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Jobs act, Consulta dice no a referendum su art. 18, sì su voucher e appalti

La Consulta dice sì ai referendum proposti dalla Cgil sulla cancellazione dei voucher e sulla reintroduzione della piena responsabilità in solido di appaltante e appaltatore. La decisione dei giudici della Corte Costituzionale è arrivata dopo una riunione durata oltre due ore. Ammessi, dunque, due quesiti referendari su tre. Non ha passato l'esame dei giudici costituzionali, infatti, il quesito relativo all'articolo 18.

Solo nelle prossime settimane verranno pubblicate le motivazioni di questa sentenza, ma, a caldo, sono in molti a sospettare che la decisione sia stata influenzata da valutazioni di carattere politico. Il più esplicito a riguardo è il segretario della Lega Matteo Salvini che parla di "sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo". Roberta Lombardi twitta ironicamente: "Consulta boccia referendum su art.18. Ok, si vota nel 2018 quindi. Povera patria".

Difatti, se si fosse andati a votare sull’articolo 18, per molti sondaggi i «sì» avrebbero prevalso facilmente, e il governo in carica avrebbe rischiato di subire un’altra sconfitta, in grado di creare una crisi parlamentare paragonabile se non maggiore rispetto a quella successiva al referendum costituzionale. Anche per questo per evitare il referendum nel 2017 e rinviarlo di un anno si era pensato, come aveva rivelato involontariamente il ministro del lavoro Poletti, di ricorrere all'arma "atomica" delle elezioni anticipate. Questi ragionamenti politici sono stati di fatto completamente superati dalla sentenza. Senza più il quesito sull’articolo 18, particolarmente trainante, gli altri due referendum ammessi, sull’abolizione dei voucher e sulla responsabilità solidali in tema di appalti, rischiano perfino di non raggiungere il quorum di validità. E sugli stessi voucher, come aveva dichiarato il direttore dell'ispettorato nazionale del lavoro, Paolo Pennesi, lo stesso ministero sta pensando di praticare delle riforme.

Si esprimono favorevolmente alla decisione il PD, col senatore Andrea Marcucci che parla di "sentenza ineccepibile". Maurizio Lupi parla di "buona notizia", affermando che il quesito, così com'era formulato, avrebbe contribuito a far ritornare la legislazione sul lavoro "a un sistema rigido e senza flessibilità".

Significative le dichiarazioni della leader della CGIL, Susanna Camusso, che non considera chiusa la partita sull'articolo 18. “Continueremo la nostra iniziativa contrattuale e valuteremo di ricorrere alla Corte Europea, perché siamo convinti di aver rispettato le regole” per la presentazione del quesito referendario.