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"Ideologia toscana" e anticonformismo radicale, Nencini racconta Oriana e Firenze

Il fuoco dentro. Oriana a Firenze” è l’ultimo libro dello storico, scrittore, politico (PSI), viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, presentato, venerdì  10 giugno, presso la biblioteca Pagliara dell’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”.

Amico intimo ed estimatore della Fallaci, lo scrittore racconta il rapporto di continua lotta della famosa giornalista con la sua città natale, Firenze, e con tale opera intende esaudire la sua richiesta: “ Pensaci tu a raccontarmi alla città che mi tratta male”. Nencini tenta la via della riconciliazione tra l’ingenerosa Firenze e questa donna antipatica, eretica, spigolosa, dalla prosa tagliente, per la quale era impossibile “annacquare il vino”, come ebbe a dirle Prezzolini.

Una scrittrice che ha sempre preso parte, ignorando cosa fosse il relativismo o la neutralità. Il coraggio le fu inculcato dal padre quando da adolescente le chiese di fare con la sua bicicletta la staffetta partigiana, rischiando la vita. Consultava pile di libri per appoggiarvi la memoria, il vocabolario era il suo amico di percorso nell’elaborazione dei manoscritti, affinare la lingua con meticolosità e ripulirla era il suo habitus mentre era all’opera con la sua macchina da scrivere.

La sua scrittura non conformista ha sempre avuto un effetto dirompente nei confronti della realtà e, se qualche bello scritto può apparire oggi datato per i temi trattati, in essi si avverte sempre  il bisogno di denuncia, la ricerca di una prospettiva altra, oltre lo stereotipo. È stata la prima ad essere veramente arrabbiata con l’Islam, convinta che l’Occidente debolissimo non facesse nulla per difendere i suoi valori, figli di una battaglia combattuta dalle generazioni precedenti.

Paola Villani, delegata del Rettore, ha ricordato il già fortunato memoriale sulla Fallaci “Morirò in piedi”, pubblicato da Nencini nel 2007, in cui si avverte il grande imperativo alla libertà di una donna la cui forza d’urto è ancora viva e le cui ragioni i contemporanei scoprono postume. Massimo Corsale, docente di Sociologia dell’Organizzazione, ha elogiato la capacità dell’autore di far emergere attraverso la sua penna amicale un dialogo difficile, fatto di amore e contrasti. L’apertura del libro è dedicata all’obiettività che negli anni delle contestazioni era considerata un enorme disvalore, mentre l’ultima parte agli eretici. Per la Fallaci l’obiettività non esiste è ipocrisia, presunzione che chi fornisce il ritratto o la notizia abbia scoperto il vero, in realtà, essa nasce dalla sua visione del mondo e dai suoi sentimenti.

Messi in guardia dall’eccesso di relativismo, si può immaginare che il confronto con gli altri possa in ogni caso condurre a un punto di vista condiviso da una collettività. L’eretico è l’intellettuale autentico che si contrappone al senso comune condiviso, al politically correct . Gli eretici “insinuano il dubbio mentre la consuetudine è l’attaccapanni delle nostre debolezze”.  Maria Luisa Chirico, docente di filologia classica, ha menzionato le polemiche della Fallaci con gli amministratori fiorentini per l’accampamento dei somali tra il Battistero e la Cattedrale nel 2000, l’”abbassate le serrande, chiudetevi in casa!” in occasione del Social Form e la mai digerita concessione regionale alle infibulazioni protette. In lei l’orgoglio fiorentino e la presunzione di chi sa di essere cittadina di un deposito millenario di genio ed arte.  Ottavio di Grazia, docente di storia delle religioni, pur stimando la Fallaci per il suo “camminare sempre a testa alta”, ha manifestato la propria diversità d’opinione in merito all’Islam. Occorre uno spazio plurale, un nuovo orizzonte umano, ove ci sia il riconoscimento culturale per tutti, negoziando sui principi fondamentali. La violenza accade quando cessa il potere della parola: è Caino che alza la mano contro Abele e l’uccide. LuigiMascilli Migliorini, docente di Storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo, ritiene che la figura di questa giornalista di enorme spessore abbia messo in risalto l’“ideologia toscana” per la quale Firenze è vertice della bellezza della civiltà occidentale, un irripetibile equilibrio di arte e natura. Nei fenomeni di globalizzazione Firenze resta di una bellezza immutabile nel tempo, il cui canone eterno andrebbe preservato evitando scempi e violenze. Oggi, che vi è una circolazione d’uomini e donne e non solo di merci e prodotti finanziari, occorrerebbe una politica del Mediterraneo lungimirante che non si fermi solo al tema dell’immigrazione ma guardi oltre, al Mediterraneo come crocevia di culture che con fluidità s’incontrano e confrontano.