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Tfeb, il Tigem di Napoli scopre il gene anti-diabete

Si chiama Tfeb ed è il gene che controlla l'attività fisica: è stato scoperto nel 2009 ma ora un nuovo studio ne dimostra le potenzialità future nel trattamento di malattie quali diabete e obesità. I ricercatori dell' Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli hanno infatti dimostrato una nuova e importante funzione di Tfeb scoperto dal team del direttore Andrea Ballabio: la capacità di regolare l'attività dei muscoli durante l'esercizio fisico. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell Metabolism e potrebbe aprire le porte a nuove terapie per diabete, obesità e sindrome metabolica. Come spiega Ballabio, "in caso di sforzo fisico TFEB è in grado di regolare l'espressione di vari geni che permettono alle cellule muscolari di utilizzare le fonti di energia". In questo lavoro, continua Ballabio, "abbiamo dimostrato che TFEB controlla anche la risposta dell'organismo all'attività fisica e gioca quindi un ruolo da protagonista nella regolazione di quei processi che forniscono energia ai muscoli. Da solo, infatti, questo gene è in grado di controllare l'espressione e il funzionamento di molti altri geni". Studiando il ruolo di TFEB nel modello murino, i ricercatori hanno osservato che quando questo gene non funziona l'animale non è in grado di sostenere un'attività fisica prolungata. In altre parole, le cellule muscolari non erano in grado di produrre abbastanza energia. Per contro, aumentando oltre il normale l'espressione di Tfeb, i mitocondri (gli organelli cellulari deputati alla produzione di energia) erano grado di produrre una quantità di energia superiore al normale. Aver scoperto che il gene è in grado di regolare il metabolismo dei muscoli, l'impiego del glucosio e il funzionamento dei mitocondri, può avere implicazioni importanti nello studio di malattie quali obesità e diabete, distrofie e atrofie muscolari. Farmaci in grado di modulare l'attività di questo gene potrebbero rivelarsi in futuro nuove terapie per il trattamento di tali patologie. Lo studio è frutto di una internazionale che vede coinvolti oltre all'Italia anche Cina, Stati Uniti e Regno Unito.