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Arte, diritto e memoria: il mio eclettico viaggio

  •  Ermanno Corsi
  • Pubblicato in Personaggi

Anche se se detto con voce disinvolta, sembra quasi un rebus (“ho imparato a scrivere dritto prima ancora di imparare a scrivere le lettere dell’alfabeto”). uno sguardo gettato lì come di sfuggita sull’interlocutore quasi a saggiarne la reazione, e poi il seguito sempre sul filo dell’enigma: “Ho fatto le asticelle e, in coro con le altre bambine della scuola elementare, ho cantato Sole che sorgi. in un eventuale concorso per la quarta età posso aggiungere, come titoli, le varie cartelle cliniche che mi riguardano”. un po’ di sconcerto per chi ascolta, ma non per lei, Anna Maria Siena Chianese: una intellettuale curiosa e ironicamente inquieta che ogni volta compie un “giro” non tanto intorno agli altri quanto dentro se stessa. una saggista e scrittrice che si è formata muovendosi fra una molteplicità di interessi: letteratura, diritto ed economia, musica e teatro. Addosso si ritrova un “vestito” che si è fatto da sola con i suoi studi, ma anche con quello che le è venuto dai familiari. il suo ricordo è quasi un atto di devozione. “Mio padre Armando - racconta volentieri Anna Maria - è stato un ragazzo del ’99, medaglia d’oro nella prima guerra mondiale. Sapeva a memoria la divina Commedia e leggeva d’Annunzio”. una famiglia musicale dove tutti suonavano e cantavano. “Mia zia, diplomatasi in pianoforte con denza, era allieva di emilia Gubitosi che portava con sé alla settembrata anacaprese in costume”. nata a napoli (“nella zona dei Campi flegrei in una palazzina accanto alla ferrovia”), la scrittrice conserva un vivo ricordo della sua prima formazione: elementari alla Leopardi di Fuorigrotta, medie alla Fiorelli, ginnasio dove ora c’è la tito Livio, liceo classico all’umberto (una insegnante dei primi anni aveva suggerito alla madre questo percorso). i risultati non sono mancati. “Soprattutto i professori dell’umberto ci introducevano nelle cose che avevamo intravisto e intuito, ma che ancora non sapevamo quanto fossero appaganti stimolando la nostra curiosità di saperne di più”. particolare rilievo avevano il greco, la matematica e la fisica. “professori come Mario Cervelli ed emma Cane ci inoltravano in una serie infinita di percorsi”. All’università, la Federico ii, una doppia scelta. La prima riguarda Farmacia: “pensavo che sarebbe stata più remunerativa; volevo uscire da situazioni difficili così come succedeva per la media borghesia del tempo. L’impatto con la chimica non fu però facile. Così, dopo due anni, senza dire niente a mia madre Amelia, passai a Legge e mi laureai in tre anni. Scoprii che il diritto, l’economia e la scienza della finanza crescevano bene sul terreno coltivato al liceo. Memorabili restano i docenti Luigi Cariota Ferrara e Antonio Guarino con gli assistenti Franco Casavola e Atanasio Mozzillo”. La laurea col massimo dei voti spinge Anna Maria ad affrontare con determinazione gli esami per procuratore e l’iscrizione all’albo dei praticanti e degli avvocati. nel 1960, dopo il concorso a cattedre (“l’ultimo che si fece”) si apre la strada dell’insegnamento (diritto ed economia politica) che percorre per 34 anni fra torre Annunziata, nola, l’istituto de nicola al vomero e il Mario pagano a via d’isernia. un’esperienza decisamente positiva: “La realtà con cui venni a contatto mi fece capire quanto fosse complessa la professione che svolgevo. nelle coordinate imposte dal ruolo non mancavano spazi di libertà di scelta quanto a metodi e approcci con gli studenti: ognuno di loro mi suggeriva la strada giusta da seguire per ottenere buoni risultati. non ho mai avuto bisogno di rimandare qualcuno a settembre. Anche durante il ’68 non ho mai dovuto cambiare metodo o ricorrere alle maniere forti”. Ma la scuola è solo uno dei profili di Anna Maria. L’altro, di grande significato, è dagli anni ottanta il richiamo, sempre più irresistibile, del giornalismo, della ricerca storico-letteraria e della scrittura anche se l’inizio, come lei sottolinea un po’ divertita, avviene per caso, con i primi articoli sulla dieta mediterranea e sugli aspetti fisici delle donne. da allora è sempre più intensa la frequentazione con riviste e testate di varia umanità: Harpeer’s Bazar, Men, Gran Bazar del gruppo Sid’s italia, diversi quotidiani e periodi italiani. particolare la collaborazione con “L’isola” fondata da Roberto Gianani e ora diretta da Mimmo Carratelli. Le interviste che Anna Maria fa ai personaggi che suscitano la sua attenzione, sono “ritratti” che vanno in profondità facendo emergere bene interessi, opinioni e psicologie. di Graham Greene - nella casa piena di luce ‘il Rosaio’ di Anacapri dove era vissuta Ada negri- ricorda “il signore di grande gentilezza e simpatia: parlammo di tutti i suoi libri e del suo modo così pensoso della vita”. piena la sintonia con Mario pomilio mentre un rapporto particolare si instaura con Gerardo Marotta: “L’amicizia risale al ’75 nella casa del Colascione quando ancora l’istituto non c’era; mi rivelò una nuova napoli, mi fece capire che quella dell’istituto a Serra di Cassano era la via da intraprendere”. Capri diventa sempre più paesaggio naturale e geografia morale. “dal ‘700 -spiega Anna Maria- la famiglia di mia madre ha frequentato la casa storica di via porta. ora, però, ogni volta che ci vado trovo qualcosa in meno e per questo ho quasi paura di andarci”. L’isola azzurra, l’area flegrea e la costa amalfitana restano i luoghi che la scrittrice racconta nella molteplicità dei richiami e delle suggestioni ricongiungendo narrativamente passato e presente, storia e futuro. emblematico il testo “Capri, nei frutti della terra la memoria di un mondo”. Altrettanto pregevoli le sue pagine, per il valore interpretativo che hanno, sulla nobiltà napoletana e la figura straordinaria di e. A. Mario, un diario inedito”. Alla letteratura italiana Anna Maria ha dedicato un testo che va oltre il valore didattico. È un appassionato “viaggio sentimentale” (dalle prime manifestazioni letterarie in volgare alla figura di Giordano Bruno) in un mondo “pieno di luce e capace di rischiarare tutte le ombre”. Aldo Masullo ne ha colto la forza etica proprio perché, rivisitandoli con le aperture interpretative necessarie e comparandoli con le inquietudini contemporanee, i grandi autori ci consentono di riscoprire identità, valori e pensieri da porre a fondamento di un avvenire meno precario. La versatilità culturale è un fiume in piena. il più recente lavoro – “La voce e la scena” – è dedicato al teatro e alla figura di Annamaria Ackermann. nel suo svolgimento analitico è una ricerca su come, in modi diversi ma convergenti, sui palcoscenici si rappresenti immancabilmente tutto il vero e il falso della nostra esistenza. Ma se tante sono le provocazioni, quale può essere allora un convincente punto di arrivo? Con disincanto e autoironia, Anna Maria Siena Chianese conclude: “Quello di formare conoscenza per poter rispondere, nei limiti del possibile, a fondamentali domande come, per esempio,cosa stiamo a fare sulla faccia della terra?