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Tribuna Libera

Tribuna Libera (3)

Lo jus soli non c’entra. Quei bimbi la cittadinanza l’hanno conquistata

In effetti, tanti migranti intralciano la nostra vita già sufficientemente complicata. Non ci rubano il lavoro, ché fanno ciò che a noi non piace. Comunque, creano problemi con una presenza ormai esagerata. Ma i bambini, no. Sono nati e cresciuti qui, assieme ai nostri figli. Studiano con impegno maggiore di molti di noi per riscattare la condizione precaria dei genitori. Parlano italiano, sono integrati perfettamente nel tessuto sociale, tra poco saranno produttivi. Dovremmo trattenerli con la forza se volessero andarsene. Ma, stolti come siamo, pur credendoci furbi, facciamo fuggire anche i nostri cervelli. Investiamo sui giovani e, anziché raccogliere i frutti, li cacciamo. Per un pugno di voti.

Mutazioni genetiche dei movimenti populisti

Chi poteva immaginare che avremmo rimpianto la volgarità e il razzismo di Calderoli e le deliranti ambizioni di secessione di Bossi. Ridateci la spontaneità del Trota e il porcellum, badanti in Senato, l’acqua del Po, Roma ladrona, che puzza i meridionali. Quello era centro-niente. Ma almeno era politica, obiettivo il riconoscimento della maggiore produttività del Nord. Si faceva ironia sulla propria mediocrità intellettuale. Anche se tenuti in secondo piano, c’erano un filosofo e qualche intellettuale a mitigare l’ignoranza degli scalmanati. Emergeva un po’ di cultura. Si insultavano i terrori, con cui, però, ci si sposava. Oggi si credono tutti statisti e il Sud è diventato terra di conquista.

Un ricordo che fa riflettere e può alimentare le speranze

Conobbi Bergoglio nel 1982 a Buenos Aires. Era il provinciale dei gesuiti. Essendo stato io allievo di Virginio Rotondi lo presi subito in simpatia. L’indomani mi imbattei in Luis Borges  e ne rimasi folgorato. Per un mese lo andai spesso a trovare. Essendo cieco, era sempre disponibile. Non pensai più al futuro Papa. Non che lo sottovalutai. Aveva 45 anni, non possedeva ancora lo spessore di oggi. Era un sacerdote affabile e intelligente come tanti altri. Sarebbe cresciuto con gli anni. Invece, il poeta, più anziano, era già un genio. Ecco perché non dispero che, tra un po’ di tempo, con una buona guida e molto studio, i giovani che vogliono gestire le nostre vite diventino politici affidabili.

Peccato che negli incendi non ci sia lo zampino dell’ISIS

Più di 100 le vittime della Grenfell Tower, oltre 60 quelle nella foresta portoghese. Già tutti dimenticati. Miseria per i sopravvissuti. Man mano che crescono i morti si rimpiccioliscono i titoli sulle prime pagine assetate di novità. Per giornali e TG, sempre alla ricerca di allarmismo, è più interessante un esaltato che minaccia i passanti col coltello, che le stragi. Il pazzo, magari, non mette in pericolo la vita di nessuno, ma può essere un terrorista. Chi muore per cause naturali, invece, ruba spazio alle notizie scandalistiche. Le torce umane, non sono una priorità per la stampa. Perché non sono morti in un attentato. Un tempo l’informazione era asservita al potere. Oggi a interesse e stupidità.

È più facile nascondere la polvere sotto il tappeto

Qualche giorno fa la crisi si diceva superata. Adesso si procede col freno a mano. L’anno prossimo andremo a gonfie vele. Intanto, continuano i licenziamenti. Qualche azienda chiude, molte riducono il personale, altre trasferiscono la sede di Roma a Milano. Sarebbe facile attribuire la colpa alla sindaca, che, per la verità, non fa né bene né male. L’immondizia, che ristagna in molte zone della città, non c’entra. I tre sindacati si limitano a lamentarsi. Il ministero apposito non sembra preoccuparsene. La Confindustria tace. Nessuno dà spiegazioni. Eppure è la capitale, non una cittadina qualsiasi, a svuotarsi e tra poco a languire. Ma tutti continuano a rubare con sorprendente disinvoltura.

Se non il vaccino, almeno una fattura per cacciare il maligno

Siamo abituati alle speculazioni della politica, ma non ancora alla dabbenaggine della gente comune. I bimbi sono titolari di diritti, ma non della loro salute. Chi possiede la patria potestà è anche padrone della loro vita. È una follia. I vaccini sono una recente conquista della scienza, non dell’industria e nemmeno delle multinazionali. Perché non beneficiarne e condannare i propri figli a malformazioni e alla morte? Che importa se tanti. Più sono, meglio è. Erano decenni che non si moriva di morbillo. Ora fa capolino anche la meningite. Prepariamoci alla recrudescenza di lebbra, vaiolo e poliomelite. La legge è incompleta se non protegge i minori, e la democrazia se tollera la disonestà.

Il principe Harry rivela che nessuno dei reali ambisce alla Corona

Ci rinunciò un suo parente all’inizio del secolo scorso. Regnava il tedesco Giorgio V. I nazionalisti esibirono un inedito documento. Carlo II – Caterina di Braganza non gli diede eredi, così il trono passò agli Hannover – prima di morire nel 1685 legittimò la discendenza di una concubina, antenata di Lady Diana. L’Inghilterra voleva sul trono il duca di Buccleuch, che, però, per non finire nella prigione dorata, riconobbe nel nonno di Elisabetta II un sovrano inglese al 100%. Infatti, anglicizzò la dinastia in Windsor. Recandosi alla reggia il duca apprende che il re, grato, gli offrirà in sposa la figlia Mary. Solo se già impegnato può rifiutare. Chiede, allora, al vetturino se ha una ragazza da marito. “Anche molto virtuosa. La volete senza neppure conoscerla?”. “Non può essere più brutta di una principessa reale”.

Letterina a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

 

anche Società Libera come tutti gli ingenui e gli utopisti e quindi con lo spirito di un bambino, o bambina così siamo politicamente corretti, ti invia questa letterina per chiederti qualche dono per l'Italia e quindi per tutti noi. Ci piacerebbe avere un'informazione consapevole, indipendente, libera, di servizio, d'inchiesta che informi e che non miri solo al nostro condizionamento; ci piacerebbe avere un'informazione che non fosse un sottoprodotto, spesso avariato, di logiche politiche ed interessi, una volta partitici, oggi di leader politici. Lo sappiamo, tu sei buono e vorresti accontentarci, ma forse avrai difficoltà a reperire giornalisti in tal senso disponibili. Ci piacerebbe che gli amministratori venissero valutati sui propri comportamenti e non sull'appartenenza politica, a sua volta difesa o vilipesa da un'informazione interessata. In puro stile anglosassone, ci piacerebbe che la menzogna di un politico venisse sanzionata all'istante e senz'appello dall'opinione pubblica. Porta del carbone alla Sindaca di Roma, affinché comprenda che definire, un minuto dopo l'arresto, il suo braccio destro un dipendente qualunque è una bugia inaccettabile in una democrazia liberale. Ci piacerebbe che sindaci ed amministratori venissero scelti e proposti agli elettori non per notorietà acquisite, ma in quanto portatori di chiare e condivisibili visioni culturali e progettualità politica. Porta del carbone a chi ha voluto, maldestramente, lucrare facili consensi elettorali sull'effimera popolarità di Sala, trascurando che tutta l'operazione Expo era stata, è e sarà oggetto d'interesse della Magistratura. Ci piacerebbe che in politica si potessero sciogliere nodi, interessi e connubi tra maggioranze e finte opposizioni, capaci di condizionare economia e mercati. E' il caso della scalata a Mediaset in cui un compiacente governo, una fantasiosa Autorità di Garanzia, politici interessati, o solo culturalmente sprovveduti, in buona compagnia della solita informazione, in nome di una presunta difesa dell' italianità hanno decretato Mediaset azienda strategica per il Paese. Caro Babbo Natale, con la nostra ingenuità facciamo tanta fatica a comprendere, dopo aver visto di tutto nella nostra politica industriale, il significato di italianità e ruolo strategico. Al contrario, comprendiamo facilmente quale enorme regalo sarebbe il superamento del duopolio informativo, cadrebbero tanti alibi, tanta retorica sul servizio pubblico e forse si potrebbe avviare anche la privatizzazione della Rai. Caro Babbo Natale, ci piacerebbe infine che ti occupassi anche di Società Libera, che nel 2017 celebrerà il suo ventennale; sostienici nell'amplificare il nostro messaggio sul liberalismo, apportando tanti nuovi amici e nuove risorse per realizzare i nostri numerosi progetti.

Il commosso ricordo di Giancarlo Elia Valori per la scomparsa di Arnaldo Ferrara

Generalissimo e Carabiniere con gli alamari cuciti sulla pelle

E’ morto Arnaldo Ferrara, aveva 96 anni e alle spalle una prestigiosa e articolata carriera che l’aveva portato a ricoprire la carica di comandante generale dell’Arma

(*) di Giancarlo Elia Valori

Quando la mattina di martedì 29 novembre scorso si è diffusa la notizia della scomparsa di Arnaldo Ferrara, in molti (e fra questi chi scrive) hanno condiviso lo stesso grande dolore.  E so per certo che si fonde con quello della grande famiglia dell’Arma Benemerita, di cui è stato autorevole guida, straordinario comandante e maestro di intere generazioni di Carabinieri. Ma anche un grande Servitore dello Stato, come Lui stesso amava definirsi. Tra le tante qualità che possedeva, di cui non ci sono parole sufficienti ad offrirne un quadro esaustivo, vi sono, senza dubbio, la generosità, l’amore per i collaboratori vicini e lontani, il pragmatismo nel rigoroso rispetto dei valori più nobili, la passione per le Forze armate, per l’Arma dei Carabinieri, in particolare, che costituiscono i fari che hanno illuminato e segnato in profondità non solo la Storia dell’Italia repubblicana ma, principalmente, la Storia della Benemerita. Era un Ufficiale che celava una forte, sicura, profonda militarità, che, soltanto chi lo frequentava spesso (come chi scrive), si manifestava: dote questa che lo guidava sempre nell’ineguagliabile azione di comando e che si traduceva in chiarezza adamantina degli ordini, sincerità, e lealtà nei comportamenti e, sempre, adesione totale agli intessi della Benemerita e, quindi, della Nazione. Era uno studioso attento e scrupoloso delle “cose” militari e investigative, convinto fermamente che ogni azione pratica dovesse informarsi e rispondere alle più moderne e testate teorie in materia di organizzazione comando e controllo, naturalmente con sapiente adattamento ai vari possibili scenari nello spazio e nel tempo. Ma sempre guardando avanti e oltrepassando il territorio della sterile prassi: così ha immaginato nuovi scenari ed impieghi operativi ed ha innovato realizzando, anche grazie al suo carisma e alla sua autorevolezza, modelli virtuosi e vincenti soprattutto con un evoluto riassetto organizzativo dell’Arma, già adeguato alla società odierna. Non a caso quelle strutture centrali e periferiche da lui realizzate, tutt’oggi fiore all’occhiello della Benemerita, sono quanto mai efficienti e apprezzate anche oltre i confini nazionali. Tra queste sue creature spiccano l’informatizzazione dei comandi, l’istituzione di nuove unità ad alta specializzazione, quali: Gis, Tutela patrimonio artistico, Servizi navale e aereo, Reparti antiterrorismo, antidroga e antisofisticazioni. Questo ricordo indelebile non è soltanto nell’animo di chi scrive, ma è scolpito nella mente e nel cuore, oltre che di tutti i Carabinieri in servizio e congedo, delle più alte cariche dello Stato e di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo da vicino. Ognuno, e chi scrive a volte ne è stato testimone, ha potuto contare su di lui, sulla sua lealtà, sulla sua onestà, sulla sua alta professionalità e, soprattutto, sul suo riserbo, perché convinto che chi serve lo Stato debba prediligere la discrezione e la riservatezza. Operando sempre lontano dai riflettori mediatici.

Ai pericoli che di volta in volta ha visto incombere e preoccupare, ha sempre risposto con intelligenza, fermezza e grande autorevolezza, sostenendo sempre le regioni dell’Istituzione con forza e senso etico, riuscendo perfino ad impedire, con le sue qualità umane e professionali, taluni giochi di potere che, in circostanze difficilissime per la Nazione, miravano a relegare l’Arma dei Carabinieri ad un ruolo secondario. Ferrara è stato straordinario sul piano umano ed ha avuto un ruolo fondamentale nell’aiutare le Istituzioni democratiche a superare momenti difficilissimi durante la sua permanenza al Quirinale (quale Consigliere per l’Ordine e la Sicurezza), negli anni più drammatici del settennato, in tandem con Sandro Pertini: sempre affidabile, sempre presente, sempre efficace. Ma anche un riferimento in qualsiasi contingenza politica – perché da uomo delle Istituzioni ne è rimasto sempre al di fuori ha saputo creare attorno a sé la coesione degli intenti, riuscendo a moderare i conflitti, ed esercitando le sue alte funzioni con innata lungimiranza, efficienza e riservatezza. Caratteristiche che, seguite dal metodo del dialogo sereno e costruttivo, ha sempre trasmesso ai sui Carabinieri.

Generalissimo e Carabiniere con gli alamari cuciti sulla pelle

Ferrara è stato, di fatto, il primo Carabiniere a ricoprire, anche se per pochi giorni, la carica di comandante generale: a cavallo tra la morte di Enrico Mino e la nomina di Pietro Corsini. Mentre oggi, dopo lo scorporo della Benemerita dall’Esercito, a partire dal 2000, si sono succeduti nell’ordine i seguenti carabinieri: Gottardo, Siazzu, Gallitelli e Del Sette. Ferrara ha lasciato il servizio attivo nell’Arma oltre trent’anni fa: sembra ieri. Come in una rassegna cinematografica il film delle conquiste sudate, delle tappe raggiunte, degli impegni consumati, delle sofferenze vissute, delle aspirazioni non tradite, del conseguimento di riconoscimenti destinati agli eletti, ai veri “soldati”. Questa in sostanza l’elaborazione cosmica di una lunga stagione di successi di questo straordinario Ufficiale che, con gli alamari  cuciti sulla pelle, ha vissuto da protagonista assoluto le vicende che vanno dalla battaglia sulla grande ansa del Don, sul fronte russo, alla guerra di Liberazione; dalle diverse realtà operative del nostro Paese fino ai massimi incarichi istituzionali, tra i quali: Capo di Stato Maggiore del Comando Generale dei Carabinieri, per oltre dieci anni, Vice Comandante Generale,  Comandante Generale, Consigliere per l’Ordine Democratico e la Sicurezza del Presidente della Repubblica, con Sandro Pertini, e poi Consigliere di Stato. Oltre al merito di aver riorganizzato e ammodernato l’Arma nell’assetto attuale, è stato colui che ha dato la più ampia visibilità all’Istituzione attraverso l’editoria: varò l’Ente editoriale, che fa capo alla rivista mensile «Il Carabiniere», unitamente a un'estesa collana dedicata ai vari aspetti del servizio e alle diverse unità specializzate, nonché autore di numerose pubblicazioni sulla storia, l’organizzazione e la quotidiana attività dei Carabinieri. Le sue tante iniziative editoriali ad ampio raggio costituiscono anche una prova concreta dell’impegno culturale di uno studioso, in cui si staglia una lunga galleria di personaggi con fiamma ed alamari, tutti accomunati dall’interpretazione esemplare dello spirito di servizio e del senso del dovere che anima ogni Carabiniere. E’ vero, Arnaldo Ferrara è stato un Carabiniere, anzi di più, una maestosa figura di Carabiniere.

(*) Il professor Giancarlo Elia Valori è Presidente della merchant bank “La Centrale Finanziaria   Generale S.p.A.”, nonché di importanti Cattedre sugli “Studi della pace, la sicurezza e lo sviluppo internazionale”, quali: la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University, nel  cui Ateneo è anche “Professore straordinario” di economia e politica internazionale” e direttore del “Comitato consultivo dell’Istituto per gli studi internazionali”, e, inoltre, Honorabledell’Académie des Sciences dell’Institut de France di Parigi. 

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