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Stefania Brancaccio prima firmataria di una lettera aperta contro la denatalità

Stefania Brancaccio Stefania Brancaccio

 

L'imprenditrice napoletana Stefania Brancaccio (Coelmo) continua la sua battaglia a sostegno delle donne e si fa portavoce di un appello al Governo e alle istituzioni per chiedere misure concrete contro la denatalità. "Noi firmatari di questa lettera aperta - dice la Brancaccio - chiediamo, nella giornata del 22 aprile dedicata alla salute della Donna, al Consiglio ed al Governo Regionale della Campania di voler assumere un impegno, al quale ciascuno di noi per le proprie competenze si dichiara sin d’ora pronto a cooperare, per l’analisi e la rimozione delle cause sociali, economiche, sanitarie e ambientali che, attualmente, non consentono a tante Donne della nostra Regione, di poter avere, in base alla loro libera scelta, dei figli".
La natalità in Italia mostra negli ultimi anni, dopo una ripresa legata quasi esclusivamente alla presenza degli immigrati, un calo drammatico con 1,35 figli/donna. Negli ultimi venti anni la Campania ha indicatori di fecondità in calo costante e come dimostrato dalla tabella ricavata dai dati ISTAT nel 2015 le donne campane hanno avuto in media 1,33 figli, per la prima volta al di sotto della media nazionale. Il preoccupante fenomeno di “denatalità” ha cause molteplici e non futili, quali le sfavorevoli condizioni socioeconomiche che si manifestano attraverso la difficoltà di accesso al mondo del lavoro e una nuova impetuosa tendenza migratoria, che spinge i giovani campani ad abbandonare il nostro territorio, oltre che un calo della fertilità di coppia per fattori ambientali e stili di vita, che in alcune aree critiche della nostra regione possono avere un importante impatto In passato le regioni meridionali e la Campania in particolare, sono state rappresentate come territori con una grande propensione per la creazione di nuclei familiari con molti figli. Questa idea è da affidare, ormai, all’iconografia cinematografica in quanto non corrispondente alla realtà attuale. Il dato è, a dir poco, allarmante, perché indica un declino della popolazione che, se non dovessero mutare le condizioni, porterebbe la nostra Regione al di sotto dei 5 milioni di abitanti entro il 2050, con un insostenibile invecchiamento della popolazione residente e le inevitabili conseguenze di carattere sociale, economico e sanitario.