati come Giappone e Corea del Sud, si potrebbe dire che il dragone è ancora ben lontano dal colmare il gap tecnologico con i paesi occidentali.
In Europa si parla di Quarta Rivoluzione Industriale, che trasformerà il modo in cui le imprese approcciano il manifatturiero. In futuro si potranno correggere errori in real time ad ogni stadio della catena produttiva. Non solo, si ridurranno gli sprechi, migliorerà l’efficienza e problemi e malfunzionamenti verranno identificati ancora prima che accadano.
La più lungimirante tra le nazioni europee è stata la Germania con il piano “INDUSTRIE 4.0”. L’unione europea si è subito adeguata creando un piano di sviluppo chiamato “Factories for the Future” che prende parte al piano Horizon 2020. Francia e UK hanno seguito immediatamente questo trend con programmi nazionali ad hoc.
Mettiamo allora a confronto i due piani Industrie 4.0 e CM2025 per vedere che si tratta di due approcci piuttosto diversi. L’Europa ha un approccio bottom-up dal basso verso l’alto e punta molto sulle piccole medie imprese. A livello “macro” gli europei puntano alla creazione di istituzioni apposite che promuovano lo sviluppo del nuovo programma tecnologico, sviluppando la coesione e la collaborazione tra imprese e università, difendendo la tutela dei diritti di proprietà intellettuale e supportando un settore R&D già di per sé avanzato. L’approccio cinese è solitamente TOP-DOWN dall’alto verso il basso, con investimenti governativi spesso molto generosi, ma meno efficienti e destinati in maniera minore alla ricerca rispetto ai paesi occidentali.
Anche se può sembrare che il piano cinese sia ispirato al piano tedesco Industrie 4.0, sono in realtà due cose ben diverse. Industrie 4.0 mira ad un “ammodernamento tecnologico”, mentre CM2025 vuole una “radicale ristrutturazione del tessuto industriale”, laddove l’ammodernamento tecnologico è soltanto uno dei tanti fattori coinvolti. Il presidente cinese Xi Jinping è ben consapevole che la capacità di innovazione -specie quando si parla di innovazione “originale”- è ancora debole. La Cina è ancora molto dipendente da tecnologie straniere in settori industriali strategici ed è questo il punto cardine che si vuole affrontare in via prioritaria con il piano CM2025.
Rafforzare la capacità innovativa richiede coesione di intenti da parte del governo, delle università e delle imprese. Non è ancora ben chiaro a cosa si riferiscano i cinesi quando parlano di “indigenous innovation”, ma dall’analisi di alcuni recenti discorsi governativi si può senz’altro capire che l’aggettivo “indigenous” si riferisce a tutte quelle tecnologie e prodotti sviluppati in Cina per “rafforzare l’innovazione originale attraverso al co-innovazione e la re-invenzione basati su l'assimilazione di tecnologie importate”.
Va ricordato che CM2025 rientra in un piano governativo di sviluppo ben più ampio, che mira a fare della Cina una forza manifatturiera globale avanzata entro il 2049, anno del centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese.
Gli obiettivi saranno quindi essere meno dipendenti dalle tecnologie straniere in settori chiave e rendere le aziende cinesi competitive sui mercati globali e su settori tecnologicamente avanzati. Infine, sarà prioritaria la necessità di imparare ad innovare.
Sebbene le aziende cinesi stiano ancora operando in modalità “2.0” e il passaggio ai concetti dell' Industria 4.0 non potrà essere accolto in maniera troppo rapida, la Cina è comunque estremamente ricettiva verso questi argomenti. La presenza di aziende cinesi come Baidu, Tencent, Alibaba danno infatti alla Cina competenze e capacità avanzate -talvolta di spicco- nell’analisi dei big data e nel grado di digitalizzazione.

 

L'ambasciata ucraina cerca un'intesa commerciale con la Campania

 

L’Ambasciatore d’Ucraina in Italia Yevhen Perelygin ha effettuato di recente una  visita ufficiale a Napoli ed ha incontrato le istituzioni principali del capoluigo campano.
Nell’ambito degli incontri con il Prefetto dott.ssa Carmela Pagano ed il Sindaco dott. Luigi de Magistris sono state approfondite ulteriori opportunità di interazione a livello istituzionale, così come vie di collaborazione nelle questioni attuali riguardanti la numerosa comunità ucraina residente a Napoli. Durante l’incontro con il Commissario Straordinario della Camera di Commercio dott. Girolamo Pettrone è stata accordata l’attivazione di contatti commerciali, al che ha contribuito la presentazione dell’Ambasciatore, alla presenza della cerchia imprenditoriale locale, di stato attuale e prospettive di cooperazione ucraino-italiana sul piano economico-commerciale. Anche con i  rappresentanti della comunità ucraina si è avuta l’opportunità di discutere di varie questioni attuali, tra cui,  specialmente, delle modalità di promozione congiunta di cultura e istruzione ucraine a Napoli.
Gli incontri tenutisi erano mirati al raggiungimento di accordi concreti e individuazione delle modalità della loro realizzazione pratica, tenendo conto del potenziale della città di Napoli nell’approfondimento della cooperazione ucraino-italiana in vari settori.
Accompagnato dal Console Generale d'Ucraina a Napoli, Viktor Hamotskyi, l'Ambasciatore Perelygin  è stato ricevuto il  15 giugno 2017 dal Prefetto di Napoli Carmela Pagano, nel corso di un cordiale incontro. A seguito della visita, l’Ambasciatore Yevhen Perelygin ha concesso un’intervista alla TV e alla stampa di Napoli.
Interessanti sono I suoi punti di vista raccolti da una intervista coeva all'evento. La prima dichiarazione riguarda il fatto che da Giugno 2017 e' consentita l'entrata libera dei cittadini ucraini in Ue anche se sprovvisti di visto:
Finalmente. Siamo felici di recuperare la nostra vocazione europea ed è una gioia per noi ma possiamo chiaramente vedere in questo anche un gesto di solidarietà, un giusto indennizzo dell’Europa dopo le vicende del Donbass e l’annessione della Crimea da parte della Russia”. Non sono mancati I commenti sulla dolente situazione del rapporto con la Russia, ma il dato positivo riguarda l'informativa Istat del 2016 con cui si evince la forte crescita in Campania della comunita' ucraina: " Innanzitutto specifichiamo che questi dati del Ministero delle Politiche sociali si riferiscono ai nostri concittadini dotati di regolare permesso di lavoro . Abbiamo però anche bambini, madri e ben 18mila matrimoni misti in Italia. Altra cifra: abbiamo circa 5500 aziende private individuali e familiari con partita iva mentre altri lavorano nel sociale. Parliamo di pizzerie, caffetterie, riparazioni di elettrodomestici che vanno inserite nel computo. La nostra, inoltre, non è certo una comunità chiusa e si è perfettamente integrata con quella italiana: ucraini e napoletani hanno un carattere molto simile ed inoltre la stragrande maggioranza ucraina qui da voi è disposta ad imparare la lingua italiana. La migrazione del lavoro fa sì che sia previsto il ritorno nel loro Paese:il 93-94% degli ucraini affitta appartamenti e cerca di guadagnare in Italia per poi ritornare in Ucraina a godersi la vecchiaia con una pensione dignitosa. Eccetto per i giovani ovviamente che studiano qui e intendono farsi una vita qui. E’ inutile dire che una migliore vivibilità passa anche per una migliore politica”. 
Sui progetti con la Campania ci sono stati dei progressi testimoniati da dati concreti: “ Partiamo da un dato significativo sulla cooperazione tra regione Campania ed Ucraina: Un anno fa l’interscambio tra Ucraina e Regione Campania è stato di 72 milioni di euro. Sa a quanto ammontava l’interscambio con il Veneto nello stesso periodo? A 750 milioni di euro: ben10 volte di più. Si rende conto? Questo significa solo una cosa: c’è margine qui per crescere e migliorare. Per questo io vedo una cooperazione a livello locale tra regione e regione, città e città. Durante l’incontro con confindustria, sindaco e Camera di Commercio vorrei proporre una sorta di gemellaggio: immaginiamo una angolo di Kiev o Odessa a Napoli e viceversa dove la gente può vedere che differenza c’è tra un olio, un vino della Campania e Toscana, come può utilizzare un tipo di costruzione o quella tecnologia ad esempio . Ci sarà un forte impulso alla crescita e certamente le nostre economie ne usciranno rafforzate”.

Talò, Napoli e l'asse di ferro con Tel Aviv

Il suo ufficio si trova al 21° piano di una delle ultime torri del lungo mare di Tel Aviv, nella direzione del vecchio porto ottomano di Jaffa. Un panorama ideale per  Francesco Maria Talò, nato a Napoli e da 5 anni ambasciatore italiano in Israele, dopo l' esperienza del Consolato Generale Italiano a NewYork, ha ricevuto l'arduo compito di essere Ambasciatore di un Paese difficile ma all'avanguardia piu' di quanto si possa ritenere, e per questo spesso definito 'Paese di trincea', come un feroce spartitraffico tra un mondo sommerso e una realta' che vola.
Da una sua recente intervista l'Ambasciatore parla di un mondo nuovo con una nuova voglia di vivere e di gioire, con emblema il cielo che sovrasta Tel Aviv:
Guardando questo lungo mare  si ha proprio la percezione del miracolo di questa città: a qualche decina di chilometri dalla prima linea eppure con una frenesia ormai inesauribile di vivere e soprattutto di intraprendere”. In effetti  in città non si incontra mai la tensione e, ancora meno, la paura. Impressionante è il muro di gioventù su cui si infrange ogni sguardo: ovunque ci si dirige si vedono giovani che febbrilmente, di giorno e di notte, si spostano. Giovani di tutti i tipi, di ogni origine e lingua. Giovani e cosmopoliti: è la formula che rende Tel Aviv una start up city.
L’ambasciatore conferma che qui la comunità italiana è uno dei cardini di questa ebrezza. Sia per la vitalità dei residenti che per una continua presenza di aziende e istituzioni del nostro paese. “ La fila delle aziende è ormai permanente davanti al mio ufficio: tutti vogliono fare accordi con i centri di ricerca e le le imprese israeliane”. Una constatazione che si accompagna ad una nota più mesta, che rabbuia il viso cordiale e sorridente del diplomatico di origine napoletana. “Se devo trovare una criticità, dico pure un elemento di fallimento della mia missione penso al fatto che ancora debole il flusso inverso, ossia la spinta, la curiosità, l’interesse, israeliano per il nostro paese”.
Questo è il buco nero: non siamo attraenti dal punto di vista economico e culturale per gli israeliani, che pure turisticamente ci apprezzano molto, come è noto. “Certo – aggiunge l’ambasciatore Talò- la moda, il design, l’enogastronomia sono ancora grandi bandiere per noi, ma manca una ragione per avviare intese vere”. Diciamola fuori dai denti, in un linguaggio meno diplomatico, che l’ambasciatore non può concedersi: siamo ancora inchiodati in  un vecchio cliché del paese della bellezza che poco aiuta chi invece è impegnato in una furibonda competizione globale. Insieme alla professoressa Lowenthal, addetta culturale dell’ambasciata, e' possibile scorgere  l'enorme lista delle intese scientifiche e culturali con le nostre università: informatica, chimica, fisica, matematica. Temi certo portanti che però, inevitabilmente ci vedono subalterni ad un sistema accademico modellato sull’esempio americano e fortemente finanziato dalle comunità ebraiche internazionali. Niente sul versante umanistico, e soprattutto niente neanche sulle nuove tendenze psico antropologiche su cui oggi la rete si sta orientando.
Eppure il nostro paese potrebbe offrire sponda e partner per le nuove riflessioni sulle forme semantiche dell’intelligenza artificiale e sull’approccio critico alle ingegnerizzazione degli algoritmi predittivi.
Tra  i progetti dell’Università Federico II, occorre citare il master interdisciplinare Codice (comunicazione di convergenza) in cui il dipartimento di scienze sociali, diretto dalla professoressa Enrica Amaturo, sta lavorando per intrecciare, per la prima volta nella tradizione accademica non solo italiana, filosofia, matematica, informatica e sociologia. L’obbiettivo è quello di formare una figura professionale  del committente dei sistemi informatici, ossia di colui che in un’azienda privata o in una pubblica amministrazione, prefigura e organizza l’acquisizione di intelligenze digitali, individuandone le caratteristiche semantiche e fissando le condizioni di autonomia e sovranità che l’azienda o la amministrazione deve conservare rispetto al fornitore.
Ecco cosa ci serve” esclama l’ambasciatore Talò, che aggiunge:  “Dobbiamo mettere sul tavolo un know how più complesso, che possa arricchire  l’evoluzione tecnologica ".
Il tema è il design  del sapere e dei sistemi digitali. Su cui si potrebbe lavorare. Ma c’è un altro spunto che incuriosisce molto i vertici dell’ambasciata italiana: Napoli come brain city. Infatti  si tratta di lavorare su un progetto di incontro fra le uniche due città del Mediterraneo, Napoli e Tel Aviv, che autoproducono il proprio immaginario. Tel Aviv in termini di brocheraggio globale, raccogliendo e impaginando i temi culturali  e immateriali del mondo; Napoli  invece come città incubatrice che crea autonomamente il know how del proprio immaginario. Sono queste le suggestioni che potrebbero dare impulso ad una filiera di relazioni e di integrazioni, in cui proprio lo specialismo napoletano, il suo essere fucina esclusiva dei temi che distribuisce a turisti e al mondo artistico, diventerebbe il valore aggiunto della nuova economia immateriale. Su questo l’impegno che abbiamo preso con l’ambasciatore è quello di verificare interessi e disponibilità per sperimentare questa formula.
Ma come abbia fatto Israele a diventare una startup nation non e' un mistero sottolineando due fattori:uno “fisico”, l’altro  “sistemico”. Fisicamente, solamente in questo periodo stiamo scoprendo in Israele delle risorse energetiche considerevoli. Scoperte che, indubbiamente, cambieranno parte della geopolitica dell’energia locale e regionale e la stessa economia israeliana. Per decenni, però, il solo “oro nero” d’Israele è stato il cervello umano. Si e' dovuto contare unicamente sulle capacità cittadini, per poter sviluppare un sistema politico ed economico, capace di garantire insieme sicurezza e sviluppo. Per il punto di vista sistemico invece,   Israele è riuscito a creare una economia fondata sulla costante innovazione, grazie al contributo dell’integrazione tra le necessità militari e l’assorbimento costante di immigrati da tutto il mondo. L’esercito è riuscito a diventare un laboratorio di innovazione e integrazione: un laboratorio che, una volta finita la leva obbligatoria, è divenuto un modello per l’intera società. Ecco quindi che, le menti usate per sviluppare nuovi sistemi tecnologici nel settore della difesa, sono divenute le menti che hanno permesso lo sviluppo economico, attirando l’attenzione di tutto il mondo e facendo di Israele una vera e propria Startup Nation. A questo si aggiunge, anche l’importanza dell’immigrazione in Israele: ebrei sopravvissuti all’Olocausto o scappati dalle persecuzioni nei Paesi Arabi che, una volta giunti in Israele, hanno lavorato sodo per ricostruirsi una seconda vita e sono divenuti spesso degli imprenditori, contribuendo al costante sviluppo economico e sociale del Paese .
In definitiva anche l'ambiente diplomatico interno spinge ad uno sviluppo delle relazioni basato sul tecnologico: " Per Israele, l’Italia è più che un alleato. É probabilmente il Paese con cui il popolo israeliano si sente culturalmente più affine e che sente come un amico sincero. Non è un caso che, oltre 400,000 israeliani visitano annualmente l’Italia per turismo o business. Tra Israele e Italia, quindi, esistono accordi in ogni settore, a cominciare da quello della difesa e della sicurezza. Come saprà, gli stessi piloti israeliani si addestrano sui caccia M-346 della Aermacchi. Inoltre, mi permetta di aggiungere che apprezziamo enormemente l’impegno dell’Italia alla lotta contro le vecchie e nuove forme di antisemitismo, quelle che provano a celarsi dietro la critica al sionismo (ma che poi in realtà, alla prova dei fatti, negano lo stesso diritto di Israele ad esistere e il diritto del popolo ebraico ad avere un focolaio nazionale). L’impegno dell’Italia in tal senso non è dimostrato solamente dai continui scambi culturali tra i due Paesi, ma anche dalle chiare posizioni contro ogni forma di boicottaggio, espresse da numerosi rappresentanti politici italiani, tra cui l’ex Premier Renzi e l’ex Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. La stessa Giannini ha guidato importanti delegazioni della CRUI in Israele, ribadendo l’importanza degli scambi accademici tra Roma e Gerusalemme. In questi mesi, come Lei saprà, anche la questione del gas sta diventando centrale nei rapporti tra Israele ed Italia, nell’ottica della diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico, promossa dalla stessa Unione Europea".

 BRUNO RUSSO

Beninsieme 2017 al Circolo Posillipo con il console Gambardella

Cultura , arte ed eventi per la solidarieta': Mercoledi 28 Giugno al Circolo Posillipo, ha avuto luogo nella mattinata la conferenza stampa di presentazione di Beninsieme 2017, ideato da Roberto Pennisi, Presidente di DareFuturo Onlus, insieme alle Associazioni PHP e Colo Cuore Disponibile. Alla conferenza stampa, moderata da Simonetta de Chiara Ruffo, e' intervenuto tra gli altri il Console del Benin Giuseppe Gambardella che da tempo e' protagonista nello stato west africano del Benin  per la raccolta di fondi abili alla costruzione di pozzi e scuole, ed ha in questa sede sottolineato l' importanza delle sinergie per aiutare chi ha bisogno :   “L’evento Beninsieme organizzato dall’Associazione Onlus “DareFuturo”, presieduta dal Prof. Roberto Pennisi è divenuto ormai un appuntamento annuale immancabile nello scenario della solidarietà internazionale. Il Professor Pennisi , medico volontario che gode della mia profonda stima, da tantissimi anni opera in Repubblica del Bénin e organizza periodicamente missioni umanitarie a sostegno dell'Ospedale "La Croix" dei Padri Camilliani a Zinviè, per donare le giuste cure mediche ai più deboli. Gradirei aggiungere che con il Suo importante contributo siamo riusciti a realizzare numerosi progetti, tra cui la costruzione di ben due moduli scolastici, rispettivamente edificati nel villaggio di Karimama e di Abomey". "Sono onorato di partecipare a questa iniziativa  -ha dichiarato il Console del Bénin Giuseppe Gambardella -  e ringrazio il Prof Pennisi, in quanto  eventi del genere hanno il merito di dare un aiuto concreto e tangibile a chi ne ha bisogno. Come dico spesso, e come ho sottolineato in molte occasioni, è solo grazie ad una sinergia di intenti che è possibile realizzare grandi opere”.
La nona edizione di Beninsieme, presentatata al Circolo Posillipo, si terra' il 5 Luglio al Nabilah di Bacoli, e quest'anno devolvera' il ricavato non solo alle Missioni Camilliane in Benin ma anche al rione Sanita' che ne  beneficera' con la realizzazione di una mediateca e di una biblioteca alla Casa dei  Cristallini.
DareFuturo onlus nasce IL 9 aprile 2016 come continuazione dell’Associazione Mosi Cicala fondata nel 2008 allo scopo di sostenere la promozione e protezione dei diritti dei minori, delle donne e dei malati, con particolare attenzione all'Africa. Nel 2008 l’associazione Mosi Cicala coagula l’opera di Medici e volontari che si recano già dall’anno 2002 presso l'Ospedale "La Croix" di Zinviè, nel Benin, per prestare servizio nei reparti di Chirurgia e Pediatria. Svolgono inoltre sostegno e servizio presso la Missione delle Figlie di San Camillo, ubicata a due km dall'ospedale ed impegnate alla lotta alla malnutrizione infantile, causa di altissima mortalità nei primi 5 anni di vita. Sono circa 250.000 le persone che fanno capo a questi due presidi sanitari, creati dai Missionari Camilliani alla fine degli anni 70. Nel 2012, dopo i primi 4 anni di attività in Benin, i progetti di solidarietà della onlus Mosi Cicala in considerazione della difficile congiuntura, si allargano con il Progetto Napoli alla città di Napoli ed alla sua provincia più in difficoltà, seguendo la strada indicata dal riferimento spirituale, don Gennaro Matino. I fondi gia' impegnati derivano da eventi e da donazioni di singoli che generosamente, anche in un momento difficile, non dimenticano di porgere una mano a chi è in difficoltà. Tutti sono necessari! Medici, architetti, studenti, prefetti, impiegati, musicisti, ingegneri, cuochi, baristi, commessi, surfisti… l'Associazione   è composta di liberi pensatori e sognatori, chiunque ha il desiderio di dedicarsi ai deboli e bisognosi troverà sempre una porta aperta e la possibilità di dare sostegno ed  amore

BRUNO RUSSO

La Romania cerca investitori in Campania

"L' euroscetticismo è stato creato dagli europei. E' quindi la nostra responsabilità riconquistare la fiducia dei cittadini dell'UE, gettando le basi di un patriottismo e di una coscienza europea che eliminino i pregiudizi e rilancino il progetto europeo".

L’Ambasciatore di Romania in Italia, S.E. George Bologan, ha partecipato, il 22 giugno 2017, al simposio "Al confine dell'Europa: la frontiera orientale dell'Unione" organizzato dalla Fondazione Ducci presso la Camera dei Deputati. Durante l'evento, moderato dal prof. Lucio Caracciolo, Presidente del Consiglio Scientifico della Fondazione e direttore della rivista di geopolitica "Limes", sono intervenuti anche il presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, l’Ambasciatore della Repubblica Ceca, Hana Hubáčková, l’Ambasciatore della Polonia, Tomasz Orlowski e l'Ambasciatore della Slovacchia, Ján Šoth.
Rilevando l'importanza di questa iniziativa di diplomazia pubblica per promuovere l’apertura e il dialogo, l'ambasciatore George Bologan ha sottolineato il ruolo della Romania nella gestione delle sfide attuali in Europa. A 10 anni dall’adesione, la Romania è profondamente ancorata nel progetto europeo, con un contributo significativo per affrontare i problemi comuni - migrazione, sicurezza, economia - attraverso soluzioni che a loro volta devono essere condivise, basate sulla cooperazione tra gli Stati membri.
Così, la Romania è tra i principali contributori alle operazioni Frontex e le offerte di ricollocazione dei migranti nell'UE, in base al sistema delle quote. Evidenziando il senso della comunanza dato dai confini che delineano l'Unione Europea, l'ambasciatore romeno ha anche menzionato il supporto efficace del nostro paese al rafforzamento della libera circolazione, attraverso la sicurezza delle frontiere esterne dell'UE e della NATO, nel beneficio di tutti gli Stati  membri.
La conferenza, organizzata sotto il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale d'Italia, fa parte di una serie di dibattiti organizzati dalla Fondazione Ducci per analizzare gli strumenti e le soluzioni disponibili per combattere l'euroscetticismo e superare la crisi politica ed  economica a livello europeo.
Questi concetto sono stati ribaditi alla luce dell'ultima visita a Napoli dell'Ambasciatore rumeno in Italia accompagnato dal Console Onorario della Romania a Napoli, Gilda Pacifico: "
L’Italia ha investito in molti settori, che si tratti di energia, costruzioni, industria del legno, industria chimica, agricoltura, aziende meccaniche, elettrodomestici e tanti altri. Siamo lieti che, nonostante l'attuale contesto economico generale, l’interesse delle imprese italiane ad investire in Romania si mantenga ed il volume degli scambi registri un tasso di crescita.

 

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Nello stesso tempo vorrei sottolineare il contributo degli imprenditori romeni in Italia che sviluppano attività utili alla società e all'economia italiana. Secondo gli ultimi dati forniti dell’ Unioncamere in Italia, sono iscritte 44.800 aziende che operano nel settore edilizio, commerciale, turistico, alberghiero ecc. Eppure non nascondo il desiderio che questi cittadini romeni rientrino nel futuro in Romania e utilizzare lì l'esperienza acquisita in Italia.
La Romania ha una grande priorità  che si chiama l’agricoltura. Considerando che Romania è ancora un paese prevalente rurale per 59% della sua superficie e la produttività media per ettaro è molto più bassa della media UE, questo aspetto rappresenta  per le aziende italiane una grande opportunità di investimenti. In più, a partire da gennaio 2014 tutti i cittadini comunitari hanno la possibilità di acquistare liberamente terreno agricolo nel nostro paese, con un prezzo medio per ettaro di circa 3.000 euro. Dobbiamo approfittare delle potenzialità enormi sia nella coltivazione che nella trasformazione e, nonostante, non dobbiamo dimenticare anche i fondi previsti per il periodo 2014 – 2020, fondi aumentati con più di 25% rispetto ai primi 6 anni dall’ entrata del nostro paese nella Comunità Europea. In conclusione possiamo affermare che l’agricoltura romena rappresenta un significativo potenziale, comparativo a quella europea, ed è al tempo stesso un patrimonio nazionale per il nostro Paese.
Il mio messaggio in qualità di Ambasciatore della Romania in Italia è di continuare a trovare forme adeguate di stimolazione e di diversificazione delle relazioni economiche bilaterali, nel senso che non solo le grandi aziende, ma anche il settore delle PMI, preponderante nelle strutture economiche delle due economie, può svolgere un ruolo centrale.
Alla fine, esprimo il mio desiderio di continuare il dialogo bilaterale commerciale, di incoraggiare gli investimenti in Romania e le associazioni tra imprenditori romeni e italiani,  utilizzando come esempio i modelli praticati dalle imprese italiane all’estero.
Vi ringrazio e vi auguro di avere successo nelle vostre imprese!"
L’Ambasciata della Romania in Italia rivolge sentiti ringraziamenti al Consolato Onorario della Romania a Napoli, alla Confagricoltura Campania, alla Camera di Commercio Italiana per la Romania, alla Confindustria Romania e soprattutto agli organizzatori, alla CTC Consulting per il coinvolgimento e la cooperazione nell’ambito dell’evento, che, considerando il periodo di crisi attraversato, offre ai produttori di entrambi paesi, possibilità di ampliamento verso nuovi mercati ed opportunità di consolidamento degli affari ".
Negli ultimi due anni, l'Istat ha comunicato che le immigrazioni (iscrizioni in anagrafe dall’estero) ammontano a 280 mila, un valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente; nove su dieci (89%) riguardano cittadini stranieri.
Tra i flussi in entrata, la cittadinanza più rappresentata è sempre la rumena (46 mila ingressi), seguita dalle comunità marocchina (15 mila), cinese (15 mila) e bengalese (12 mila).

E' di Torre del Greco il Primo Console Italiano in Giappone nel 1939

 

Gennaro Liguori

Nasce a  Torre del Greco città' quadrivia del commercio delle perle e del corallo con il Giappone, noto imprenditore nel campo delle perle e dei coralli.

Nel Sol Levante inizia il commercio  dal lontano 1919, si inserisce nel contesto della vita nipponica imparando perfettamente la lingua giapponese ed rispettando la diversità' della cultura della forma mentis e dell'arte giapponese.

Nel 1939 viene nominato Console Onorario D'Italia nel Kansai, vive a Kobe nota cittadina dove si insediarono le prime famiglie torresi commercianti di coralli come i D'Elia, Onorato, Borrelli, Gentile e Vitiello. ( i primi e gli ultimi miei discendenti )

A Kobe il Liguori si dedica con massima professionalita' e diplomazia, assistendo ed aiutando i propri connazionali nelle più' svariate pratiche dell'epoca.

Dopo la rottura delle relazioni internazionali fra Giappone ed Italia; Gennaro Liguori continuo' ad avere rispetto dei giapponesi ed i giapponesi da parte loro non esitarono a contraccambiare.

Numerosi sono i ricordi che ho di Gennaro Liguori racconti ascoltati dai miei nonni e dai connazionali miei amici giapponesi di Kobe dove condivido e continuo il lavoro di famiglia del commercio delle perle.

Gennaro Liguori e mio zio Bartolo D'Elia diventarono stretti amici dell'inventore delle perle coltivate K. Mikimoto passando intere giornate insieme in particolare di sera a casa nostra a Kobe degustando ottimi piatti napoletani.

Il Console Liguori si e' in particolare distinto per la liberazione di militari italiani a Kobe.

 Due navi Italiane l'Eritrea e la Caritea furono sorprese nelle acque territoriali e Liguori riesci ad ottenere dal Governo Nipponico il rilascio e la libertà'

procurando poi successivamente lavoro ai medesimi militari fino alla loro partenza per la loro Patria, l'Italia.

La carica di Console duro' fino al 1962 anno in cui mori'

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