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L'acciuga insegna il valore dell'esperienza turistica

Tanti i detti sulle acciughe: il simpatico pesciolino spera di diventare balena, è pasto gradito al gatto che però non vuole pescarla, se ascoltata cantare è preludio a un avvenimento altrimenti improbabile. Ciò che però tutti non sanno e che all’acciuga è dedicato un intero museo. In Sicilia, ad Aspra, c’è Il Museo dell’Acciuga dei Fratelli Balistreri. E’ stato ideato proprio per difendere un’arte antica: quella della pesca e della salagione delle acciughe. Ogni anno ospita qualche migliaio di ospiti e costituisce un correttissimo esempio di economia dell’esperienza nel turismo.
Può essere definito a tutti gli effetti, un museo contemporaneo. Esso infatti racconta una storia, quella dell’acciuga, dell’arte nelle antiche sardare e la vita delle antiche aziende siciliane per la lavorazione del pescato. Acciuga a tutto tondo.
Storia che è passato ma è anche attualità. L’acciuga ancora oggi si pesca, si tratta e si conserva sempre con lo stesso metodo, con gli stessi utensili. Il turista nel museo non raccoglie solo informazioni su antiche modalità ma capisce, assimila, scandaglia i procedimenti che, immutati dal tempo, vengono dal passato, ma sono quelli di oggi: vive un esperienza.
Eccola, la famosa lettera E del dizionario della gestione: l’Esperienza turistica. L’evento che impegna i turisti sul piano personale. Il racconto di un aneddoto, la recita di una poesia e il canto di una canzone porteranno il visitatore indietro nel tempo poi attraverso i decenni lo riporteranno alla realtà, regalandogli il gusto dell’autoidentificazione. L’aspettativa del visitatore di questo museo appare soddisfatta: si è calato nella realtà deipescatori e si è sentito per un attimo pescatore egli stesso. Nessun atteggiamento passivo o deferente, nessuna passeggiata tra strani arnesi ma un esperienza turistica nuova e creativa, mentalmente, socialmente ed emotivamente coinvolgente. OK, il metodo è giusto ed è applicabile non solo alla cultura popolare dell’era post moderna ma anche a quella dell’arte e dell’architettura.
Il turista nella sua esigenza di variare temporaneamente la propria esistenza è così disposto a investire risorse in denaro, tempo ed energia. Lo scopo è il riequilibrio esistenziale che si verifica quando il suo viaggio diventa esperienza, qualcosa di forte che ricorderà per sempre. Il museo
deve fornirgli quell’emozione che trasforma una serena passeggiata tra cose belle in un momento tanto particolare da segnare la sua vita almeno per il breve periodo della visita. L’esperienza comincia dal processo di utilizzo dei servizi turistici (video, audioguide, visite guidate, trasporti,
gadget e generi di conforto), ma è completata solo dall’esperienza di vita coinvolgente. In fase di progettazione il gestore dovrà preoccuparsi di trovare quell’insieme di stimoli che trascinerà l’ospite in esperienze memorabili. Esperienza, esperienza….definiamola dunque quest’esperienza.
Durante la visita scolastica gli allievi compiranno un esperienza di tipo educativo assorbendo gli eventi che avvengono sotto i suoi occhi. Durante la visita essi vorranno imparare. Chi visiterà una galleria d’arte dovrà vivere un esperienza di tipo estetico procurata da stimoli naturali o simulati, vorrà fortemente essere proprio in quel luogo che sta visitando. Un immersione profonda e un comportamento attivo della persona genereranno un esperienza d’evasione e il desiderio di provare. Il Museo dell’acciuga fornisce l’esperienza turistica nella sua intera complessità:
educativa per la storia che un po’ narrata, un po’ fotografata e un po’ cantata riuscirà a comporre il puzzle acciuga in tutte le sue sfaccettature, estetica perché le foto, le riproduzioni delle barche, le sardare, dedite alla pesca dell’acciuga risveglieranno la voglia di quel tipo di natura e di paesaggio, d’evasione stimolando il desiderio di provare almeno una volta a praticare quel tipo di pesca.
L’esposizione delle carrozze a Villa Pignatelli riuscirebbe a soddisfare anch’essa l’esigenza dell’esperienza turistica se si mettesse in mostra l’intera modalità di gestione delle briglie, se fosse possibile fotografarsi insieme ad un manichino cocchiere dentro le carrozze più adatte, se ci fosse qualcuno che illustrasse i diversi usi delle finiture delle briglie e delle selle o se qualcuna di esse fosse posta su nastri mobili che potessero simulare i percorsi stradali di una volta facendo sperimentare al turista la difficoltà fisica dei viaggi in carrozza. L’esperienza del turista dovrebbe essere sul podio delle più importanti pratiche di buona gestione.