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Monaldi, un progetto per azzerare i trapianti di cornea

 
Stop al cheratocono, il cross linking salva la vista: è l’innovativo progetto messo in campo dall’ospedale Monaldi per azzerare i trapianti di cornea in Campania, frenare la migrazione sanitaria e bloccare l’aumento di casi di cecità collegati alla patologia. Il progetto e l’esperienza del Monaldi saranno al centro di un corso di formazione in programma al Monaldi venerdì 19 maggio a cui partecipano i massimi esperti a livello nazionale. Il Monaldi è stato il primo ospedale in Campania ed in tutto il Mezzogiorno ad attivare , nel settembre 2007, un protocollo diagnostico-terapeutico standardizzato per la diagnosi e cura del cheratocono mediante la tecnica del cross-linking corneale che utilizza una vitamina (Riboflavina) che tramite un collirio o una semplice puntura rinforza la cornea sfiancata dalla malattia. Un programma 10 anni fa ideato e sperimentato al Monaldi da Alfredo Venosa, responsabile dell’unità operativa di “laserterapia del segmento anteriore” dell’occhio che intuì le possibilità terapeutiche rivoluzionarie della riboflavina. Tecnica che poi si è affermata in tutto il mondo e validata ufficialmente due anni orsono anche negli Usa.
“In questi dieci anni – avverte Venosa – la nostra struttura è divenuta riferimento scientifico a livello nazionale sia per numero di casi trattati che di pazienti monitorati oltre che per aver creato il data-base più ampio (circa 1000 pazienti) con un percorso diagnostico terapeutico completo che va dalla diagnosi al monitoraggio a lungo termine”. L’ospedale di Colli è per questo stato riconosciuto, con delibera di giunta regionale già alcuni anni orsono, Centro di riferimento regionale per la diagnosi e cura del cheratocono e Venosa è attualmente medico certificatore regionale. Il Cheratocono è una malattia della cornea su base genetica (la più frequente delle malattie rare) che colpisce in Campania 1 su 450 nati. Il Cross-linking va a rinforzare la citoarchitettura della cornea stabilizzandone la struttura ed evitando così il completo sfiancamento tipico della malattia. Una terapia che consente, se si interviene in tempo, di evitare il trapianto e comunque capace di frenare la degenerazione in qualunque stadio. Fino a 10 anni or sono, allorquando il ministero della Salute ha autorizzato l’utilizzo clinico routinario del cross-linking corneale, per un paziente a cui fosse stato diagnosticato un cheratocono evolutivo, l’unica procedura chirurgica con la migliore possibilità di successo era il trapianto di cornea con il suo inevitabile corollario di problematiche anche gravi (lunga attesa per il reperimento di una cornea istocompatibile, rischi gravi di rigetto, utilizzo massiccio di farmaci,ecc). “Oggi – spiega Venosa - sono in corso studi per migliorare la visione anche in occhi che hanno cornee fortemente compromesse e miopie non più correggibili con occhiali e lenti a contatto”. L’incidenza del Cheratocono in Campania è tra le più alte d’Europa (1 su 450 abitanti) per circa 15 mila persone colpite in cui la patologia si svilupperà nel corso della vita. La base familiare e genetica della patologia richiede controlli anche per figli, nipoti e cugini. Una platea potenziale di malati che sfiora i 60-70 mila pazienti.