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Accanimento difensivo

Appello allo Yeti di Wisława Szymborska

La storia che non si affanna
alle trombe mi accompagna.
Gerico viene chiamata
la città da me abitata.
Mi frana di dosso pezzo
a pezzo la cinta muraria.
Sto in piedi tutta nuda
sotto la divisa d’aria.
suonate, trombe, e come si confà,
suonate insieme a più non posso.
Ormai solo la pelle cadrà
e mi discolperanno le ossa.

Difendere le proprie scelte, proteggere i membri del proprio team ha certamente un senso, questo è uno dei compiti di un leader.
Ma fino ad un certo punto.
Se devo far accompagnare mio figlio a scuola e l’autista ha un incidente, poi un altro e un altro ancora, diventa difficile difenderlo rispetto a questo ruolo e mantenerglielo diventa pericoloso e non etico.
L’accanimento difensivo nei confronti di virginia Raggi è francamente stupido, dannoso, e, appunto, non etico.
Se io sono sicuro che dare del potere a qualcuno costui lo userà male danneggiando altri, io ho un comportamento immorale: come diceva Orson Welles, “se uno chiede a un mulo di fare il cavallo allora questi è un asino.”
Se Virginia Raggi non fa quello che dovrebbe o è perché non sa, oppure non può o ancora non lo fa perché così intende comportarsi.
Escluderei la terza ipotesi e sono d’accordo con Sgarbi nel dire che probabilmente è onesta perché se qualcuno fa intenzionalmente qualcosa che non dovrebbe, perché produce danno, vuol dire che produce vantaggio per se.
Rimangono le altre due: la prima, non sa. Certo che non sa, la sua incompetenza è plateale e la sua voce è quella dell’approssimazione e della superficialità.
La seconda: Non può. Certo che non può, perché quello che si può fare in generale è collegato alla capacità di creare connessioni, sviluppare processi razionali, allargare gli spazi d’azione avere una strategia che sorregga una visione.
Tutto questo gli manca.
Sembra che Raggi gestisca un processo di peggioramento inesorabile affermando che sta preparando il miglioramento.
È come se prendesse una rincorsa talmente arretrante o per cadere nel precipizio alle sue spalle o nel creare una distanza talmente lunga rispetto al salto che faccia esaurire tutte le energie.
Mentre lei prepara lo pseudo piano ottimale intanto il piano reale, si muove e continua a produrre entropia.
Lei ragiona come se la complessità si fermasse e attendesse la sua cura.
È continuamente fuori tempo e non capisce che la consistenza strategica non consiste nel disegn ma nel ridisegno in tempo reale.
Calenda il ministro dello sviluppo economico che vuole affrontare il tema del rilancio della città, dice che siamo al ridicolo, “continuo a ricevere lettere sconclusionate sui più vari argomenti, mentre tutte le altre istituzioni a partire dalla regione e dalle associazioni si sono immediatamente attivate idee, progetti, staff e tecnici l’unico riferimento individuato, dalla sindaca è il suo portavoce.” Il portavoce del silenzio vuoto o del rumore. Tutti non la sopportano più e lei reagisce oramai in modo arrogante che esprime nello stesso tempo una debolezza estrema.
Che cos’altro deve fare questa oramai tragicomica figura perché avvenga qualcosa che l’accompagni altrove a fare quello che sembra dovrebbe essere il suo ruolo, in altre parole una brava segretaria che rimetta a posto le carte e tenga pulita la stanza, e finalmente ci sia un leader che recuperi questo disastro inarrestabile?
L’incapacità della Raggi è talmente consistente da riuscire a coltivare con cura falsi amici, a trasformare in nemici chi vorrebbe e potrebbe aiutarla e a portare avanti questo suo immorale processo di arretramento della città.
Dai! Non si può difendere questa persona in questo ruolo.
Vuol dire veramente farsi del male e farlo agli altri.
Ammettere di aver sbagliato è una grande prova di forza il contrario è insopportabile.
L’errore è grave, ma si può capire, ma è, appunto, insopportabile il comportamento di chi sbaglia e cerca di rendere plausibile l’errore, continuando a sbagliare e a difende lo sbaglio.

 

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