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Il parco storico archeologico di Compsa: un viaggio nel tempo dove il tempo si è fermato

  •  ELISABETTA COLANGELO
  • Pubblicato in Tesori nascosti
Erano le  19,34 di una domenica qualunque a Conza della Campania. Una domenica di fine autunno, quelle col clima ancora mite, prima dell’arrivo dell’inverno, con la neve che da queste parti cade in abbondanza. Molti erano in casa per la cena, i più giovani in giro, tanti di loro riuniti nei bar per seguire tutti insieme una partita di calcio di quelle importanti. In un attimo non fu più una domenica qualunque quella del 23 novembre 1980. La terra tremò per 90 infiniti secondi. Urla, calcinacci, crolli. Poi il silenzio assordante, quello delle grandi tragedie. In pochi attimi il terremoto si portò via tutto: Conza pagò un tributo altissimo, con ben 184 vittime. Giovani, anziani e anche bambini piccolissimi persero la vita. Quelli riuniti al bar appena fuori il paese a vedere la partita non ebbero scampo. Schiacciata la loro giovinezza, i sogni, il futuro. E poi le case, anni di sacrifici, lavoro massacrante lontano dal paese per costruire la casa per sé e i propri cari, il rifugio sicuro in cui tornare. E la serenità di una piccola comunità, con le sue tradizioni, la gente che si conosce da sempre, gli emigrati che tornano a fare festa. Tutto distrutto, finito.
 A mani nude provarono ad estrarre  i propri cari, a farsi strada tra le macerie. Erano isolati, le comunicazioni col mondo interrotte, le strade bloccate. Poi pian piano le notizie arrivarono, si capirono le proporzioni dell’evento e si contarono i morti. 
 
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Negli anni successivi, caso unico nell’area, Conza venne ricostruita ex novo in un’atra area a valle posta a circa 2 km dal nucleo originario, mentre il centro storico rimase vuoto, città fantasma arroccata sulla collina, monumento alla tragedia, alla catastrofe naturale e all’incuria dell’uomo.
Il parco storico archeologico di Compsa sorge esattamente lì, dove un tempo c’era Conza della Campania.
All’ingresso del vecchio centro abitato si erge una croce monumentale del 1741, recante lo stemma di Conza, un’aquila turrita poggiante su tre colli, orgoglioso baluardo di ciò che la cittadina fu un tempo. Varchiamo il cancello che oggi delimita il borgo antico e percorriamo le stradine del centro. Ai lati case sventrate raccontano frammenti di vite interrotte :pezzi di arredo, mattonelle, scale, un vecchio divano, un armadio mezzo aperto da cui si scorgono cappotti appesi, tutto parla di quella terribile notte in cui ogni cosa cambiò. Il nostro percorso è un viaggio doveroso nella memoria di questa comunità, simbolo di quel tragico evento accaduto e di tutti quelli che continuano purtroppo ad accadere tutt’oggi, eventi naturali divenuti tragici con la complicità dell’uomo, dell’incuria, del dispregio delle regole, dell’avidità, del cinismo. E’ bello  che a condurci nel nostro percorso sia una giovane donna, Stefania, volontaria della pro loco, probabilmente neanche nata al tempo dei fatti, eppure appassionata nel suo racconto “ perché questa è la nostra terra, se non ci pensiamo noi a conservare la memoria, chi ci pensa?”. La nostra guida ci accompagna alla scoperta del centro abitato e dei tesori che nasconde.
Dopo la rimozione delle macerie infatti, l’abitato di Conza disvelò il suo segreto: l’antica città romana, i cui resti erano celati dalle abitazioni preesistenti. Non di rado le cantine delle abitazioni nascondevano parti di templi, lapidi, resti di opus reticulatum, pavimentazioni di epoca romana in mosaico, tutto opportunamente celato, per non avere grane o semplicemente per inconsapevolezza di ciò che quelle vestigia antiche rappresentavano. Ecco dunque la scoperta nella scoperta, al parco storico si sovrappone il parco archeologico.
 
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La citta di Compsa, di origini antichissime, era situata lungo il corso del fiume Ofanto, luogo ideale per insediamenti: i primi furono i Sanniti, conquistati poi dai romani. In epoca romana Compsa divenne municipium, ottenendo una buona autonomia amministrativa. In quel tempo sorsero edifici pubblici, furono erette statue onorarie, un anfiteatro e le terme. L’antico foro, rinvenuto sotto le macerie della Cattedrale, presenta una preziosa pavimentazione in lastra di pietra calcarea ben visibile e canalette di scolo per la raccolta delle acque piovane. I resti della Cattedrale sono quanto mai suggestivi: fu centro della vita della comunità pre terremoto e al tempo stesso al suo interno sono visibili ruderi di epoca romana e medievale, per via delle diverse ricostruzioni seguite alla distruzione causata dai vari terremoti che nel tempo hanno interessato l’area. L’importanza di Conza continuò anche dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente: fu per un breve periodo fortezza gotica e poi bizantina, fino alla conquista da parte dei Longobardi nel 568. La visita ben evidenzia le progressive stratificazioni del tessuto urbano. 
Sulla sommità del paese, una costruzione che ha resistito al terremoto è stata ristrutturata e adibita a piccolo museo, dove, oltre ai reperti archeologici rinvenuti nell’area sono esposte le foto di Conza com’era e com’è.
Il sito versa attualmente in uno stato di conservazione non ottimale, le erbacce incolte, le scorribande di cinghiali e altri animali contribuiscono al degrado. Il suo valore storico e simbolico meriterebbe molto di più: la visita al parco di Compsa, decisamente fuori dai consueti circuiti turistici, è appassionante e suggestiva, oltre che espressione di quell’imperativo morale e dovere civico che è la conservazione della memoria, per quanto dolorosa, del passato. Prima che sia troppo tardi.