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Le Obbligazioni naturali

  •  Paola Minopoli
  • Pubblicato in Ius in itinere

 

L’adempimento di una prestazione presuppone normalmente un rapporto giuridico da cui emergono posizioni di debito – credito. Le obbligazioni traggono infatti origine dai contratti, dai fatti illeciti, nonché da tutti quei fatti che per legge sono idonei a produrle e, in assenza di un valido rapporto obbligatorio, chi esegue un pagamento non dovuto può generalmente richiederne la restituzione.

Le obbligazioni naturali costituiscono un’eccezione al meccanismo appena descritto.

L’art. 2034 c.c. sancisce che “non è ammessa la ripetizione di quanto spontaneamente eseguito in esecuzione di doveri morali e sociali”.

Nessuno pertanto, salvo il soggetto incapace, potrà richiedere la restituzione di quanto pagato/consegnato se la predetta prestazione sia stata liberamente eseguita con la convinzione di adempiere un dovere morale e sociale.

Quando si è allora in presenza di un’obbligazione naturale?

Esempi sono il pagamento di debiti di gioco e delle scommesse, il pagamento di debiti prescritti, la prestazione di alimenti tra parenti legittimi nei casi in cui non vi è un obbligo sancito dalla legge ed astrattamente tutti i casi in cui un soggetto sente di eseguire una prestazione in virtù della sussistenza di un dovere morale e sociale ed adempie in maniera spontanea.

Affinché ricorra il predetto istituto è necessario come visto che il soggetto non sia un soggetto incapace, che la prestazione sia spontanea e che l’obbligo morale che spinge all’esecuzione non appartenga esclusivamente al singolo ma sia un dovere sentito anche dalla collettività e goda pertanto di un preciso riconoscimento sociale.

Il legislatore ha previsto l’irripetibilità di tali obbligazioni anche nella Legge Fallimentare, escludendo espressamente (art. 64) la riacquisizione alla massa fallimentare dei beni trasferiti dal fallito per mezzo di “atti compiuti in adempimento di un dovere morale”.

Molte teorie dottrinarie e giurisprudenziali si sono scontrate sulla qualificazione delle predette obbligazioni. Alcuni autori hanno perfino escluso la loro rilevanza giuridica, sottolineando la incoercibilità delle stesse e la loro non derivazione dalle fonti prescritte dalla legge.

Altri autori e la giurisprudenza hanno evidenziato che già il solo inserimento dell’art. 2034 nel codice civile, nonché il riferimento da parte di altre norme dell’ordinamento (come il soprarichiamato art. 64 L.F.) rendono ab origine giuridicamente rilevanti le obbligazioni in parola.

In particolare la giurisprudenza ha rilevato che l’obbligazione naturale è una vera e propria obbligazione, che assume rilievo giuridico e produce i suoi effetti nel momento in cui viene posta in essere la prestazione da parte del debitore.

Come visto l’effetto principale è l’impossibilità di richiedere la restituzione di quanto spontaneamente eseguito.

Su tali principi i giudici di merito e di legittimità hanno individuato e qualificato come obbligazioni naturali le prestazioni eseguite ad esempio durante la convivenza tra soggetti non coniugati.

È stato affermato che “i doveri morali e sociali che trovano la loro fonte nella formazione sociale costituita dalla convivenza more uxorio refluiscono sui rapporti di natura patrimoniale, nel senso di escludere il diritto del convivente di ripetere le eventuali attribuzioni patrimoniali effettuate nel corso o in relazione alla convivenza” e  che “eventuali contribuzioni di un convivente all'altro vanno intese, invero, come adempimenti che la coscienza sociale ritiene doverosi nell'ambito di un consolidato rapporto affettivo che non può non implicare […] forme di collaborazione, e, per quanto qui maggiormente interessa, di assistenza morale e materiale.”(Cass. Civ. - SEZ. I - 22 gennaio 2014 n. 1277).

Da ultimo va ricordato che in base al disposto letterale del secondo comma dell’art. 2034 c.c. “i doveri indicati dal comma precedente […] non producono altri effetti”.

Pertanto chi ha adempiuto una volta e spontaneamente non sarà tenuto ad eseguire nuove e successive prestazioni, né di converso l’altro soggetto potrà pretendere adempimenti ulteriori, restando altresì radicalmente esclusa la trasmissibilità delle predette obbligazioni agli eredi.