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Alla scoperta di Eldorado

  •   Fiorella Franchini
  • Pubblicato in Culture

Al MANN la Fondazione Ligabue racconta “Il mondo che non c’era”

di Fiorella Franchini

Una favolosa mostra al MANN racconta “Il mondo che non c’era”, viaggio nell’arte, nella cultura, nei costumi dell’America precolombiana, dagli Olmechi ai Maya, dagli Aztechi agli Inca. 

Quando tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, i grandi esploratori scoprirono il  continente americano, la visione culturale dell’Europa cambiò profondamente. Un evento epocale, secondo l’antropologo Claude Lévi- Strauss, un “Mundus Novus”, che pochi anni dopo un gruppo di geografi che lavorava a Saint-Denis des Voges volle chiamare, “America”, in onore di Amerigo Vespucci che per primo si rese conto di essere giunto in una terra sconosciuta.

Attraverso 200 reperti della vasta Collezione Ligabue, si possono ripercorrere cinquemila anni di civiltà. Si tratta di una delle raccolte più complete e importanti in quest’ambito in Italia. A poco più due anni dalla scomparsa di Giancarlo Ligabue, imprenditore, paleontologo, studioso di archeologia e antropologia, esploratore e appassionato collezionista, l’esposizione vuole essere anche un omaggio alla sua figura da parte del figlio Inti che, con la “Fondazione Giancarlo Ligabue” da lui creata, continua l’impegno nell’attività culturale, nella ricerca scientifica e nella divulgazione, dopo l’esperienza del Centro Studi  e Ricerche fondato oltre quaranta anni fa dal padre.

In linea con il programma di eventi Classico/Anticlassico” del riconfermato direttore Paolo Giulierini, la mostra è un momento di bellezza, per la rarità e la qualità dei reperti, un’occasione di confronto tra universi paralleli e differenti, un’opportunità di approfondimento della storia dimenticata, quella di popoli raffinati e colti, annientati dalla violenza e dall’avidità dei Conquistadores, quella di un’invasione crudele, fatta di stragi e razzie.

Le rarissime maschere in pietra di Teotihuacan, i vasi Maya, le statuette antropomorfe della cultura Olmeca, tessuti e vasi provenienti da Nazca, le Veneri ecuadoriane di Valdivia, le sculture azteche e gli straordinari monili in oro che tanto hanno influenzato l’arte moderna, da Bretòn a Picasso a Diego Rivera a Henry Moore, trasportano il visitatore dentro un universo ancora inesplorato. Tantissime le suggestioni: dal gioco della pallacorda, precursore del nostro calcio, agli splendidi vasi decorati per bere il cacao, donati all’ospite, le ricorrenti raffigurazioni del mais, le statuette dai crani deformati per farli somigliare a pannocchie e poi giaguari, colibrì e pappagalli, meravigliose decorazioni plumarie. Oggetti che si prestano a molteplici letture, emozionali, filosofiche, storiche, religiose e che alimentano curiosità e approfondimenti verso una società complessa e sontuosa che spaziava dai riti sciamanici alla sapienza astronomica.

Impossibile non lasciarsi contagiare dal fascino di tanti capolavori e nasce spontaneo un fervore d’immaginazione e di scoperta, lo stesso entusiasmo che anima la Fondazione e i membri del comitato scientifico, il curatore JacquesBlazy specialista delle arti pre-ispaniche della Mesoamerica e dell’America del Sud, AndréDelpuech, Direttore del Musée de l’Homme-Muséum d’Histoire Nationale Naturelle di Parigi, l’archeologo peruviano Federico KauffmannDoig, Adriano Favaro, che dirige il Ligabue Magazine e ricorda la volontà di Giancarlo Ligabue di condividere e divulgare, “fondendo insieme spirito di avventura e rigore scientifico”. Numerose le fotografie che documentano spedizioni e ritrovamenti in molti luoghi del mondo e grande attenzione, dunque, per l’aspetto didattico dell’allestimento che mira a coinvolgere fino al 30 ottobre tante scolaresche e giovani visitatori.

Non resta che partire per questa esplorazione nelle sale del MANN alla ricerca di cose dell’altro mondo, alcune perdute, altre ancora da scoprire e da studiare. Tra flashback cinematografici e reminiscenze salgariane l’Arte, la Storia, la Geografia, l’Antropologia s’insinuano nella mente e nel cuore e abbiamo già conquistato il nostro Eldorado.