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Innovazione aperta: una cultura, non solo la cassetta degli attrezzi

L’innovazione aperta non è una stella fissa in un universo simile al sistema tolemaico con al centro un insieme di regole usate per sbloccare e aprire la porta dell'impresa alle più svariate forme di cooperazione con l’ambiente esterno. Come nell'età dei Lumi, l'innovazione aperta è una cultura che affronta le grandi sfide del nostro tempo.
In quell’età, trascendendo confini geografici, politici, linguistici e culturali, la “Repubblica delle Lettere” – una comunità di innovatori intellettuali e scientifici – fu all’origine di un sistema aperto delle idee. Il faro intellettuale di quei pensatori e innovatori non era il pessimismo del filosofo Thomas Hobbes (1588-1679) che marcava con la parola "competizione" la natura degli umani. La loro inclinazione li avvicinava all'ottimismo del filoso e medico John Locke (1632-1704) che fece luce sul carattere cooperativo degli esseri umani unito alla benevolenza verso gli altri. Le idee viaggiavano velocemente, muovendosi di volta in volta tra la scienza pura e il lavoro pratico degli artigiani e ingegneri. Come ricorda Joel Mokyr, storico dell’economia, l’oscillazione delle idee tra i due poli permise all’artigiano John Harrison, appassionato di orologeria meccanica, di fabbricare il primo cronometro marino che risolse l'annoso problema della misurazione della longitudine che, fin quando rimase insoluto, fu causa di gravi danni economici e di perdita di tante vite umane.
Come allora, oggi l’innovazione aperta va intesa come una cultura che scava nelle tendenze pro-sociali degli esseri umani. I loro sforzi cooperativi disboscano la foresta di egoismo in economia e nella società, favorendo in tal modo la libera e veloce circolazione delle idee. Privi di barriere, gli scambi intellettuali prefigurano i processi d’integrazione culturale, da cui discende la creazione di conoscenza con un seguito di innovazioni da cogliere non solo dai rami bassi dell’albero della scienza e della tecnologia. ma soprattutto da quelli alti, più ricchi di ricadute benefiche. 
L’immaginazione dà vita alle idee attingendo dal pozzo dell’istruzione ricevuta e delle esperienze fatte. In assenza di azioni deliberate, le idee restano lettera morta e, come disse Steve Jobs, si traducono in rimpianti. Se messe in azione e quindi volte a fini utili, le idee abbandonano il regno della fantasia. Questo processo d’ideazione (idee in azione) può essere avviato e portato a termine nel chiuso del proprio giardino oppure aprendosi all’esterno per combinare in forme diverse le proprio idee con quelle di altri in modo tale da ottenere risultati superiori. Una cultura aperta alla conversazione è un metodo di pensare tale che i partecipanti possano dire la loro su un piano di parità, in modo non conflittuale, non gerarchico, e amichevole.
Tutti i membri fissano i propri ordini del giorno in base alla loro passione. È così che una nuova conoscenza sprigiona da domande che sorgono durante le conversazioni, un processo che porta invariabilmente ad apprendimento e risultati sorprendenti. Qui che entra in gioco l’innovazione aperta: una cultura, ancor prima che una cassetta degli attrezzi, così efficace da abbattere i costi di transazione sostenuti nel processo d’ideazione.