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Quattro agosto 1970: quando il diritto morì

  •  Ermanno Corsi
  • Pubblicato in Personaggi

Da “culla del diritto” a “tomba della giustizia”. Così, per qualche tempo, venne definito il nostro Paese. Si potrebbe perfino dire, un po’ paradossalmente, che Cesare Beccaria è morto sulla costiera amalfitana una notte di 45 anni fa, ma che proprio da una sconvolgente vicenda, accaduta a poca distanza dal “sentiero degli dei”, sia nato un nuovo Diritto internazionale, anticipatore di progressi giuridici consolidatisi via via e ora patrimonio cui nessuno Stato può rinunciare. Come sempre succede, e l’avvocato Dario Incutti ne è autorevole testimone, sono gli accadimenti reali a rovesciare vecchie mentalità e a imporre nuove sfide. “I processi - dice il prestigioso penalista salernitano - quando vengono celebrati con grande senso di responsabilità da parte di chi rappresenta il diritto alla difesa, sono preziosi laboratori che fanno progredire di fatto, e in maniera irreversibile, la scienza giuridica”. Una notte da incubo datata 4 agosto 1970. Il luogo, una villa detta “degli angeli”, sulle alture fra Positano e Praiano. Da un certo tempo vi abitano due personaggi famosi nel mondo del cinema e del living theatre. Lui, William Berger austriaco-americano, era molto conosciuto nel nostro Paese anche per aver interpretato diversi “western all’italiana”. Lei Carol Lobravico nota per aver portato sulle scene personaggi che facevano risaltare le sue qualità di attrice e poetessa . Una coppia di artisti sulla cresta dell’onda, oggetto di molta simpatia ma anche di ostile diffidenza da parte di alcuni abitanti della zona. Loro e gli amici che frequentavano, in una costiera già allora una grande finestra sul mondo,apparivano troppo trasgressivi agli occhi di chi era rimasto indietro nel tempo:avevano atteggiamenti forse da hippies, capelli lunghi, abbigliamento poco convenzionale con qualche stravaganza. Quanto bastava per l’alleanza di moralisti e ipocriti, quanto bastava per mettere in allarme agenti di polizia e carabinieri. Si formulano le accuse più disparate:traffico e consumo di droga,perversioni sessuali,messe nere. Quel maledetto 4 agosto,William e Carol invitano a cena sette amici: un incontro per ascoltare musica, ballare, parlare di teatro, cinema, pittura. All’esterno della villa arrivano forse delle sonorità un po’ più forti, ma soprattutto si sospettano festini a base di stupefacenti. Il piano era stato preparato: alle due di notte uno squadrone di poliziotti e carabinieri circondano la villa e fanno irruzione. Tutte le stanze vengono perquisite per cinque ore. Tenace la convinzione di essere penetrati in un “covo” di spacciatori. Stupore e rimostranze dei Berger e ospiti non servono a nulla. È ormai l’alba quando il risultato della “capillare”perquisizione (“condotta da inquirenti che non la facevano buona a nessuno”, come ironicamente commentarono i giornali) si ridusse al ritrovamento di 0,9 grammi di marijuana. Anzichè ammettere il clamoroso flop, gli inquirenti si accaniscono contro il gruppo commettendo un incredibile abuso di potere. Tutti vengono incriminati per uso di droghe. Un veloce interrogatorio da parte di un pretore onorario e di uno psichiatra e via al carcere:due donne e Carol a Pozzuoli, Berger a Napoli, gli altri ad Aversa. Da questo momento, però, i destini si separano. I sette ospiti vengono rilasciati ed espulsi dall’Italia. William e Carol restano nell’inferno. Lei muore prima del risultato delle analisi. In carcere ha febbre alta. Chiede invano di essere portata in una clinica. Dopo due mesi una peritonite. Nessun giudice o medico ha mai pagato per la crudeltà con cui è stata trattata. Sulla sua tomba, a Praiano, una mano pietosa deporrà una rosa bianca. Al processo, in difesa della celebre coppia, entra in campo Dario Incutti molto scosso per la vicenda (portata recentemente in scena da Pompeo Onesti) che aveva segnato in modo assai negativo la giustizia italiana. La sua combattività e le sue razionali riflessioni erano note da tempo per avere lui assunto le difese di noti personaggi legati a vicende clamorose (Buscetta, contrammiragli,ballerine,organizzazioni criminali, banchieri, colonnelli della finanza, industriali, amministratori:tutto un mondo variegato dove Dario Incutti non ha mai perso la dantesca “dritta via”). In oltre cinquant’anni di intenso lavoro nei tribunali (“da Palermo a Bolzano,dalla mafia alle violenze sessuali passando per Firenze e Roma”) i suoi interventi ottengono massima attenzione.” Quello di Berger e Carol - dice ora - fu un processo drammatico. C’era una pessima legge che parificava il piccolo consumatore di droga al grande spacciatore. Fu necessario far capire bene l’assurdità di tale equiparazione. C’erano vecchi schemi da cambiare radicalmente”. La vittoria nel processo gli attira l’attenzione di Giovanni Leone (“ero stato suo allievo”) che prende spunto per promuovere un cambiamento innovativo. Da allora Incutti è più che mai un militante del progresso della scienza giuridica: lui che si era formato alla scuola di illustri studiosi e docenti. Nato ad Ancona (“mio padre, provveditore agli studi, cambiava spesso città”) ha respirato subito, nella sua famiglia, la civiltà degli studi classici e del rigore morale. Dopo le scuole a Milano prende la maturità a Como. Vorrebbe diventare ufficiale di marina,ma dopo la guerra vede intorno a sé troppe rovine. Opta allora per Giurisprudenza, a Napoli, attratto dal Diritto internazionale. Adesso precisa: “Ho sempre amato girare il mondo, con una forte predilezione per gli stati dove hanno sede organismi sopranazionali, per quelle regioni crocevia fra stati dove nascono e si sviluppano le regole del Diritto internazionale”. Decisivi due incontri. Da Rolando Quadri, consigliere giuridico della Repubblica araba, assorbe l’importanza del Diritto internazionale che consente di conoscere popoli ed etnie diversi per regole,costumi,comportamenti (“si conoscono così anche le anime”). Di Francesco Carnelutti,l’altro suo maestro, Dario Incutti dice: “Dal Diritto commerciale alla Procedura penale, è stato uno studioso e un tecnico di grande valore,un genio sotto il profilo del pensiero, così come dimostrano le dieci cattedre che ha avuto. Non a caso Alfredo De Marsico lo definì il maestro dei maestri”. Chi si forma con grandi maestri diventa a sua volta un maestro prestigioso. Molti avvocati si sono lasciati guidare da Dario Incutti che non ha mai rinunciato alla dimensione mondiale della Giustizia, sempre più protagonista e artefice del Diritto penale. A Salerno è riuscito a riunire le 14 Camere penali italiane per farne un organismo autorevole e fortemente rappresentativo (“dopo l’unità d’Italia c’era bisogno di unificare l’avvocatura penale superando la dispersione regionale”).Quella iniziativa ne ha ulteriormente accresciuto il prestigio. A Rimini,recentemente, Dario Incutti ha tenuto un seminario formativo per i giovani avvocati, con l’autorevolezza che solo studio e lavoro possono far acquisire.