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Il belpaese cambia pelle e lascia per strada i giovani

  •  Antonio Arricale
  • Pubblicato in Sette giorni

Gloria Trevisan e Marco Gottardo, i giovani architetti dispersi (ma si tratta di un pietoso eufemismo, ormai) nell’incendio della Grenfell Tower erano a Londra per lavorare e aiutare le rispettive famiglie. Qui da noi, con la laurea in tasca, gli proponevano al massimo 300 euro al mese.

Si potrebbe cominciare da qui la nota di questa settimana, se soltanto la classe politica avesse avuto voglia e tempo di analizzare seriamente gli aspetti distorsivi del mercato del lavoro domestico, posto, ovviamente, che di mercato si possa parlare, dal momento che nel Belpaese il tasso di disoccupazione, in particolare tra i giovani, resta tra i più alti in Europa.

Invece, ci tocca parlare di altro: della finta riforma del processo penale, per esempio. Sollecitata finanche dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che aveva ripetutamente censurato l’Italia in materia di diritti dell’imputato e soprattutto di prescrizione, la riforma alla fine ha lasciato sostanzialmente irrisolti i problemi di fondo, scontentando tutti: magistrati, penalisti e vittime del sistema. Il riformatore , infatti, per aumentare la prescrizione (ora si può arrivare fino a vent’anni) ha sostanzialmente aumentato le pene per alcuni reati. Un trucco. E non è la prima volta che succede: si fa così anche con l’acqua, s’innalza il limite dei valori invece di renderla potabile.

Oppure ci tocca parlare dello “Ius soli” e della bagarre che si è scatenata nel Senato per disciplinare il diritto alla cittadinanza degli immigrati. Diritto, peraltro – e lo sanno finanche le matricole di Giurisprudenza che mai hanno affrontato le fatiche del testo di Gaetano Morelli – che in effetti già esiste, dal momento che, al raggiungimento della maggiore età, uno straniero nato in Italia da uno dei genitori regolarmente residente nel nostro Paese può, appunto, chiedere la anche cittadinanza italiana oltre ad avere quella dei genitori. Un diritto, peraltro, che così come viene formulato dai parlamentari della sinistra italiana di governo non esiste in nessun paese al mondo, sembrerebbe. E viene da pensare.

E ci tocca, ancora, parlare di debito e di manovra-bis, che la propaganda televisiva vorrebbe ormai sotto controllo. Salvo, naturalmente, scoprire – dati Bakitalia alla mano – che ad oggi è stato registrato un nuovo record: e siamo a 2 mila 270 miliardi e 400 milioni di deficit, ovvero 10,1 miliardi in più rispetto al mese di marzo. Intanto, dopo il pressing dell’Ue è stata anche approvata la nuova manovra. E non è detto che tra le pieghe non nasconda altri rincari. In ogni caso, non è alle voci specifiche che dovremo fare attenzione nei prossimi mesi, quanto semmai alle voci derivate sotto forma di bollette e costo dei servizi. A proposito, è ufficiale: spariranno dalla circolazione le monetine da uno e due centesimi per cui – c’è da scommettere – si procederà all’arrotondamento. In alto o in basso? Inutile chiedere.

Ovviamente, questo non significa che tutti gli italiani se la passino male. Tanto per dire, non i parlamentari. I quali – guarda caso – in sede di ridefinizione della materia legata agli ex vitalizi hanno avuto ancora una volta l’impudenza di proporre (emendamento della Pd Daniela Gasparini) l’aumento della quota di reversibilità di un altro quinto rispetto al 60% riservato ai comuni mortali. Né se la passano male le star della televisione di Stato, cui non c’è verso di applicare il tetto di 240 mila euro ai compensi, vale a dire, una legge del Parlamento. L’Italia è il paese delle deroghe, si sa. E, tuttavia, ci si chiede: ma perché giornalisti, presentatori, intrattenitori, eccetera, che desiderano guadagnare di più non si mettono sul mercato (non solo quello italiano e già sarebbe tanto) come sono stati costretti a fare appunto i giovani architetti morti nell’incendio di Londra? Infine, ci sono quelli ricchi per davvero, che sono ovviamente sempre più ricchi. In Italia sono 307 mila famiglie, nelle cui mani c’è oltre un quinto (20,9%) della ricchezza finanziaria nazionale.

Il fatto è che da noi, da tempo ormai, la classe politica ha smesso di misurarsi con queste problematiche preferendo, non a caso, cancellare dalle materie della scuola dell’obbligo lo studio di materie come la Geografia politica ed economica e la Demografia: le uniche capaci di far riflettere sulle cause effettive che provocano le guerre, disintegrano le nazioni, cancellano le civiltà. A proposito, l’Istat ci ha ricordato pure che nel Belpaese ci sono meno italiani e più stranieri, che insomma prosegue il calo dei residenti. Il saldo complessivo è negativo per 76.106 unità, determinato dalla flessione della popolazione di cittadinanza italiana (-96.976 residenti) mentre la popolazione straniera aumenta di 20.870 unità. Il calo delle nascite degli italiani continua dal 2008. L’anno dello scoppio della crisi, per intenderci.