Log in
NEWS
Ambiente, Premio San Michele a "L' Oro di Capri" Enel avvia la produzione in Brasile dei due parchi solari più grandi del Sud America Piano ospedaliero e territorio, lunedì a Napoli il ministro Lorenzin Infezioni cutanee, la scoperta made in Italy: così l'organismo le combatte in due mosse Capodimonte, riaprono i prati della Reggia per le Giornate Europee del patrimonio Boom ecobonus: 2,8 milioni di italiani pronti a ristrutturare casa Napoli, via al Bilancio consolidato 2016: stop al divieto di assunzioni Baroque Park, a Villa Bruno viaggio nel mondo dei libri Treno storico Napoli-Pietrelcina, De Luca e Moretti al viaggio inaugurale: Mantenuti gli impegni Incendi, nasce la filiera della prevenzione Aib Confapi Napoli, Falco: serve un'Agenzia per lo sviluppo del Mezzogiorno Napoli, successo per gli Itinerari Unesco al Wtu di Siena Capri, referendum per il futuro di via Krupp: via alla raccolta firme Cooperazione interregionale, nuovo bando Ue da 60 milioni Forza Italia, entra l'ex Idv Di Nardo: Nessun tradimento, torno a casa Festival di Bari sulle buone pratiche delle città europee. C'è anche Napoli Ryanair cerca il riscatto. In inverno nuovi collegamenti Napoli-Malta Conti pubblici: così i derivati possono affossare il bilancio dello Stato Musica, parata di stelle a Roma per "Napoli nel Cuore" Francesco Todisco (Mdp): Eolico, bene i sequestri della Gdf Fisco, indagine Cgia: Campania tra le regioni meno tartassate Cura dei pazienti fragili, a Roma un convegno organizzato da Lucio Romano Moda, nascono 6 imprese al giorno: record di giovani a Napoli Confindustria, Robiglio si candida alla presidenza di Piccola Industria Test di Medicina, boom di irregolarità: 5 atenei nel mirino. C'è anche Napoli Targa in memoria di Giancarlo Siani: un Qr Code per far conoscere la sua storia ai più giovani Mostre, quasi 1.500 persone al Madre per la videoinstallazione di Cerami "Mai Soli", a Salerno il primo gruppo-appartamento per anziani Capri, nasce il Comitato "Via Krupp aperta e pubblica" Trasporti, De Luca annuncia arrivo del bigliettaio a bordo dei bus Trofeo Pulcinella, cento pizzaioli in gara a Napoli Evasione fiscale da 1,5 mln: sequestrata coop che lavora per le Fs Palasport delle Fiamme Oro di Roma intitolato al napoletano Aurelio Santoro Rossi, Viesti, Laterza e le vexata questio M Provinciali a Caserta, in corsa sei liste e due candidati alla presidenza

kimbo shop ildenaro 016

I NUOVI ANTIMODERNI

di Pietro Di Muccio de Quattro

Se ne avessi l’autorità, come ne ho l’ardire, suggerirei a Massimo Fini, del quale “Il Fatto Quotidiano” ha ospitato un paginone su “Rousseau e la lotta al consumismo”, la lettura del libro, fresco di stampa, “A proposito di Rousseau”. L’autore è David Hume, nientemeno: uno che Rousseau lo conosceva fin troppo bene. Questo libro, un gioiello di profondità e leggerezza, arguzia e gravità, pubblicato da Rubbettino, traduce l’originale inglese “Un conciso e genuino resoconto della disputa tra il Signor Hume e il Signor Rousseau: con le lettere che si scambiarono durante la loro controversia” del 1766.
L’articolo di Fini ha per occhiello “Illuministi”. Ma quanto diversi tra loro! Hume, come lui dice di se stesso, era mite, socievole, aperto, brioso, padrone del suo carattere, insensibile all’inimicizia e moderato nelle passioni. Rousseau, invece, bontà sua, si descrive così: “Sento il mio cuore e conosco gli uomini. Non sono fatto come nessuno di quanti ho conosciuto. Mi sono sempre creduto e mi credo ancora, tutto sommato, il migliore degli uomini”.
La disputa in questione, pur appartenente al “Secolo dei Lumi”, è tuttavia strettamente attuale perché le citazioni e l’entusiastico commento di Fini riguardo al “Discorso sulle scienze e sulle arti” di Rousseau ripropongono un tipo di attacco alla “Modernità” che in modi e mezzi aggiornati vediamo tutt’oggi scagliare sotto i nostri occhi. Il paradosso di tale attualità sta in questo, che Fini esalta l’intemerata contro l’economia di un pensatore come Rousseau che era (ed è) noto per la sua ignoranza in materia. Massimo Fini individua “la straordinaria modernità di Rousseau, l’antimoderno” nella condanna della ricchezza, dello sviluppo economico, del mercato libero, e cita la preghiera di Rousseau: “O Dio onnipotente, tu che tieni nelle tue mani gli spiriti, liberaci dai lumi e dalle funeste arti e rendici l’ignoranza, l’innocenza, e la povertà, i soli beni che possan fare la nostra felicità e che sian preziosi al tuo cospetto” (sic!).
Hume e Rousseau non erano profondamente diversi soltanto nel carattere, ma anche nel pensiero. Hume credeva nella proprietà privata, nel “governo limitato”, nella libertà sotto la legge, nella cooperazione volontaria, nella moneta e nello scambio, nelle arti e nella raffinatezza. Rousseau sulla proprietà privata esprime giudizi contraddittori, dove l’accetta, dove la condanna. Ma la questione di fondo, come sottolinea Lorenzo Infantino, “è che il modello di società a cui Rousseau è rimasto sempre fedele è quello del collettivismo spartano. Nel ‘Discorso sulle scienze e le arti’ ha definito Sparta una ‘repubblica di semidei più che di uomini’. Il modello spartano è reiteratamente proposto nell’improvvida lettera a d’Alembert. Sparta è il punto di riferimento nel ‘Progetto di costituzione per la Corsica’ dove vengono addirittura proposte l’autarchia e l’abolizione del denaro, nonché il calcolo in natura. L’adozione di Sparta come proprio modello sociale e il rifiuto del denaro, che è il mezzo della libertà individuale di scelta, indicano chiaramente l’obiettivo che Rousseau si prefiggeva. Quanto scritto contro la scienza, le arti, la grande città, e il lusso ne è un mero complemento”.
Hume aborriva il ‘governo popolare’ (si direbbe il populismo di oggi!) perché amava la costituzione inglese, “se non il migliore sistema di governo, perlomeno il più completo sistema di libertà mai visto e conosciuto dal genere umano”, e temeva il potere illimitato e vessatorio. Rousseau negava che il popolo inglese fosse libero perché “i deputati del popolo non sono né possono essere i suoi rappresentanti; nelle antiche repubbliche, e anche nelle monarchie, mai il popolo ha avuto rappresentanti, la stessa parola era ignorata”.
Ognuno può capire da questi semplici accenni a quella celebre controversia tra Hume e Rousseau (celebre perché in Europa erano celebri i disputanti e dunque lo fu la disputa) che la “volontà generale” di Rousseau, messa al servizio della sua ossessione di edificare “il regno della virtù” redimendo il mondo dal male, è un terribile pericolo immanente nella politica. Pure oggi, sebbene equivocato e indefinito, questo pericolo è davanti a noi, benché i nuovi antimoderni non siano che orecchianti, anche inconsapevoli, del vecchio Ginevrino.