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Sant'Anna dei Lombardi, un pezzo di rinascimento toscano nel cuore di Napoli

  •  Elisabetta Colangelo
  • Pubblicato in Tesori nascosti

Nel cuore pulsante di Napoli, tra le vie dello shopping e lo sciame di turisti diretti alla non lontana Piazza Plebiscito, c’è un autentico gioiello: la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi. Un pezzo di Firenze nel centro di Napoli. Il rinascimento toscano, che tanti capolavori ha donato all’Arte italiana e mondiale, ha lasciato anche nel capoluogo partenopeo una preziosa testimonianza che non ci si aspetta.

La Chiesa

La Chiesa venne fondata nel 1411 e affidata ai padri olivetani di San Miniato, e fu tra le preferite della corte aragonese, dopo i radicali lavori di ampliamento voluti da Alfonso I. Nobili famiglie napoletane, dai d’ Avalos , ai Piccolomini, contribuirono alle spese e fecero donazioni per la costruzione di un monastero che aveva quattro chiostri, giardini con fontane, una biblioteca e una dependance. Fu qui che nel 1588 Torquato Tasso scrisse una parte della Gerusalemme Liberata. Il monastero fu soppresso durante la repressione della Rivoluzione del 1799, divenendo sede delle “reali segreterie”, dove si istallarono i Tribunali. L’Arciconfraternita dei Lombardi nel 1801 ottenne da Ferdinando iV la cessione della chiesa di Monteoliveto, per questa ragione il Complesso Monumentale è chiamato Sant’Anna dei Lombardi.

La facciata poco appariscente, ricostruita dopo la seconda guerra mondiale per via di gravi danni subiti durante i bombardamenti alleati, non lascia immaginare lo straordinario patrimonio artistico conservato all’interno.

Gli interni

La pianta della chiesa è tipicamente fiorentina. Attraversiamo la navata principale, su di noi un magnifico soffitto a cassettoni, anch’esso restaurato dopo i danni dubiti nel conflitto mondiale, alle nostra spalle l’organo del XII secolo, con decorazioni di inizio seicento, opera di Battistello Caracciolo. Ai lati della navata si susseguono le meravigliose cappelle rinascimentali dalle imponenti opere marmoree, ma la nostra visita ha due obiettivi ben precisi: la cappella Vasari e il gruppo scultoreo di terracotta raffigurante il Compianto sul Cristo Morto di Guido Mazzoni del 1492, conservato nell’Oratorio del Santo Sepolcro.

Sant'Anna dei Lombardi

Ci accoglie Stefano, molto più di un custode, memoria storica di questi luoghi incantati, appassionato e appassionante nella sua descrizione. Con garbo e perizia ci accompagna alla scoperta di questi capolavori. Seguiamo il percorso che attraversa le cappelle a destra della con autentica emozione, sopraffatti dalla bellezza.

Compianto sul Cristo Morto

Ci spostiamo di poco per raggiungere l'Oratorio del Santo Sepolcro e un capolavoro della scultura rinascimentale si apre ai nostri occhi: il Compianto sul Cristo Morto di Guido Mazzoni. Lo scultore, di origini modenesi, fu chiamato a Napoli da Ferdinando I alla fine del XV secolo e l’opera gli fu commissionata da Alfonso II di Napoli. Lo stesso Vasari ne parla:

"[...] uno scultore [...] chiamato Modanino da Modena, il quale lavorò al detto Alfonso una Pietà con infinite figure tonde di terracotta colorite, le quali con grandissima vivacità furono condotte, e dal re fatte porre nella chiesa di Monte Oliveto di Napoli, monasterio in quel luogo onoratissimo; nella quale opera è ritratto il detto re inginocchioni, il quale pare veramente più che vivo; onde Modanino fu da lui con grandissimi premii rimunerato".

L’opera si compone di otto sculture a grandezza naturale e rispecchia l’iconografia tradizionale del XV secolo dei gruppi scultorei del compianto sul Cristo morto. La disposizione del Cristo morto adagiato in terra, perpendicolare rispetto al visitatore, è un elemento caratteristico del gruppo scultoreo.

L’uso sapiente della terracotta, con le sue capacità mimetiche, è in grado di conferire un particolare realismo all’opera di Mazzoni, sebbene a partire dal cinquecento, il prevalere del marmo come materiale di elezione per l’arte scultorea, influenzerà la valutazione di opere come questa. Sta di fatto che la verità è l’elemento caratterizzante questa opera. "Vera" nell’imitazione di stoffe, pellicce, materiali diversi e poi i capelli, la barba, i tratti caratteristici del volto delle figure rappresentate ( originariamente policrome). La nostra attenzione è rapita soprattutto dalle figure femminili della Maddalena e della Vergine. La prima, raffigurata con i suoi lunghissimi capelli che scendono liberi lungo le spalle, è proiettata in avanti, unica figura completamente eretta, sopraffatta dal dolore, pare di sentirne l’urlo disperato mentre la sua espressione esprime con realismo impressionante tutto il dolore, lo sgomento di questa donna di fronte alla morte di Cristo. La Vergine è sul punto di svenire: è una madre che, umanissima, è straziata alla morte del figlio. La soccorre Maria Salomè. Cristo, deposto a terra, è rappresentato col visto disteso, le guance piatte, le occhiaie incavate, tratti che l’artista imprime nella materia con estrema maestria, al suo fianco, dilaniato dal dolore, San Giovanni Evangelista. Alcuni dei reali aragonesi, molto probabilmente su loro richiesta, compaiono nelle vesti dei personaggi del gruppo. È certa per esempio la rappresentazione di due personaggi dietro i quali si celano i ritratti di Ferdinando I e di suo figlio Alfonso II di Napoli, in particolare, quest'ultimo, raffigurato nelle vesti di Giuseppe d'Arimatea.

La Cappella Vasari

In fondo al percorso, la cappella Vasari si apre al nostro sguardo. Incanto, abbaglio, emozione pura. Nato come refettorio della chiesa di Santa Maria di Monteoliveto, divenne nel 1688 sacrestia di Sant’Anna dei Lombardi. Al secondo utilizzo si deve l’altare, sormontato da un dipinto raffigurante San Carlo Borromeo. Il nome della cappella si deve agli affreschi realizzati nel 1545 da Giorgio Vasari, il pittore, architetto, ed eccelso storiografo. Fu assai prolifico il soggiorno a Napoli dell’artista aretino, che, oltre al refettorio di Monteoliveto, realizzò dipinti su tavola per la sacrestia di San Giovanni a Carbonara, e operò anche al Duomo e alla Cappella della Sommaria in Castel Capuano. Con la cappella del Vasari il marierismo toscano approda nel meridione della penisola italiana.

La mancanza di luce all’interno della cappella all’inizio scoraggiò l’artista che stava per rinunciare alla commissione ricevuta. In seguito chiese ed ottenne di procedere ad imbiancare l’intera superficie della cappella per ottenere la luminosità ideale. Fu così che Il Vasari, ricoprì di stucco tutte le volte di stile gotico del refettorio e incorniciò il tutto con luminose e geometriche decorazioni che rappresentano allegorie delle virtù. La volta della cappella appare suddivisa in tre quadranti dedicati uno alla Fede, uno alla Religione ed un altro all'Eternità. Lungo le pareti della cappella la mobilia seicentesca decorata con pregevolissime tarsie lignee eseguite da Fra Giovanni da Verona. Tra le tarsie sono collocate in nicchie aperte delle statuette lignee del Seicento raffiguranti i santi dell'ordine.

Il centro di Napoli è quanto mai ricco di testimonianze di epoche, culture, stili architettonici e pittorici, ma senz’altro la Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, con i tesori che custodisce, merita un posto speciale nelle rotte turistiche per le emozioni e la commozione in grado di suscitare nel visitatore.