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L’ecosistema dell’innovazione aperta

Adam Smith considerava tutti i modelli scientifici come “pure invenzioni dell’immaginazione”. Analogamente si può dire dell’innovazione aperta, un modello organizzativo che dall’immaginazione trae linfa vitale. Ed è proprio nell’immaginazione che l’imprenditorialità innovativa trova le sue radici, mentre l’esperienza maturata e calata dall’alto serve per consolidare l’esistente ricorrendo a pratiche burocratiche.

L'innovazione aperta rompe il muro dietro cui si nascondono coloro che si prefiggono di innovare in isolamento o in piccoli gruppi chiusi in se stessi. Al modello organizzativo dell''ortus conclusus', inventori, sperimentatori transdisciplinari uomini di Belle Lettere, intellettuali in generale e imprenditori, contrappongono, nel Settecento dei Lumi, il modello organizzativo dei 'legami deboli' delle piccole società, come quelle dei Lunaticks e dei Honest Whigs, in cui si condividono punti di vista, intuizioni, principi e valori. Dalla prima Rivoluzione Industriale in avanti, la necessità di fondi sempre più pingui da destinare alla fusione tra scienza, tecnologia e imprenditorialità portò alla nascita di grandi laboratori di ricerca che facevano il paio col grande business, entrambi ad alta intensità burocratica.

Il modello 'double big' è entrato in crisi alla comparsa della rivoluzione digitale, allorché l'accelerazione degli eventi fa a pugni con la lentezza della decisioni burocratiche delle grandi organizzazioni manageriali. La grande dimensione cambia di significato. Alla multinazionale subentra l'impresa integrata globalmente che si configura come un ecosistema imprenditoriale. La 'grandezza' dipende dalla qualità delle specie coltivate nell'ecosistema. Un habitat popolato dalle specie simbiotiche facilita legami sempre più stretti con persone e organizzazioni diverse tra loro in vari aspetti. Diversamente, le specie predatrici, che nel Bazar hanno trovato il loro ambiente ideale, confliggono con il processo sinergico di collaborazione che si traduce in reti simbiotiche di apprendimento, dando così pregnanza alle parole 'condividere' e 'distribuire'. Parole come queste contraddistinguono il bagaglio linguistico della cultura dell’innovazione aperta.

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