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Ricerca, un superbatterio mette il turbo alle prestazioni degli atleti

Una nuova arma per il successo degli atleti. Non sono solo dieta e preparazione fisica: a fare la differenza è anche il microbiota intestinale, cioè i miliardi di germi (batteri in gran parte, ma anche virus e funghi) che ospitiamo nell'intestino. L'analisi genomica del microbiota potrebbe fornire un giorno, insomma, non solo la carta di identità del nuovo Usain Bolt, ma contribuire a migliorare le performance di atleti e persone comuni. In che modo? Sotto forma di uno speciale probiotico 'di talento'. Il microbiota degli atleti infatti brucia meglio i carboidrati, sintetizza più aminoacidi, sa come disfarsi in tempo record dell'insidioso acido lattico che si accumula nei muscoli dopo una gara, come si legge in una nota della Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva. "Il microbiota umano - spiega Gianluca Ianiro, membro del consiglio direttivo Sige, gastroenterologo della Fondazione Policlinico A. Gemelli e membro del Young Talent Group della United European Gastroenterology (Ueg) - è l'insieme di tutti i microrganismi presenti nel nostro corpo, che albergano nelle parti a contatto con l'esterno. Il più importante è quello intestinale, poi c'è quello della pelle, quello genito-urinario e polmonare (individuato di recente). Del microbiota fanno parte batteri ma anche funghi e virus. A renderci unici e diversi da un individuo all'altro è proprio il nostro microbiota. La differenza in termini di genoma umano (abbiamo circa 23 mila geni) tra un individuo e l'altro infatti non supera lo 0.01%; possiamo invece differire per oltre l'80-90% da un altro individuo in termini di genoma del microbiota (3,3 milioni di geni). La composizione del microbiota varia nel corso della vita e può essere modulata: in modo fisiologico, attraverso la dieta, con l'allattamento al seno o con latte artificiale, con parto cesareo o naturale; in modo patologico ad esempio per una gastroenterite infettiva, se si assumono antibiotici o inibitori di pompa protonica (farmaci anti-acido)". In questo caso si può verificare una disbiosi qualitativa o quantitativa, che costituisce la perdita della simbiosi fisiologica fra uomo e microbiota. "Questo può portare ad una serie di malattie nelle quali è implicato il microbiota (come il Clostridium difficile, le malattie infiammatorie croniche intestinali, la sindrome dell'intestino irritabile). Un microbiota alterato può contribuire a provocare anche patologie metaboliche come l'obesità e alcune malattie neurologiche".