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Il calcio, la sindrome della vela e il can-can dell’Opificio di Bologna

Dalla seconda metà del Quattrocento, il calcio storico fiorentino era pratica molto diffusa a Firenze. Le piazze dove il gioco si svolgeva erano affollate: basti pensare che ogni squadra si componeva di 27 giocatori contemporaneamente in campo. Il gioco del calcio dei nostri tempi è tanto popolare da essere diventato uno sport internazionale. 
Popolare e internazionale è ormai anche lo sport dell’innovazione nel cui campionato mondiale le più agguerrite squadre di esperti si contendono il titolo di campione. Per anni e anni, è tra loro che si decide la squadra vincitrice. Sennonché, all’improvviso, nella competizione per la coppa del mondo si qualificano anche squadre di sperimentatori. Quando questo accade, prima o poi scenderanno dal piedistallo tanti campioni affermati. È cosa arcinota l’ascesa al Paradiso seguita dalla caduta agli Inferi di campioni esperti del calibro di BlackBerry e Nokia. Eppure, dall’età moderna ad oggi, la “sindrome della vela“ – la perseveranza dei fabbricanti di battelli a vela nell’investire nella tecnologia nota ritenendo che le navi a vapore fossero nient’altro che un brutto anatroccolo (è qui d’obbligo il richiamo al grande storico dell’economia Carlo Maria Cipolla) – ha contagiato un gran numero di esperti.
Tanti gli sperimentatori che si fermano alla soglia della loro visione rivoluzionaria. Quanti riescono a superarla scompaginano le mappe della conoscenza padroneggiate dagli Esperti. Basti l’elenco esemplificativo delle trasformazioni imprenditoriali, da Instagram a Tesla, per afferrare il senso della sconfitta degli Esperti.
 
A Bologna, città nota come la Dotta per la sua antica e famosa università, Marino Golinelli, un signore rinascimentale, ha coniugato passione per l’imprenditoria e spirito di mecenatismo. L’Opificio Golinelli, inaugurato il 3 ottobre 2015, è sinonimo di laboratorio. Bologna è città nota per i suoi laboratori, dall’artigianato alla politica passando per il sociale. Con l’inaugurazione dell’Opificio Golinelli, si aggiunge un nuovo tassello all’incastro dei pezzi eccellenti del Made in Bologna: il laboratorio d’apprendimento che proietta la città nel futuro dell’educazione svolgendo il lavoro (opus, in latino, da cui la parola ‘opificio’) di far dialogare come nel Rinascimento, la scienza con l’arte. 
 
Ormai sono trascorsi cento anni da quando lo scrittore Giovanni Papini proponeva la nascita di laboratori dove gli studenti agendo da sperimentatori potessero esporre pensieri, idee e risultati dei loro studi ai loro compagni e maestri. Quale peso avranno gli esperti, da un lato, e gli esperimenti, dall’altro, nell’Opificio voluto dal fondatore dell’impresa farmaceutica Alfa Wassermann? Per raggiungere l’impossibile, lo sperimentatore troverà nell’Opificio la sala da ballo dove potrà danzare il can-can delle domande che non si conoscono? Se nell’Opificio di Golinelli fosse vivo lo spirito dello sperimentatore Enrico Fermi (1901-1954), premio Nobel per la fisica nel 1938, allora i partecipanti sarebbero contenti di vedere risultati contrari alle ipotesi di partenza, perché è così che avranno fatto delle scoperte per proiettare Bologna molto in alto nel salto con l’asta dell’innovazione.