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L'incanto della sala da pranzo del "tintore": viaggio nel tempo a S. Maria Capua Vetere

  •  Elisabetta Colangelo
  • Pubblicato in Tesori nascosti

 

La definizione di tesoro nascosto è quanto mai indicata per questo luogo. Nascosto perché poco noto ai più, nascosto perché non visibile da chiunque lo desideri. La domus nota come bottega del tintore si trova a S. Maria Capua Vetere, in pieno centro storico, tuttavia sovrastata da un palazzo di cinque piani e inglobata all’interno di esso. Visitarla, poterla ammirare, non è impresa per tutti, è tuttavia un'impresa che merita decisamente lo sforzo per il fascino e la bellezza del sito.

Le archeologhe Rosanna Luisi e Rosaria Sirleto dell'associazione Capua Vetere, ci conducono alla scoperta di questo luogo che ci raccontano con l'entusiasmo e la competenza delle studiose appassionate.

La domus

La Domus di Publius Confuleius Sabbio venne alla luce nel 1955, durante lavori di costruzione del palazzo che lo sovrasta. Una ripida scala conduce al livello sotterraneo: i gradini di epoca moderna lasciano il posto via via ai gradini originali, essendo la domus sottoposta al livello stradale sin dall'epoca antica di edificazione. La discesa è emozionante, ci apprestiamo a vedere qualcosa di prezioso e misterioso insieme: alla fine della scalinata giungiamo alla dimora e la sensazione di essere invitati in una casa privata è vivissima. Ed è subito meraviglia.  L'abitazione risale al I secolo, la parte rinvenuta si compone di due ambienti contigui rettangolari coperti da una volta a botte, presumibilmente si tratta del triclinio estivo, mentre la dimora originaria aveva un'estensione ben superiore. L'abitazione era in posizione strategica, a pochi passi dal foro, dai mercati, nel cuore pulsante della vita politica e dei commerci dell'antica Capua, sulla via Appia. E' dunque in pieno centro che il liberto Publio Confuleio Sabbione edificò la sua casa. La proprietà è stata ricostruita grazie alle iscrizioni che rivelano anche la professione del padrone di casa, un fabbricante di mantelli di lana pesante, di qui il nome con cui la domus è comunemente conosciuta. 

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Publio Confuleio Sabbione, schiavo liberato

In realtà, nonostante la dimora sia indicata come bottega del tintore a causa delle vasche presenti nel primo ambiente che avevano fatto pensare ad una sorta di laboratorio per la lavorazione e la tintura dei tessuti per la realizzazione dei mantelli, questa tesi viene smentita dall'eleganza del luogo, dalla raffinatezza dei pavimenti in opus signinum, che suggeriscono invece un uso degli ambienti come triclinium, ovvero sala di rappresentanza, da pranzo, dove il padrone di casa riceveva i suoi ospiti. Non è difficile figurarsi il nostro Confuleio che accoglie benevolmente i suoi ospiti in fondo alle scale, fa attraversare loro il primo ambiente, di servizio rispetto al secondo, e poi, dopo aver varcato l'arco che divide i due locali e averli blanditi, facendogli calpestare la scritta   “Recte omnia velim sint nobis”, ossia “Vorrei che tutte le cose ci vadano bene“, condurli nel secondo ambiente, nel cuore della casa. Qui, adagiato sui divani del triclinium lo immaginiamo mentre intrattiene gli ospiti narrando la sua vita di schiavo liberato, la sua ascesa sociale che attraverso l'acquisizione di un mestiere redditizio gli ha consentito di accumulare fortune tali da potersi permettere un'abitazione così raffinata, peraltro realizzata con l'aiuto di un architetto, come suggerisce l'iscrizione che si trova proprio sul pavimento che recita “Publio Confuleio Sabbio, liberto di Publio Marco, venditore di mantelli, fece questa casa dalle fondamenta alla sommità, essendo architetto Tito Safinio Pollione, figlio di Tito della Tribù Falerna“. 

Lo schiavo liberato Publio Confuleio Sabbione, dunque, si occupava della lavorazione di un mantello di lana particolarmente pesante, molto richiesto, indossato dai soldati e dai servi, prodotto con la materia prima proveniente a Capua dall'Irpinia, dal Beneventano, dall'Apulia per essere lavorata nei laboratori artigiani, ma non certo in questi raffinati ambienti, niente a che vedere con l'idea di bottega che possiamo farci visitando ad esempio le vestigia di Pompei. In quegli anni la posizione sociale dei ricchi commercianti come Confuleio è di particolare prestigio: dopo che Roma ebbe conquistato definitivamente Capua e molti senatori Campani, inclusi quelli capuani, si tolsero la vita con il veleno piuttosto che cadere prigionieri nelle mani del nemico o fuggirono, Capua venne ridotta a semplice Prefettura, sicché la cosa pubblica di fatto fu amministrata da commercianti come Confuleio, riuniti in collegia, in genere di carattere religioso, che si adoperarono per dare un uovo assetto alla città, promuovendo restauri e opere pubbliche e rendendola di nuovo florida.

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Il sito è uno spaccato interessantissimo di storia antica, dei costumi e mestieri dei nostri progenitori, delle evoluzioni della società, della grande storia e delle sue ripercussioni sulle piccole storie dei singoli, una visita stimolante che sarebbe bello fosse resa sempre più accessibile per chiunque volesse affrontare questo viaggio e accettare questo invito a casa di  Publio Confuleio Sabbione.