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Radio e tv, un nuovo racconto dell'impresa

L’assemblea delle aziende radio televisive che si riconoscono in Confindustria si chiude con un passaggio molto interessante del presidente Franco Siddi. Un contributo concreto – queste le testuali parole – al prezioso lavoro che il presidente Boccia ha già con successo avviato fin dall’inizio del suo mandato: l’impegno a raccontare in modo nuovo l’industria italiana, suoi valori, i suoi protagonisti, la sua storia e il suo futuro.

Detto di fronte all’ampia platea degli associati – in prima fila il presidente e il direttore generale della Rai Monica Maggioni e Mario Orfeo e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri –, si tratta di un’apertura senza precedenti che fa giustizia di un’indifferenza troppo a lungo coltivata nonostante il compito di motore dell’economia che il mondo della produzione svolge determinando la ricchezza o la povertà di un territorio e delle famiglie che lo abitano.

È innanzitutto nostra responsabilità – prosegue Siddi – raccontare agli italiani cosa significa fare impresa oggi, come sta cambiando il mondo del lavoro, quali sono i modelli a cui ispirarsi piuttosto che le competenze necessarie per affermare le proprie idee e i propri progetti. E ancora: L’immaginario creato dalle fiction, così come anche il dibattito pubblico ispirato e rappresentato da tutte le radio e le televisioni italiane, rivestono un ruolo fondamentale nel rilancio economico e sociale del nostro Paese.

Difficilmente si sarebbe potuto dire meglio e questa consapevolezza così chiaramente espressa è il segnale di una crescente maturità di un pezzo importante del ceto dirigente nazionale, condizione indispensabile per avviare quella svolta culturale più volte richiamata e mai compiuta. Svolta culturale che dovrebbe aiutare a superare il pregiudizio anti industriale di un Paese che è il secondo per forza manifatturiera in Europa anche se a saperlo è solo un terzo degli italiani.

Tutto questo nonostante i numerosi e pesanti vincoli che ne limitano l’operatività come un più alto livello delle tasse, un maggiore costo dell’energia, una burocrazia orientata a frenare piuttosto che accelerare i processi, una giustizia che ha fatto della sua lentezza e imprevedibilità la sua cifra distintiva. Una conferma della capacità tutta speciale degli imprenditori italiani che non per niente si distinguono in tutto il mondo per abilità e attitudine a raggiungere risultati lusinghieri.

Musica per le orecchie del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che, presente all’evento, accoglie con gioia proposito e apertura di Siddi convinto com’è che il futuro del nostro Paese si combatte proprio sul terreno della definitiva e totale legittimazione del ruolo dell’industria – intesa nel senso largo che accoglie servizi, turismo, cultura, costruzioni, armamento – come fattore determinante del successo di una società.

Una società aperta e inclusiva, che faccia della questione industriale la vera questione nazionale in grado di colmare la frattura tra Nord e Sud e annullare la dicotomia tra imprese e famiglie perché se le prime assumono a beneficiarne sono proprio i figli delle seconde. Tutto si tiene in un quadro organico di politica economica che miri a migliorare il benessere collettivo e a combattere la povertà. Ed è davvero una buona notizia che la più formidabile macchina del consenso – radio e tv – si candidi a dare una mano.