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Ti vedo per la prima volta: malattia e felicità

 

L’ultimo romanzo di Diego Galdino “Ti vedo per la prima volta” racconta la storia d’amore e l’enigma della sofferenza di Josephine, una ragazza che soffre di narcolessia e deve rinascere improvvisamente dal sonno di morte che la coglie nei momenti più impensabili della sua vita. Amatissima da suo padre, che le ha trasferito il valore più importante della sua vita, quello di <<Non mollare mai>>, vive nella convinzione che sua madre sia morta alla sua nascita fino all’età adulta, quando scopre che ella non è deceduta bensì ha rinunciato a lei con un accordo voluto da una suocera senza scrupoli. La madre, Maria, si è ricostruita la vita, incontrando Giovanni, un uomo generoso con un figlio piccolo, Lorenzo, di cui diviene madre-per-scelta. Dalla coppia nascono poi Carlotta ed Emilia. Alla morte della donna emerge la scabrosa verità e Josephine improvvisamente conosce la sua nuova famiglia. Lorenzo che è il più turbato dalla morte della madre e dalla segreta verità mai svelata, s’innamora di Josephine, la Bella addormentata che ha paura di aver paura, che lotta affinché la sua esistenza sia piena e normale, evitando di fermarsi di fronte ai limiti che la malattia le impone. Una vita condizionata, difficile, allietata dalla scrittura e da una vecchia polaroid della madre, regalatale dalla nonna per il diciottesimo compleanno con la quale aveva immortalato ogni risveglio dopo una crisi narcolettica e i più svariati momenti della sua vita. Tanta autoironia nella sua vita ma sempre, dietro l’angolo, la tentazione dell’autocommiserazione. Con fatica ha imparato a vedere il lato positivo delle cose, ricordando a se stessa che la vita è un valore e conviene cercare di goderne il più possibile. Le fragilità fisiche o mentali vengono nascoste per vergogna o senso di colpa, eppure esse in alcuni frangenti si trasformano quasi in un vantaggio perché permettono di gustare appieno aspetti dell’esistenza che altrimenti non si scorgerebbero e danno all’animo umano una sensibilità più profonda, nel bene e nel male. Mentre rimugina sulla sua mancata libertà e felicità irrompe nella sua vita Lorenzo, un giovane per il quale passare le giornate sempre nella stessa città può essere considerato uno spreco di tempo tranne che per Roma, di una bellezza che uccide, capace di farsi perdonare due ore di traffico insensato, mostrando anche solo di sfuggita uno dei suoi migliori scorci. Prima di Josephine non ha amato nessuna donna come la sua città. Nel racconto l’autore, Galdino, nato e cresciuto a Roma, dove ha un suo bar, visitato quotidianamente da un’affezionata clientela, trasferisce l’ammirazione per la sua città, meravigliosa ancor più della Svizzera. La protagonista ammaliata dalla bellezza della città eterna, conosciute le due sorellastre e il fratello acquisito, vive intensamente l’amore per Lorenzo, ma ben presto i due giovani si troveranno a fare i conti con un’improvvisa dolorosa realtà che da una certa suspense al romanzo.

L’amore e la malattia, la felicità e la dipendenza, la libertà e la fragilità sono veramente conciliabili tra loro? L’autore, con scrittura scorrevole e armonica, propone ai lettori un’acuta riflessione sulla  tragica verità dei tempi presenti ove l’efficientismo sembra dominare ogni aspetto dell’esistenza e rinnegare i valori più profondi della vita.