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Il Castello Macchiaroli di Teggiano: storia e bellezza in uno scenario da favola

  •  Elisabetta Colangelo
  • Pubblicato in Tesori nascosti

Antica roccaforte, oggi patrimonio UNESCO dell’Umanità, il comune di Teggiano, in provincia di Salerno, è un autentico gioiello. Di origini antichissime, testimoniate ancor oggi dalla conservazione in pianta del Cardo e del Decumano, raggiunse il massimo splendore in epoca medievale, quando l’allora Diano ebbe un ruolo predominante nella storia del Vallo di Diano. Fu in quel tempo che la potente famiglia Sanseverino costruì quello che ancor oggi possiamo ammirare come uno dei più belli e meglio conservati tra i castelli campani, il Castello Macchiaroli. La rocca, imponente e maestosa domina il paese e dalle sue terrazze è possibile ammirare un meraviglioso paesaggio che si estende per tutta la valle

La prima notizia che si ha del Castello riguarda un privilegio del 27 maggio 1405, col quale il re Ladislao di Durazzo concedeva ai dianesi - i quali avevano intrapreso la ristrutturazione del Castello attraverso la costruzione di una grossa torre (immensum edificium), che comportava una spesa al di sopra della loro possibilità - non solo degli sgravi fiscali, ma altresì che si avvalessero di un contributo finanziario dovuto da città e casali del Vallo di Diano in ragione del numero degli abitanti. Un ulteriore importante restauro fu eseguito nel 1487 per ordine del re Ferdinando I D’Aragona, anche in questo caso si trattò di lavori molto costosi, a confermare il ruolo strategico del castello ai fini della difesa del territorio circostante. Il Castello presentava un mastio coperto a coppa, al quale facevano corona cinque torrioni cilindrici, scoperti e fortemente scarpati ed era circondato da un profondo e largo fossato, sul quale potevano essere abbassati due ponti levatoi situati rispettivamente sul lato sud e sul lato ovest.

 

Il Castello Macchiaroli di Teggiano: storia e bellezza in uno scenario da favola

 

La fortezza fu teatro di importanti eventi storici. Su tutti la Congiura dei Baroni che ebbe luogo nel 1485: sotto la guida del Principe Antonello Sanseverino, i Baroni della zona, stanchi di contribuire in maniera sempre crescente alle spese militari del Re, si ribellarono riunendosi a Diano. In quel tempo, gli Aragonesi miravano a ridimensionare il potere feudale per fare del potere regio la sola leva della vita del paese. Il potere feudale, infatti, era titolare delle risorse e delle finanze del Regno e la Corte Aragonese nei fatti era resa subalterna all'organizzazione baronale. Era quindi naturale che il Re favorisse in ogni modo l'estensione numerica delle città demaniali, sottraendole al peso feudale ed incorporandole alla propria diretta amministrazione. Così, i Baroni, organizzati in grandi e ramificate dinastie e coalizzati con la Chiesa, si riunirono presso il castello dei Sanseverino a Diano, cioè nel cuore dei loro possedimenti feudali. Alla riunione presero parte i cinque più importanti esponenti di questa famiglia, e cioè, oltre al principe Girolamo, Antonello Sanseverino principe di Salerno, Giovanna Sanseverino vedova del conte di Sanseverino, nonna di Antonello e zia di Girolamo; suo figlio Barnaba conte di Lauria e l'altro suo nipote Giovanni conte di Tursi. Il piano prevedeva che  i Baroni dei territori più vicini alla capitale avrebbero impedito al Re di attraversarli, interrompendo così le comunicazioni di Napoli con il resto del paese. Una volta isolata la capitale, si sarebbe consentito al Papa ed agli altri rinforzi di penetrare nel territorio del Regno al confine tra lo Stato della Chiesa e gli Abruzzi. Il re, tuttavia, scoperta la congiura, riuscì a scompaginare le fila dei Baroni che uscirono sconfitti dal conflitto e lo stesso principe Sanseverino fu isolato a Salerno, perdendo la direzione della congiura.

Nel tempo la fortezza perse il suo carattere difensivo, trasformandosi in residenza feudale, abitata quasi sempre da un governatore che cura gli interessi del barone, presiede il tribunale locale e sorveglia l'ordine pubblico.

Attualmente il Castello è di proprietà privata, la famiglia Macchiaroli lo ha acquistato e ne ha curato il complesso e imponente restauro che ha reso possibile il ripristino dei suoi antichi camminamenti di guerra e delle sue torri, è tuttavia possibile visitarlo e ammirarne lo splendore intatto e le sale che videro tanti importanti avvenimenti e riviverne la storia che si respira in ogni angolo.