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Festa di compleanno per la Fiera dell casa, l'interpretazione non è stata invitata

Giugno a Napoli: sole, caldo, vestiti leggeri dai colori sgargianti, costumi per il mare (in barba all’esito della prova costume), e, fedele a se stessa da sessant’anni, la Fiera della Casa. Sessant’anni, dimostrarli tutti e, forse, anche qualcuno in più. Nata in un momento storico di benessere in una crescita economica che si pensava non finisse mai più, rappresentava per il meridione, anche quello dei paesini più piccoli, la possibilità di concretizzare a casa propria gli arredi visti nei film americani, quelli di Doris Day, Sandra Dee, Tyrone Power e tutta l’allegra brigata dell’“american dream”. L’Italia contadina e del dopo guerra, abituata ad ambienti messi insieme un po’ a caso, scopriva alla Fiera della Casa che era possibile armonizzare colori, mobili e anzi che era facilissimo in quanto le case produttrici fornivano l’intero arredo e le suppellettili per ogni stanza. Si acquistavano “il salotto”, la “camera da letto” completi di tutto anche delle cornici portafotografie per il cassettone e il vaso per i fiori . In esposizione c’era tutto quanto si poteva trovare sul mercato. Innovativa ed educativa, era LA FIERA DELLA CASA. Sessant’anni dopo, con il mercato invaso dai vari Ikea e altri megastore che propongono arredi di design o a imitazione delle grandi produzioni firmate, con prezzi adatti a ogni tasca, la Fiera della Casa ha perso maiuscole e punti esclamativi e regala l’ingresso ai visitatori. All’interno un insieme sconnesso: qualche arredo, molti elettrodomestici, qualche complemento. Modalità espositive di allestimento che ricalcano fedelmente gli schemi degli anni d’oro. Che furono. E non accennano a tornare, almeno per il momento. Proprio in quest’epoca tecnologicamente avanzata sarebbe invece possibile con semplici proiezioni 3D far vivere al visitatore l’emozione di un hammam, di una spa casalinga o anche semplicemente della trasformazione di un soggiorno in un vero e proprio cinema cin casa. Fu annunciato per la Fiera un sessantesimo compleanno con tante sorprese, e, anche se nessuno aveva pensato a ricchi premi e cotillon, le attese anche di un semplice adeguamento dell’esposizione alle grandi fiere europee, erano proprio tante. Qualcosa di nuovo però c’è: l’offerta di spettacoli serali, qualche esposizione di pentole nella solita formula da mercatino rionale, l’offerta di contratti per la sicurezza della casa, il risparmio energetico, mancano solo quelle per gli acari e la varicella. Nessuna ispirazione è venuta dalle fiere di Parigi, Berlino, Londra nelle quali spesso gli arredi sono inseriti in cubi rotanti che, illuminati dall’esterno offrono la vista dell’ambiente con l’illuminazione nelle varie ore del giorno. Più che delusione, questo compleanno procura rabbia per un occasione (l’ennesima) persa per rilanciare e mettere a reddito un evento di grande valore sociale e culturale. Nelle aree all’aperto, dove una volta erano allestiti gli arredi per i giardini, quest’anno è possibile comprare panini imbottiti, bibite e molti generi di edibile conforto perché, effettivamente, bisogna pur sostentarsi in quei chilometri d’esposizione senza soluzione di continuità. Anche in questo caso la metodologia offerta dall’interpretazione avrebbe giovato molto agli allestimenti e alla redditività della fiera. Al Salone del Mobile a Milano l’ingresso comprende anche i costi del trasporto pubblico ed è di trenta euro a persona per il pubblico con formule scontate per famiglie o coppie. Ci sono giorni di visita differenziati per operatori, pubblico, studenti. Prezzi in linea a Parigi e Berlino. Nulla si regala, ma il visitatore pagando il biglietto sa di comprare un esperienza che è emozione prima di tutto. Perché pagare il biglietto alla Fiera Della Casa quando senza fare grandi spostamenti, si possono visitare tani punti vendita assortiti per tutti i gusti e tutte le tasche? Quale dovrebbe essere oggi la funzione di un esposizione come la Fiera della Casa? Non è difficile comprendere che bisogna operare su più livelli: quello destinato ad addetti ai lavori, aziende, designer, tecnici, quello delle famiglie e aspiranti tali, e quello degli studenti che dovrebbero vivere esperienze formative. Almeno tre, quindi, i modi d’esporre, tutti finalizzati a provocare emozione: quello per gli addetti ai lavori che dovrebbero decidere di quali prodotti rifornirsi e restare colpiti dalle qualità dalla possibilità di guadagno e dalla facilità d’approvvigionamento, quello delle famiglie che dovrebbero potersi emozionare vivendo, in modo virtuale e non, ambienti composti da prodotti di diversi marchi combinati per offrire loro l’immagine emozionante dell’“ambiente su misura”. Gli studenti infine dovrebbero poter, apprendere i modi della composizione d’arredo, dei colori e delle tecnologie. Forza e coraggio, se ben calibrata l’innovazione paga. Basta non averne paura. Il rischio, altrimenti, è l’annientamento, e di questo Napoli non ne ha proprio bisogno.