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Napoli, da capitale morale a nobile fiaba

“Napoli capitale morale. Dal Vesuvio a Milano” è l’ultimo saggio storico del giornalista-scrittore Angelo Forgione recentemente presentato alla Feltrinelli di Santa Caterina a Chiaia dall’autore insieme a Pino Aprile, Agnese Palumbo e Gianni Simioli. Dopo il successo di “Made in Naples” Forgione torna a focalizzare la sua attenzione su Napoli, ricostruendone una storia parallela con quella di Milano in un’ottica di revisionismo storico dal Rinascimento ad oggi. L’espressione capitale morale fu adoperata dal napoletano Ruggero Bonghi per indicare Parthenope nella fase pre-unitaria, quest’ultima con la decadenza dovuta alla piemontesizzazione cedette il suo prestigio a Milano che divenne città-faro dall’Unificazione fino ad oggi.
I rapporti tra le due città erano stati intensi già durante il secondo Quattrocento, ossia tra il Regno aragonese di Napoli e il ducato sforzesco di Milano, e ancora più profondi nel secondo Settecento tra i Borbone di Napoli e gli Asburgo di Vienna, che governavano il territorio lombardo. Anche tra gli illuministi delle due città non mancarono significativi scambi fino al periodo napoleonico che con la sua ventata rivoluzionaria percorse lo stivale intero.
Con la nascita del Regno d’Italia cambiò il vento e vennero meno gli scambi culturali anche se la Scala e il San Carlo rimasero in strettissima connessione. Si tenga conto che il teatro alla Scala nacque quando gli Asburgo chiesero ai Borbone di poter avere Luigi Vanvitelli a Milano per lavori a corte, questi portò con sé il retaggio d’esperienza dei lavori per la Reggia di Caserta e degli studi sulle antichità classiche ritrovate intorno al Vesuvio. Sebbene la città di Milano è sempre stata sinonimo di finanza, lo scrittore ricorda che gli economisti napoletani precedettero quelli milanesi. Infatti l’economia e il sistema bancario moderno nacquero a Napoli, con Antonio Genovesi e il Banco di Napoli.
Nello scritto, dunque, s’intersecano la storia del Nord e del Sud, seguendo tre filoni principali: la politica, la massoneria, la Chiesa e l’autore tenta di osservare il nuovo Sud con stupore e meraviglia, come se fosse uno straniero che sente il bisogno di raccontare un antico passato e un prossimo futuro, tuttavia sempre fiero della sua napoletanità riscoperta. In realtà, possiamo dire che dopo il 1860 il termine “Meridionale” assume il sapore della sconfitta, ed è come se improvvisamente si fosse persa un’antica e prestigiosa identità, il linguaggio dei vincitori viene imposto ai vinti, tutti uniformati e massificati come uomini del Sud rispetto ad un Nord veloce, economicamente attivo e onesto.
La Massoneria ebbe grande influenza nel processo risorgimentale e ben diversa da quella deviata dei tempi nostri, con forti ingerenze politiche, cercava di depurare la fede dalle strumentalizzazioni della Chiesa operate dai gesuiti. Il Principe di San Severo fu espressione di tale massoneria che conservava un’immagine cristica ma anelava ad uno stato laico. Nel Nord la Massoneria fu decisiva per la crescita del “triangolo industriale”, affermando soprattutto a Milano la supremazia della finanza sulla politica. Nacque la Banca Commerciale italiana che fece concorrenza al Banco di Napoli.
La città di Napoli, nella sua inesorabile crisi non si è mai veramente rialzata dai grossi traumi della Seconda Guerra Mondiale e la politica nazionale repubblicana non ha mai risollevato il Sud impoverito e angariato dalle mafie. Forgione, che contesta le élite accademiche, egemoni rispetto alla cultura della metropoli, richiede impegno politico serio, investimenti importanti per riportare Napoli al suo antico splendore. Il suo discorso intorno alla napoletanità intriso di verità storica richiama il motivo portante dell’ultima prodezza di animazione cinematografica “La Gatta Cenerentola”, fiaba moderna, ispirata a Lo cunto de li Cunti di Basile e all’opera buffa di De Simone, presentata alla 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il film di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Dario Sansone e Marino Guarnieri ci presenta una Napoli poliedrica intrisa di speranza e rassegnazione, talentuosa nel bene, tanto da far sognare magiche meraviglie, e strabiliante nel male, quello più osceno e violento che fa vergognare. Napoli lacerata dai suoi dissidi diviene simbolo universale della condizione umana, di un’umanità bella e luminosa, intelligente e creativa che lotta disperatamente per emergere e per redimere e, al contempo, di una popolazione inetta, soffocata dal buio, fagocitata dal marcio, dall’ incuria, dall’illegalità che finisce per contraddistinguere una terra che frustra qualunque aspirazione nobile negando ogni possibilità di cambiamento. Forte l’anelito ad un futuro migliore nella piena consapevolezza del valore della propria napoletanità.