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Pianificazione e libertà individuale: l’innovazione aperta al bivio

 

I dirigenti del Bazar pianificano tutto. Non fanno di certo eccezione la ricerca e l’innovazione. Dietro la pianificazione dell’innovazione si cela l’istituzionalizzazione della ricerca. L’una e l’altra predeterminano agende di lavoro che restringono il campo di libertà dei ricercatori e degli innovatori. Come ha scritto Geoffrey E. R. Lloyd, professore emerito di Filosofia antica e della scienza presso il Needham Research Institute dell'Università di Cambridge,

….più la ricerca è istituzionalizzata, meno spazio ha l’individuo per produrre idee genuinamente innovative. Più il programma di ricerca gode della benedizione e dell’approvazione delle autorità, maggiore è la pressione ad operare in modo conforme al programma. L’ovvio pericolo è […..] che gli individui trovino sempre più difficile introdurre nuove idee, nonché suggerire nuove direzioni per il programma in sé (Lloyd, La curiosità nei mondi antichi, Donzelli Editore, 2003).

Sulla scia delle ricerche condotte da Lloyd, l’innovazione aperta è circoscritta da due culture: l’una è quella dell’antica Grecia più orientata verso la libertà della ricerca; l’altra, prevalente nell’antica Cina, più propensa verso l’istituzionalizzazione (il “supporto statale”, nelle parole di Lloyd).

Istituzionalizzare, quindi sottoporre a procedure burocratiche l’innovazione e sottomettere l’abilità degli individui alla devozione ai capi, corre il serio rischio di sboccare in risultati stagnanti: proprio l’opposto di ciò che s’intende perseguire con l’innovazione aperta. A quest’ultima è congeniale una comunità priva dell’autorità dei canoni in cui da dibattiti senza paletti sorgono conflitti cognitivi. I portatori di idee antagoniste competono tra loro per affermare il prestigio personale, ma nello stesso tempo contribuiscono a valorizzare la cooperazione affinché l’antagonismo non porti alla stagnazione. L’egoismo della competizione convive con l’altruismo della cooperazione. In questo loro operare, i protagonisti dell’innovazione aperta sono mossi dalla consapevolezza che, se decidessero di agire in isolamento, le loro idee potrebbero finire insabbiate. La defezione dalla cooperazione restringerebbe, infatti, i loro margini di manovra.