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L’ospite a Capri cerca esperienze non effetti speciali

Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono.

E anche loro possono prolungarsi in memoria in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto “non c’e’ altro da vedere”. sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.Bisogna vedere quello che non si è visto, vedere di nuovo quello che si è già visto, vedere in primavera quello che si era visto in estate, vedere di giorno quello che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.                                                

Saramago

Ritorno a Capri, per la prima volta, allo stesso posto di sempre.

Alcuni luoghi hanno una bellezza nascosta tra le pieghe del tempo, tornare è amare ancora quello che si è amato e ri-viverlo.

La distintività esclusiva di Capri consiste soprattutto, nella dimensione intangibile e delicata che è l’anima del luogo che amplifica la bellezza del resto regalato da Dio.

Se manca l’amplificazione dell’anima tutto è soltanto molto bello ( anche se ci sono sforzi per renderlo brutto).

Questa è la memoria vitale che riflette il desiderio di rielaborare continuamente la propria esperienza, di ricombinare tracce e orme, riprendere il viaggio interiore e non considerare quello che è passato solo come un ricordo ma anche come un percorso da fare, da ri-scoprire.

Questo è progettabile in una logica di ospitalità straordinaria e riguarda l’identità profonda: tutto quello che ha nascita e sviluppo nella storia, nelle figure mito, negli avvenimenti, nelle esperienze ripetute, nelle eccellenze dei suoi prodotti e comportamenti.

In sostanza si sente “qualcosa” che trae vitalità dalle radici che emergono ora nel presente e definiscono anche il futuro auspicabile.

La straordinarietà dell’unicità di capri può essere di costruire narrazioni per e con l’ospite che combinino sapientemente, e spontaneamente, emozioni e situazioni proposte come tracce che conducano in luoghi veri e luoghi per la mente.

Quest’unicità va progettata e conquistata ogni giorno difendendola dall’imbarbarimento “conveniente”nel breve.

Capri deve proteggersi perché segnali di banalizzazione strumentale, sono presenti e pericolosi: non mi era mai successo di vedere i camerieri di uno dei bar della piazzetta fermare i clienti invitandoli a sedersi (un mio amico mi ha informato che questo comportamento si chiama petulanza).  

La sensazione è che Capri stia diventando, in molti casi, cara e non perché i prezzi siano aumentati (anche questo per la verità) ma perché spesso è diminuito il valore.

Tutto è caro se non vale e il valore è connesso alle attese.

L’ospite a capri si aspetta che accada qualcosa che può accadere solo qui.

Naturalmente c’è di tutto ma questo è un altro aspetto che Capri deve approfondire nel definire la sua distintività e quindi la proposta di valore per l’ospite.

Spendere una cifra alta ma acquistare valore unico può non essere caro.

La sfida Capri deve farla sul valore non sul prezzo.

Questo è il punto delicato.

Capri, spesso, non vende valore ma oggetti e luoghi cari e fa perdere immagine, anche se magari arricchisce qualcuno.

Qualcosa vale non solo perché è di quel luogo, ma perché a quel luogo, alle persone che l’hanno creata, è inscindibilmente collegata e bisogna saperlo raccontare, far sentire e vedere.

Quello che occorre fare per estendere e moltiplicare la straordinarietà consiste nella narrazione, nelle ri-traduzioni che accompagnano l’ospite nel suo viaggio nell’isola, fatte da interpreti sensibili e competenti che non vogliono vendere cose ma conquistarlo per sempre.

Capri si può sviluppare ancora ed essere un luogo della terra simbolo di narrazioni indimenticabili e di progetti infiniti se i capresi capiranno intensamente i luoghi, devono essere buoni da pensare e ri-pensare più che essere venduti.

Il gusto della scoperta, della straordinarietà, sarà più ricordato e raccontato perché si traccerà nella memoria, non solo come esperienza di consumo, ma come emozione e narrazione.

Certo se lo scopo è mantenere gli incassi allora quello che ho detto sono solo sciocchezze perché è fuori dubbio che, per ancora molto tempo, la gente riempirà l’isola e spenderà.

Il punto chiave è: qual è la sfida che Capri lancia?

Fare soldi o diventare un luogo dell’eccellenza dell’ospitalità nel mondo? Naturalmente le due cose possono coesistere solo che per la seconda bisogna essere molto, molto più bravi ed essere insieme.

Questo è difficile ovunque e devo dire che forse a Capri un poco di più.

Ma ci sono giovani che stanno cominciando a pensare in altri modi.