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Startup? Roba da consulenti Ecco il mercato dei parassiti

Il Bazar delle Follie è famoso per la sua capacità di afferrare per mano un fenomeno al nascere e trasformarlo in un prodotto per poi esporlo in bella evidenza sugli scaffali. Tra i prodotti più di successo, il brand Startup è il vanto del Bazar. Le mappe mentali dei decisori politici e dei loro staff hanno perfettamente svolto il loro compito di progettazione, fabbricazione e vendita di Startup. Di che prodotto si tratta? Ebbene, Startup è un pacchetto di politiche pubbliche a favore delle nuove imprese innovative. La sua qualità è stata riconosciuta ben oltre i confini del Bazar. Nella classifica europea, Startup si piazza al secondo posto. Un traguardo ancora più prestigioso osservando la bassa classifica dei paesi scandinavi che nel campo dell’innovazione godono fama di corridori veloci e vincenti. Il Bazar è affollato di aspiranti e neo-imprenditori. Nell’area degli scaffali che espongono Startup, costoro ricevono da addetti specializzati le istruzioni sull’uso del prodotto. Il suo prezzo di vendita è la somma di due voci. L’una, il tempo consumato per ottenere le istruzioni e mettersi in fila alle casse (quest’ultima talvolta evitabile ricorrendo al bancomat delle ore). L’altra, il denaro da sborsare ai consulenti per spacchettare il prodotto e prendere lezioni per il suo uso: ciò perché capita spesso che le istruzioni ottenute nel Bazar non siano complete o facilmente comprensibili. Startup ha successo. Un bel risultato per i decisori politici e il loro seguito. L’ascensore della reputazione porta ai piani alti il fatturato del Bazar che così potrà assumere altro personale. Se non la manutenzione, il miglioramento del prodotto esige più ideatori e progettisti di politiche pubbliche, e più istruttori presso gli scaffali. L’innovazione incrementale di Startup è poi sollecitata dai consulenti che nelle novità introdotte nel pacchetto Startup rinvengono fonti aggiuntive di reddito. Il Bazar procede a vele spiegate se il pacchetto venduto è davvero utile per i creatori di imprese innovative. In linea di principio, il Bazar non può non avere interesse ad esporre i risultati vuoi in quantità vuoi in qualità delle imprese nate grazie al pacchetto Startup. Attenzione, però. Conviene davvero al Bazar far luce sui risultati? E se invece a gonfiare le vele fosse l’opera di persuasore occulto svolta dal Bazar che agendo subdolamente sulla mente dei clienti li assuefarebbe all’uso del suo pacchetto Startup? Per sciogliere l’interrogativo è bene leggere quanto scritto nel rapporto che accompagna la classifica che ha dato spunto alle nostre riflessioni. Recita il testo: [La bassa classifica dei paesi scandinavi] potrebbe essere un segno di autocompiacimento in queste tradizionali roccaforti per l’avvio di startup in Europa – o potrebbe semplicemente significare che in un contesto tanto innovativo le start-up non necessitano di misure ad hoc. Se il nostro Bazar non è così innovativo, non si può fare a meno delle politiche pubbliche. Se quest’ultime non raggiungono i risultati sperati e attesi, non resta che aggiungerne altre dosi (‘fare di più dello stesso’) o vararne di nuove (‘fare di più di diverso’). Il Bazar, insomma, non perde mai.

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