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La Storia

  • Scritto da Pezzi di vetro di Alfonso Ruffo
  • Pubblicato in in Home

Era il 9 maggio 1991, un giovedì, quando il primo numero del Denaro raggiungeva le edicole della Campania con l’ambizioso progetto di diffondersi presto in tutto il Sud per poi essere in grado di parlare al Nord. Il nome era stato scelto durante una cena tra due sociologi della stessa scuola, Francesco Alberoni e Orazio Mazzoni: il primo autore di libri di successo e raffinato divulgatore, il secondo tra i giornalisti più famosi del Paese con direzioni e premi importanti.


L’idea mi fu comunicata seduta stante, per telefono, e la mia pronta adesione servì a superare ogni dubbio residuo. La testata che mi accingevo a pilotare, la prima specializzata in economia e politica nel Mezzogiorno, si prestava a equivoci e pesanti giochi di parole soprattutto considerando la città in cui era concepita. Fui costretto a chiarire il senso e la portata della decisione nell’articolo di fondo che troverete riprodotto nella fedele replica del primo numero che oggi diffondiamo per celebrare l’anniversario.


Mi venne in soccorso l’enciclica Centesimus Annus appena emanata da Karol Wojtyla che all’uso del denaro e al significato del capitalismo dedicava decisive parole d’interpretazione. Sarà un caso, ma avere modo di rileggerle oggi in tutta la loro freschezza e all’indomani della beatificazione di quel Papa straordinario, avvenuta il primo maggio a Roma, è motivo di conforto per l’attualità del messaggio che ritroviamo nello spirito del Giubileo indetto per Napoli dal suo Arcivescovo Crescenzio Sepe che tante coscienze sta risvegliando dal sonno.


Dunque, stava per partire un’esperienza straordinaria. Mazzoni associò la figlia Clelia nella gestione e nel capitale d’avvio ed io ci misi il frutto delle mie liquidazioni dal Giornale di Napoli e da Napoli Oggi che nella fase finale avevo anche diretto. Ferdinando Ventriglia e Grazia Scartaccini, signore e signora dell’allora Banco di Napoli, vollero credere nell’iniziativa assicurando un interessante contratto pubblicitario scontando il quale potemmo acquistare i primi computer della Apple i cui schermi fanno ancora bella mostra del mio ufficio. Tra i sostenitori si aggiunse presto il gruppo Fime presieduto da Sandro Petriccione e diretto da Giovanni Mazzocchi.


Non fecero mancare il loro appoggio Manlio Albi Marini attraverso la Banca della Provincia di Napoli ed Ernesto Valentino con la Popolare dell’Irpinia. Fin dalle prime battute e per un lungo periodo non ha fatto mancare un appoggio convinto il gruppo Cis, poi anche Interporto, poi anche Vulcanobuono, su impulso del suo presidente Gianni Punzo.


Dovevamo garantirci un’iniezione robusta di pensiero e demmo alla luce due organismi di accompagnamento - un comitato tecnico scientifico e l’associazione culturale Officina di economia - dove riunimmo alcune delle menti più fervide e attive che siano ancora in circolazione: Paolo Savona, Massimo Lo Cicero, Lucio Scandizzo, Mariano D’Antonio, Salvatore Vinci, Antonio Ricciardi, Raffaele Cercola, Michele Bagella, Luigi Paganetto, la stessa Clelia Mazzoni. Memorabili i convegni capresi ai quali ha spesso preso parte, tra molti altri, Enzo Giustino.


A far parte della redazione furono chiamati alcuni giovanissimi che si erano distinti in nuovi giornali, in particolare Napoli Oggi e il Giornale di Napoli, fondati da Mazzoni dopo aver lasciato la direzione del Mattino. Nella gerenza, che all’interno riproduciamo per intero, figurano tra gli altri Francesco Benucci, Bruno Bisogni, Marco Esposito, Giorgio Gradogna, Angelo Lomonaco, Enrico Sbandi. A titolo grazioso concessero la loro collaborazione un asso del mestiere come Roberto Ciuni e l’eurodeputato Enzo Mattina che accettò di spiegare con metodo da Bruxelles vantaggi e vincoli dell’allora Comunità.


Dopo vent’anni e molti accadimenti pubblici e privati – scompare l’intervento straordinario, scoppia tangentopoli, Bassolino avanza e si consolida sulle macerie del vecchio ordine politico, viene fatto fallire il Banco di Napoli con questo minando l’intero sistema meridionale del credito e dell’industria, muoiono Ventriglia e Mazzoni, irrompe Internet, cala la più lunga e seria crisi finanziaria di sempre, saltano i conti della Regione e degli enti locali – la nostra piccola imbarcazione è ancora in acqua e la rotta è sempre la stessa.
Il Denaro resta “il giornale di chi lavora e produce”, secondo lo slogan del suo lancio pensato con l’inarrestabile Toto Petrone, e non cambia la formula di attenzione al mondo delle imprese, delle professioni e delle istituzioni anche se si affievolisce la possibilità che ci si allarghi in altre regioni: mancano le risorse di cui il territorio diventa avaro e il web provvede meglio della carta stampata. Nel 2001 il settimanale si trasformava in quotidiano e qualche anno più tardi la gestione della testata veniva affidata a una cooperativa composta da quasi tutti coloro che vi lavorano in qualità di giornalisti, grafici, amministrativi. Ci siamo presi pure il lusso di fondare un mensile patinato, il Den. Da un serrato confronto con il designer Pino Grimaldi nasceva il logo che oggi compare in rosso sulla testata e identifica il gruppo: un essenziale e stilizzato sguardo del leone. L’immagine di copertina nell’ultima riforma grafica è stata disegnata dal maestro Lello Esposito.


Nella vecchia società di capitali, che continua a custodire il marchio, si affacciano con il trascorrere del tempo diversi amici: Ambrogio, Massimo e Vanna Prezioso, Tommaso Iavarone, Paolo Scudieri, Amedeo Giurazza, Andrea Rea, Ugo Righi, Unioncamere Campania sotto la presidenza di Costantino Capone. Si può definire storico il rapporto con l’Aci di Antonio Coppola e fu rilevante un progetto realizzato agli esordi con Carlo Borgomeo.
Vicinanza e simpatia ci sono state assicurate dagli Ordini professionali e da presidenti come Luigi Vinci, Paolo Pisciotta, Enrico Guerra, Achille Coppola, Francesco Russo, Francesco Landolfi, Franco Tortorano, Emilio Ciccarelli, Paolo Giugliano, Giovanni Prisco, Vincenzo Pappa Monteforte. Abbiamo collaborato e collaboriamo con molte associazioni imprenditoriali: con la Confcommercio di Maurizio Maddaloni (ora presidente della Camera di commercio) e la Claai di Alessandro Limatola, con la Confapi di Sergio Fedele, Emilio Alfano, Dario Scalella, ora rappresentata da Pasquale Bruscino, e la Federdirigenti di Carlo Rosini, Gabriele Acquaviva, Annibale de la Grennelais. Alla serie non mancano i costruttori prima con Prezioso e ora con Rudy Girardi.


Un forte legame ci ha tenuto stretti a Confindustria, tanto da essere spesso scambiati per una sua emanazione. Con la compagine di Napoli, poi, la collaborazione risale ai tempi di Napoli Oggi e del primo mandato di Salvatore Paliotto. E’ motivo di soddisfazione che sia proseguita senza interruzione con Salvatore D’Amato, ancora Paliotto, Gaetano Cola, Paolo De Feo, Antonio D’Amato, Tommaso Iavarone, Gianni Lettieri al quale è da poco subentrato Paolo Graziano. Dipende anche da questo rapporto speciale l’aver avuto il privilegio di tenere la redazione a Palazzo Partanna, nella centralissima piazza dei Martiri. Con l’associazione di Salerno realizziamo il mensile Costozero voluto da Antonio Paravia e accolto da Agostino Gallozzi. Strepitosa l’intesa con i giovani imprenditori (risale all’epoca in cui giovane ero anch’io) che s'invera tuttora nel convegno annuale di Capri. Istruttivo il lavoro svolto sull’estero con lo Sportello Sprint di Edoardo Imperiale, edificante la relazione con il gruppo di amici raccolto intorno a Felice Siciliano e Tonino Romano culminante nel meeting di Rimini.


Più e più volte abbiamo conosciuto difficoltà (ah, il mercato!) e sempre finora siamo riusciti a superare le fasi acute del disagio cogliendo anche l’opportunità d’investire in nuovi indispensabili mezzi di comunicazione come il portale web e la tv, prima satellitare ora digitale, grazie soprattutto alla partecipazione di nuovi compagni di viaggio: Pietro Altieri, Fortunato D’Angelo, Alessandro Miranda, Maurizio Landolfi, Giovanni Cimmino, Piero Gaeta, Giuseppe e Salvatore Esposito, Alfredo Giacometti, l’Associazione regionale dei costruttori, l’Unione degli industriali di Napoli, alcuni dei quali hanno poi deciso di lasciare.


Per la loro pazienza meritano di essere ricordati alcuni tra gli amministratori e i sindaci che per più tempo ci hanno accompagnato nel cammino condividendone le asperità: Mario Mustilli, Claudio Azzolini, Roberto Continisio, Enzo Ghionni, Michele e Pasquale Saggese, Giuseppe Pedersoli, Flavio Petricciuolo, Teo Eboli. Non parlo della redazione attuale (è presente ogni giorno in gerenza) e ometto di passare in rassegna tutti i colleghi che si sono formati alla nostra scuola e adesso si fanno apprezzare in altri giornali per il semplice motivo che sono troppi. Non posso dimenticare i tre collaboratori più assidui: Guido d’Angelo, Nando Morra e il valoroso Antonio Vinci scomparso da più di un anno. Ci divertimmo con Paolo Cirino Pomicino che si firmava Seneca. Battaglie civili sono state combattute con Gaetano Montefusco. Con Ermanno Corsi e altri amici fondammo il Centro studi Nicola Amore. Un pensiero va all’incomparabile Max Vajro e all'inesauribile Andrea Geremicca con il quale stavamo registrando una serie di puntate sul Mezzogiorno.


Con due gruppi scelti d’imprenditori e professionisti abbiamo contribuito a costruire e stiamo sviluppando progetti non banali: Napoli Crea e Intraprendenti. Nel primo caso sono stati coinvolti in attività di sviluppo sui mercati esteri i detentori di alcuni dei migliori marchi della moda: Massimo Alois, Giancarlo Ascione, Giuseppe e Massimiliano Attolini, Davide De Blasio, Salvatore De Cristofaro, Simone e Andrea Finamore, Gianluca Isaia, Maurizio Marinella, con la partecipazione in alcune manifestazioni di Ciro Paone.


Nel secondo caso, aperto a nuovi ingressi, sono presenti alcuni eroi già altrimenti impegnati nel gruppo come Scudieri, Gaeta, Giurazza, Giacometti, Esposito, Landolfi cui se ne aggiungono altri nel tentativo di dare vita a un corpo di uomini d’azione che sappiano coniugare interesse privato e bene collettivo nel rispetto delle regole e in condivisione di valori: Antonio Ascione, Maurizio Bianconcini, Enzo Boccia, Antimo Caputo, Rosario Caputo, Giuseppe Casillo, Luciano Cimmino, Igino della Volpe, Vittorio Genna, Giancarlo Lanna, Giuseppe Mandara, Amedeo Manzo, Biagio Mataluni, Domenico Menniti, Carlo Palmieri, Vittorio Pappalardo, Fulvio Scannapieco, Massimo Vernetti, Marco Zigon.

Potrei scrivere all’infinito – i personaggi di questa storia che meriterebbero di comparire sono centinaia – ma mi fermo qui. Per ora, perché ci ripromettiamo di proporre una narrazione puntuale degli accadimenti economici degli ultimi vent’anni in Campania, unita ai suoi tanti protagonisti anche politici e istituzionali, partendo dalla lettura delle nostre pagine in un evento da tenersi entro la fine di quest’anno in un luogo che ci diventerà caro.

 

Ci lavoreremo sopra.


Alfonso Ruffo