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Un tempo si chiamava FIAT

Rappresentava la laboriosità e il genio italici. Quando la produzione diminuiva metteva in cassa integrazione i dipendenti perché li pagasse lo stato, cioè i contribuenti. Ne eravamo orgogliosi, seppure costasse a tutti qualche sacrificio. Oggi è quotata in borsa, ha incrementato le vendite e moltiplicato gli utili. Ma, complice l’informatizzazione e il cinismo dei grandi manager, ha decimato i posti di lavoro. La sede legale, un tempo a Torino, ora è a Lussemburgo o chissà dove. Paga le tasse in Inghilterra. Ha persino cambiato nome. Investe e produce in America, senza identità né più orgoglio nazionale. Anzi, è accusata pure di inquinare, come una Volkswagen qualsiasi. Così non si sporca solo il tricolore, ma anche il sudore della gente del sud di cui le prime auto erano impregnate.

La prossima rivoluzione non sarà culturale

Un linguista raffinato come Tullio De Mauro non poteva sopravvivere al massacro continuo del congiuntivo né alla sua minacciata sparizione se il M5S dovesse andare al potere. Il provvedimento più urgente, prim’ancora del reddito di cittadinanza e dell’uscita dall’euro, sarà la riforma della sintassi. Mentre l’Italia è alle prese con l’analfabetismo di ritorno – tutti sanno scrivere e far di conto, ma i due terzi della popolazione non capiscono ciò che leggono – il premier in pectore ha un fatto personale con la consecutio temporum. Ma siccome sembra che si possa governare anche senza, dopo avere consultato il web, verrà abolita. Anzi, sarà sanzionato qualsiasi sfoggio di erudizione.Più facile assecondare l’ignoranza che combatterla.

Più facile criticare che conseguire risultati

I primi, a Roma, sono disastrosi. Non basta cambiare il codice di comportamento e neppure dare sempre la colpa agli altri. Si può chiudere un occhio sulla volgarità del lessico. Ma per realizzare le novità bisogna sapere creare una nuova classe dirigente che, invece, non esiste. Quelli del web scelgono personaggi senza formazione perché gli rassomigliano. Figuriamoci che governo verrebbe fuori. Giovani senza preparazione né cultura ambiscono al premierato e a gestire ministeri. La politica è la scienza più complicata e sofisticata. Dove l'hanno imparata questi bravi ragazzi senza arte né parte e senza neppure studi, che giudicano tutti e pretendono di guidare l'Italia? Non permettiamogli di giocare col futuro – già purtroppo compromesso – dei nostri figli.

Salute e benessere dei cittadini sempre in secondo piano

Mentre il PIL stenta a crescere dello zero virgola, quello del gioco d'azzardo sale al 7%. In crescita esponenziale corruzione e volgarità. Volano pure imbroglio e raggiro. Il virus dell'autodistruzione nasce dal pessimismo sociale e dall'assenza di prospettive future. Anziché godere del proprio reddito, molti italiani sfidano la sorte. Almeno, così credono. Però, la fortuna è impotente non essendoci possibilità di vincere. È tutto truccato. Si avvicina ai cento miliardi la somma che consegniamo ogni anno a chi sfrutta impunemente le nostre debolezze. Mentre diventiamo sempre più poveri e infelici, lo stato si gira dall'altra parte.

Vera onestà sarebbe scusarsi con Pizzarotti

Avendo finalmente capito che i suoi pretendenti premier non sono migliori ma come tutti gli altri, Grillo si è visto costretto a cambiare il codice etico. Non è più necessario dimettersi all'avviso di garanzia. Roma intanto, è ancora bloccata dall'inefficienza di una sindaca non adeguata. Gli stessi 5 stelle le muovono aspre critiche. C'è addirittura chi insinua che sia un'infiltrata per danneggiare il movimento. Capolavoro di volgarità è il messaggio della sorella di una senatrice. Più colorite le espressioni non potrebbero essere. Non c'è un vaffa, ormai termine da educanda. Turpiloquio da borgata h24. È con quel gergo che parte la scalata a Palazzo Chigi.

Forse la legge elettorale non è sufficiente

Per votare non bastano regole sicure, come dice Mattarella. Salvini, sempre più estraneo al paese, non lo riconosce come presidente. Prima di recarsi nuovamente alle urne agli italiani serve soprattutto la serenità che la politica gli ha tolto. Usciamo da una campagna elettorale dai toni esasperati, durata sei mesi, che, anziché porci di fronte alla Costituzione, ci ha messo gli uni contro gli altri. E siamo già entrati in una nuova contesa per la quale non siamo mentalmente né fisicamente pronti. Ecco perché, prima di decidere del futuro dei nostri figli, è necessaria una pausa di riflessione, che, invece, i partiti populisti, il cui unico programma è di esasperare gli animi, contrastano. Anche questo si doveva dire nel pur saggio discorso di fine anno.

Perché una banca non può fallire?

Tanto ce ne sono tante che possono farne le funzioni. Per di più sarebbe un esempio e un monito per tutte le altre. Mentre possono chiudere e mettere sul lastrico migliaia di dipendenti Almaviva e tante aziende, che, seppure in attivo, per guadagnare ancora di più, trasferiscono impunemente la produzione all'estero. Con i 20 miliardi che lo stato – solo per adesso, fra qualche mese ce ne vorranno altri – devolve a MPS si potrebbero risarcire i depositi e retribuire i disoccupati per tutta la vita. Tali elargizioni con i soldi del contribuente sono immorali perché inducono allo spreco gli altri istituti di credito. Tanto, poi, interviene Pantalone, cioè ognuno di noi. E si ricomincia daccapo.

Diario Liberale di Roberto Tumbarello

Roberto Tumbarello, giornalista professionista, laureato in Giurisprudenza, ha tre figli e sei nipoti. Medaglia “pro merito” del Consiglio d’Europa, di cui è stato portavoce in Italia per tanti anni, è esperto in Comunicazione e Diritti umani. È stato redattore e inviato speciale di diversi quotidiani e periodici a vasta tiratura. Ha chiuso la carriera come direttore del “Giornale di Napoli”. Tra le sue ultime pubblicazioni di successo: “Gesù era di destra o di sinistra?” (Sapere 2000, 2009), “Si salvi chi può” (Edizioni Radici, 2012), “O la borsa o la vita” (Armando, 2014), attualmente in libreria.