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Napoli, il corpo della speranza

L’accademia della Apple che apre a Napoli e il call center di Almaviva che invece chiude sono due facce della stessa città che passa con disinvoltura e spesso con indifferenza dalle stelle alle stalle quasi disdegnando di fermarsi a un livello di serena normalità.

Qui più che altrove la media è una truffa, una dimensione che si ritrova solo nelle statistiche ma non esiste nella realtà se non per pochissimi ed occasionali casi pronti a modificarsi nel momento stesso della loro osservazione. Insomma, una perenne rappresentazione di Miseria e Nobiltà.

A Napoli, città universale e dotata di un’anima, unica al mondo per avere un patrono che offre periodiche prove di esistenza come fa San Gennaro, si può trascorrere la più bella giornata della vita come si può vivere il peggior incubo metropolitano. Inferno e Paradiso, non scopriamo nulla di nuovo.

Il punto è capire se un andamento di questo tipo, un’altalena in moto perpetuo e dall’escursione sempre più ampia, possa essere compatibile con i capricci della Modernità che in ogni epoca mostra le specifiche qualità da rispettare se si vuole essere invitati a farne parte.

È compatibile, dunque, il frenetico saliscendi della vita partenopea con la richiesta comprensione e riconoscibilità avanzata dagli investitori internazionali per farsi convincere a puntare i propri soldi? Rassicura o spaventa il movimento elevato a sistema?

La teoria della comunicazione insegna che nulla allontana più di un andamento intermittente. L’impossibilità di anticipare una tendenza, di decifrare per tempo la direzione e il verso di un comportamento, di intravedere la fine di un percorso accidentato, genera spavento.

E poiché anche il male ha i suoi numerosi estimatori, ecco che si moltiplicano i casi di morbosa attenzione da parte di chi trova eccitante o mediaticamente efficace puntare una fiche sul territorio di gomorra pronto a salutare non appena le condizioni dovessero degenerare.

D’altra parte se nemmeno le istituzioni credono davvero valga la pena impegnarsi per il risanamento e il rilancio di Bagnoli, la rigenerazione dell’area est dove privati cittadini hanno pronti miliardi da mettere sul campo, il recupero del centro storico, non possiamo meravigliarci di nulla.

Viviamo in sospensione senza eccitarci troppo per le buone notizie ed evitando di farci abbattere da quelle brutte, tanto tutto vale lo spazio di un mattino. Le inaugurazioni sono buone ragioni per far festa ma ad avere la meglio è il senso di precarietà che le accompagna.

La città gassosa ha preso il sopravvento su quella solida dopo un passaggio veloce nella dimensione liquida. E di aria sono fatte tante e troppe dichiarazioni che non hanno nulla di concreto su cui poggiare confondendo i desideri con una realtà che spesso si vendica.

I giovani che vanno sono quasi più di quelli che restano e, nonostante tutto, c’è chi continua a credere in un futuro di riscatto e per quello si batte al di là di ogni

ragionevole aspettativa di vederlo maturare. Dopo tutto resta attraente il corpo della speranza.