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Alilauro, torna Batò Naples

Questa mattina, al molo Alilauro di Mergellina, è stato inaugurato il "Batò Naples", un battello che permetterà a turisti e residenti,con corse previste il sabato e la domenica per tutta l'estate, di scoprire le bellezze partenopee da una prospettiva unica, quella dal mare. Soddisfazione da parte del presidente Alilauro, Salvatore Lauro, che ha dichiarato: "Un modo per vivere la barca come momento di incontro, ma anche come momento di evento. Si può pranzare, cenare o anche sentire solo della musica". Sulla stessa linea Pietro Spirito, presidente dell'Autorità portuale di Napoli, che apprezza l'iniziativa: "Garantire collegamenti e dare opportunità ai turisti per scoprire le bellezze della nostra terra e del nostro mare è un fatto importante".

Siccità, ministro Galletti: Investiremo sui bacini idrografici

 

"La risposta emergenziale la stiamo dando con un monitoraggio attento dell'evolversi della situazione. Per ogni bacino idrografico ci siamo dotati di un osservatorio. Adesso abbiamo costituito anche una cabina di regia permanente a livello nazionale, alla quale fanno riferimento tutti i ministeri interessati, le regioni e le autorita' di bacino". Così il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, intervistato dal Quotidiano Nazionale. "Questo ci ha permesso anche di regolare i flussi, gestendo il rilascio dai bacini in modo da assicurare ai fiumi un flusso minimo per garantire l'ecosistema- spiega- La regione Liguria e quella Emilia Romagna hanno siglato un accordo per rilasciare 4.5 milioni di metri cubi d'acqua dalla diga del Brugnano al fiume Trebbia. Nella zona di Parma e Piacenza abbiamo dichiarato lo stato di emergenza". "Stiamo lavorando a interventi nell'ottica del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che ha terminato la procedura di consultazione pubblica e sara' pronto prima della fine dell'anno- aggiunge il ministro - Nei prossimi giorni vorrei definire un primo pacchetto di misure di sistema da includere in un protocollo da firmare con le regioni". Per quanto riguarda le misure da adottare Galletti elenca: "l'aumento della capacita' degli bacini esistenti e poi lo sviluppo lungo i corsi d'acqua di sistemi di laminazione dinamica, cioe' dei serbatoi per uso irriguo alimentati dai fiumi nei momenti di alta portata, e da utilizzare in estate o comunque quando ve ne sia bisogno. Penso poi alla moltiplicazione dei bacini a uso irriguo costruendone nei nuovi ma anche utilizzando le ex cave. E poi cercheremo di proporre misure nel campo dell'agricoltura, in modo da spingere verso l'innovazione dei sistemi di irrigazione e anche a valutare l'utilizzo di colture maggiormente resistenti allo stress idrico".

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Pil pro capite, Campania perde oltre il 5% dal 2007

 

In questi ultimi anni di crisi, il divario economico e sociale tra il Nord e il Sud del Paese è aumentato. Lo ricorda l'Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha messo a confronto i risultati registrati da quattro indicatori: il Pil pro capite, il tasso di occupazione, il tasso di disoccupazione e il rischio povertà o esclusione sociale. In termini di Pil pro-capite, ad esempio, se nel 2007 (anno pre-crisi) il gap tra Nord e Sud era di 14.255 euro (nel Settentrione il valore medio era di 32.680 euro e nel Mezzogiorno di 18.426), nel 2015 (ultimo dato disponibile a livello regionale) il differenziale è salito a 14.905 euro (32.889 euro al Nord e 17.984 al Sud, pari ad una variazione assoluta tra il 2015 e il 2007 di +650 euro). Al Sud le variazioni percentuali più negative si sono registrate in Sardegna (-2,3%) in Sicilia (-4,4), in Campania (-5,6) e in Molise (-11,2). Buona, invece, la performance della Basilicata (+0,6 per cento) e della Puglia (+0,9). Sul fronte del mercato del lavoro, invece, le cose non sono andate meglio. Se nel 2007 il divario relativo al tasso di occupazione era di 20,1 punti a vantaggio del Nord, nel 2016 la forbice si è allargata, registrando un differenziale di 22,5 punti percentuali (variazione +2,4%). Nella graduatoria regionale spicca la distanza tra la prima e l'ultima della classe. Se l'anno scorso la percentuale di occupati nella Provincia autonoma di Bolzano era pari al 72,7%, in Calabria si attestava al 39,6 (gap di oltre 33 punti). La divaricazione più importante, tuttavia, emerge dalla lettura dei dati relativi al tasso di disoccupazione. Se nel 2007 era di 7,5 punti percentuali, nel 2016 è arrivata a 12 (gap pari a +4,5%). Sebbene tutte le regioni d'Italia abbiano visto aumentare in questi ultimi nove anni la percentuale dei senza lavoro, spiccano i dati della Campania e della Sicilia (entrambe con un +9,2%) e, in particolar modo, della Calabria (+12). Anche in materia di esclusione sociale, la situazione è peggiorata. Se nel 2007 la percentuale di popolazione a rischio povertà nel Sud era al 42,7%, nel 2015 (ultimo dato disponibile a livello regionale) è salita al 46,4. In pratica quasi un meridionale su due si trova in gravi difficoltà economiche. Al Nord, invece, la soglia di povertà è passata dal 16 al 17,4%. Il gap quindi è aumentato in questi 8 anni di 2,2 punti percentuali. "Il Mezzogiorno - afferma il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo - ha delle potenzialità straordinarie ed è in grado di contribuire al rilancio dell'intera economia del Paese. "bisogna tornare a investire per ammodernare questa parte del Paese - aggiunge - che, purtroppo, presenta ancora oggi delle forti sacche di disagio sociale e di degrado ambientale che alimentano il potere e la presenza delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. A nostro avviso, inoltre, bisogna riprendere in mano il tema del federalismo fiscale". Per gli Artigiani di Mestre, oltre a tutto ciò, è necessario rendere più efficiente la Pubblica amministrazione del Mezzogiorno. Come ha dimostrato uno studio della Commissione europea - che ha monitorato la qualità dei servizi pubblici ricevuti, l'imparzialità con la quale vengono assegnati e il livello di corruzione - tra le 206 regioni d'Europa prese in esame, sette realtà territoriali del Mezzogiorno si collocano nelle ultime 30 posizioni: la Sardegna al 178/o posto, la Basilicata al 182/o, la Sicilia al 185/o, la Puglia al 188/o, il Molise al 191/o, la Calabria al 193/o e la Campania al 202/o posto. "Con una Pubblica amministrazione di questo livello - segnala il segretario della Cgia Renato Mason - gli effetti negativi si fanno sentire anche nel privato. E il Sud d'Italia, tra tutti i Paesi monitorati, è tra le realtà dove questa relazione è più evidente. Pertanto, il Sud si rilancia anche rendendo più efficienti i servizi offerti dagli enti locali".

L'Italia fuori dal tunnel e il sud spinge il vagone

Siamo fuori dal tunnel, forse. E, per una volta, invece di essere trainati siamo noi a spingere il vagone. Noi della Campania, intendo. Questo, almeno, è ciò che dice l’Istat, smentendo peraltro clamorosamente gli analoghi dati forniti qualche giorno prima dalla Banca d’Italia e per l’occasione accompagnati dalle solite frasi: crescita modesta, economia in affanno, sviluppo non esaltante. E invece no, così non è. L’Istituto nazionale di statistica, infatti, nel pubblicare i dati del Pil nazionale suddiviso per aree geografiche, dice non soltanto che il Mezzogiorno si è messo in moto (+0,9%), ma che la Campania, appunto, tra le regioni del sud, è anche quella che nel 2016 è cresciuta di più. Vale a dire, di almeno 2 punti percentuali rispetto all’anno prima.

Ovviamente, a crescere di più è stato il solito Nord Est (+1,2%). E però è la prima volta, da molti decenni a questa parte, che il Sud non è più il fanalino di coda. Anzi. Nella classifica il Mezzogiorno si ritrova, infatti, davanti al Centro (+0,7%) e finanche al Nord Ovest (+0,8%). E quello che più conta, forse, è sapere che a crescere non è soltanto l’export (nel quale c’è molta agricoltura, evidentemente) ma anche e soprattutto l’industria (+3,4%). Di più, il dato Istat è indicativo, se vogliamo, del buon vento che sembra finalmente tirare anche per due altre ragioni. E, cioè: a) il Paese appare muoversi in maniera omogenea; b) è il secondo anno consecutivo che il divario tra area ricca e area arretrata non soltanto non aumenta, ma si va riducendo.

E detta così la situazione ha del miracoloso, probabilmente. Il fatto è che non tutto è oro quello che luccica. Nel senso che le ferite lasciate aperte dalla lunga crisi, soprattutto con riferimento all’occupazione, sono ancora sanguinanti e ben lontane dall’essere rimarginate. Questo, almeno, emerge dalla fotografia scattata dall'Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro. Nel rapporto “Il lavoro dove c'è” si legge, infatti, che dal 2008 al 2016 sono stati ben oltre 500 mila i connazionali che si sono cancellati dall'anagrafe per trasferirsi all'estero. E, tra questi, ci sono soprattutto i giovani. Tra le destinazioni dei nuovi emigrati italiani c'è, ovviamente, la Germania al primo posto seguita da Regno Unito e Francia. Il rapporto – notate il paradosso – è reso più drammatico anche da un altro dato. E cioè i quasi 300 mila stranieri, in particolare provenienti dai Paesi dell'Est, che in questi anni sono stati costretti a rimpatriare, non avendo trovato più opportunità in Italia. In tutto, quindi, si tratta di un esercito di quasi un milione di emigrati (800 mila persone).

E questo senza contare un altro aspetto del fenomeno, pure significativo, ma meno considerato: l'emigrazione interna. L'Italia resta infatti un paese con una situazione di disomogeneità tra le regioni che non ha pari in Europa. Tra il 2008 e il 2015 più di 380 mila italiani si sono trasferiti da una regione del Sud in un altro territorio del Centro del Nord Italia. E si tratta principalmente di lavoratori qualificati, che hanno visto nella fuga dal Mezzogiorno la via migliore per guadagnare di più. Il rapporto – se ve ne fosse bisogno – conferma anche le diverse dinamiche del mercato del lavoro all’interno delle province italiane, per cui si passa da un tasso di occupazione del 37% nella provincia di Reggio Calabria ad un tasso del 72% nella provincia di Bolzano.

I dati sull’emigrazione, poi, fanno inevitabilmente pendant anche con quello relativo al riconoscimento per l’accesso all’Ape sociale e al pensionamento anticipato per i lavoratori precoci, che infatti nel primo giorno di apertura dei termini ha fatto registrare oltre 8 mila domande. Per l’esattezza: 5.386 e 2.732 indicativi, evidentemente, di un dramma che non ha risparmiato i lavoratori, alcuni ancora giovani per andare in pensione, altri già anziani per continuare a lavorare. E che non tiene perciò del tutto conto dei disoccupati compresi tra i 50 e 60 anni.

Ma per continuare a parlare ancora del Sud non possono sottacersi almeno tre altre notizie. La prima riguarda la tanto agognata tariffa unica invocata dagli automobilisti virtuosi che pure qui ci sono. Ebbene, sotto la spinta delle potenti lobby assicurative la Camera ha bocciato la proposta. Inutile commentare. Inoltre, fa riflettere non poco la barricata sollevata contro un depuratore, in provincia di Taranto, tra Manduria e Sava. Una protesta all’incontrario, si direbbe, spalleggiata finanche da Romina Power e dall’ex marito Al Bano. Veramente strano. Infine, si parla ancora della ricostruzione (che non c’è), delle promesse mancate del post-terremoto e del ritardo degli interventi. E, dunque, di burocrazia. Occorrono undici passaggi per fare una gara, denuncia il sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini.

A pensarci vien da chiedere: ma davvero il Pil è tornato a crescere?

Bonifiche in Campania, in arrivo 100 milioni


"Nei prossimi giorni sottoscriveremo con Invitalia un accordo quadro per l'erogazione di 100 milioni di euro per le bonifiche ambientali, di cui 36 solo per le aree comprese nella Terra dei Fuochi". Lo annuncia il vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, a margine dell'incontro convocato negli uffici della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per la firma del Protocollo d'Intesa per la rilevazione dei rischi sanitari legati al degrado ambientale nel territorio casertano. "In tal modo - prosegue - potremo iniziare la bonifiche dei Siti di interesse regionale".

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Asi, ecco la rete campana: più servizi e meno burocrazia

I presidenti dei cinque consorzi della Campania, riuniti nella sede dell’Asi Caserta, hanno sottoscritto un articolato protocollo d’intesa che sancisce una nuova fase di collaborazione nella gestione delle aree di sviluppo industriale della regione.
L’iniziativa fa seguito alla delibera di Giunta Regionale con la quale l’Assessore alle Attività Produttive, prof. Amedeo Lepore, nelle more della riorganizzazione delle aree di sviluppo industriale, ha tracciato delle precise linee d’indirizzo su cui orientare la futura attività dei consorzi.
Punto centrale, la sollecitazione ad avviare tutte le iniziative e le intese necessarie a fare rete, per attivare processi in grado di omogeneizzare e semplificare i procedimenti amministrativi e gestionali dei singoli consorzi.
L’orientamento è stato immediatamente recepito nel protocollo d’intesa, che al primo punto prevede la costituzione di una cabina di regia costituita dai 5 presidenti, con il compito di uniformare i processi gestionali e amministrativi delle Asi campane “ a costituire un’unica agenzia con sedi periferiche”.
Gli atri punti qualificanti dell’intesa riguardano:
- La possibilità di istituire un SUAP unico per ciascuna delle 5 articolazioni territoriali, in sostituzione di quelli comunali.
Il modello di riferimento dovrà essere quello del SURAP cui la Legge Regionale 11/2015 attribuisce un ruolo centrale di coordinamento e di collegamento tra gli operatori e i SUAP territorialmente competenti.
Ciò consentirà di gestire in via telematica e in forma semplificata, mediante l’accesso ai servizi di rete, tutti gli adempimenti d’impresa sull’intero territorio regionale e di dare una risposta adeguata alla domanda di sburocratizzazione e semplificazione delle procedure che viene dal mondo delle imprese.
- adozione di una regolamentazione unitaria per l’assegnazione dei suoli, per l’organizzazione e il funzionamento degli uffici e dei servizi e armonizzazione delle regole tariffarie allineandole ai parametri nazionali.
-il risanamento dei Bilanci consortili e il progressivo ripiano delle situazioni debitorie.
Infine, l’adozione di un unico Piano Anticorruzione e della Trasparenza finalizzato alla prevenzione del rischio di corruzione e ad assicurare la massima trasparenza nello sviluppo delle attività istituzionali.
La piattaforma sarà oggetto di un apposito incontro con l’Assessore Lepore, per concordare le fasi successive e stabilire un piano d’azione comune.
Alla firma del protocollo, con la Presidente di Asi Caserta, Raffaela Pignetti, hanno preso parte parte i Presidenti di Asi Napoli, Giuseppe Romano, di Avellino, Vincenzo Sirignano, di Salerno, Antonio Visconti, e di Benevento, Costantino Fortunato.

Pil a +2,4%, De Luca: Campania prima regione per crescita


"Il +2,4% del Pil in Campania, prima regione italiana nella crescita, e' un dato di straordinario valore che va considerato risultato di molti e diversi fattori: una ripresa della domanda interna, un incremento forte delle esportazioni in particolare nel comparto agro-industriale ed elettronico, una marcata presenza turistica generalizzata sull'intero territorio. E pesano le iniziative del Governo in favore dell'impresa e del mercato del lavoro". Cosi' il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca commentando i nuovi dati sul 2016 elaborati dalla Svimez. Defiscalizzazione per nuovi assunti, credito d'imposta per nuovi investimenti, eliminazione dell'Irap per le start up campane, sostegno per le assunzioni sono per De Luca decisioni prese dalla sua giunta che "pesano" e contribuiscono al raggiungimento dei risultati. Per il governatore pesa anche "lo sblocco di decine di cantieri piccoli e grandi, pesano le prime misure di sburocratizzazione delle procedure, e pesa anche, io credo, un clima di generale fiducia che e' cresciuto rispetto al mondo dell'impresa". "Siamo dunque di fronte - aggiunge il presidente della Campania - a un passo in avanti importantissimo. Nei prossimi mesi, con l'avvio pieno dei progetti territoriali, con l'avvio di grandi infrastrutture, con l'erogazione dei fondi previsti nei diversi bandi (2,5 miliardi nel 2018), l'avvio di progetti di edilizia sanitaria, e lo snellimento e la semplificazione della normativa urbanistica, avremo un consolidamento di questa crescita e ci auguriamo un ulteriore suo incremento. Il cammino da compiere - conclude - e' ancora lungo ma possiamo guardare con fiducia al futuro".

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