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La felicità è una storia semplice, Lorenza Gentile e la saggezza di Democrito

 
Vito Baiocchi è il personaggio principale dell’ultimo romanzo di Lorenza Gentile “La felicità è una storia semplice”, un quarantaseienne in piena crisi di mezza età che il lettore incontra mentre, disperato e fallito, è alle prese con le sue intenzioni suicidarie. Non è la prima volta che ci prova, strattona la corda per controllare che sia ben assicurata al soffitto e arriva a misurarla per essere certo del risultato. Uomo meticoloso, si deterge di ogni impurità e s’improfuma prima di darsi in pasto alla morte. Prende in mano la penna per scrivere il suo biglietto d’addio in quella triste mattina d’aprile londinese. Tante le delusioni e sullo sfondo la perdita del posto di lavoro e di ogni speranza, soppiantato ormai dagli efficienti tecnici asiatici. Calipso è l’iguana che gli tiene compagnia, dal carattere intrattabile, tuttavia ogni giorno si sorbisce le sue lagnanze. Non ha moglie, amici o colleghi ed è certo che della sua assenza non si sarebbe accorto nessuno: “Un semplice passo nel vuoto e non avrebbe sentito più nulla”. Ma ecco che comincia a suonare insistentemente il cellulare e la sua macabra concentrazione va in rovina. Risuonano nella sua testa queste parole: "Scopri chi sei veramente appena prima di lasciare questo mondo". È allora che decide di rispondere al telefono, sfilandosi il cappio dal collo, e scopre che dall’altro capo del telefono c’è l’unica sua parente in vita: nonna Elvira. La nonna gli rimprovera di non essere più andato a casa sua, a Milano, per il  Natale, almeno da due anni. Chiede al nipote di accompagnarla a Gibellina, in Sicilia perché sente che sta per morire e vuole farlo nella sua terra. Santo, il cognato della nonna, si occupava da dieci anni della ricostruzione della sua casa a Gibellina, rasa al suolo durante il terremoto del 1968, quando in quei luoghi trovarono la morte il nonno e i genitori di Vito. A seguito di quella disgrazia la nonna era partita per Milano con il nipote che successivamente aveva deciso di lasciare l’Italia per lavorare all’estero.

Vito di fronte alle insistenze della nonna non sa dire di no, parte per un viaggio interminabile da Londra a Palermo e ogni luogo è un’epifania, una rinascita. Si susseguono situazioni buffe e tragicomiche in cui nonna e nipote si confessano insospettabili segreti e difficoltà di vita. Vito avverte di non avere più un autentico desiderio che lo guidi e lo orienti, si sente al capolinea ma, risvegliato dall’ardita nonna, vuole superare il proprio fallimento, riprendere in mano la propria vita e sforzarsi di credere nella felicità. Il romanzo di Lorenza Gentile è un viaggio di riappropriazione del proprio destino in cui si palesa lo scontro generazionale tra Nonna Elvira, donna forte e molto sentimentale, e Vito molto dipendente ed eterno adolescente. Ma cosa significa davvero essere felici? Come oltrepassare l’acuta tristezza di Vito per librarsi in volo verso una nuova vita?
La nonna spinge il nipote verso la salvezza facendogli comprendere che ogni piccola parte è indispensabile al resto. La scrittrice insegna ai lettori il coraggio e la forza di cambiare, ascoltando il mondo, gli altri e se stessi, ritrovando il proprio autentico sé disperso nei mille impegni del mondo. Romanzo fresco, leggero, ben scritto richiama un tema antico, la felicità, caro ai filosofi.

Per Democrito l’uomo saggio è in grado di portare con sé ovunque vada la felicità. Essa è una condizione della sua anima che rifugge il vizio per una vita etica. La felicità, dunque, non dipende dall’ambiente esterno e il saggio può passare di paese in paese, senza perdere la propria serenità perché gode di una sua stabilità interna dovuta alla sua scelta di ciò che è buono, lontano dai turbamenti del vizio e delle passioni insane. "Al sapiente ogni terra è accessibile poiché tutto il cosmo funge da patria dell’anima che è buona". Vito durante il viaggio, che è vero e proprio itinerario di risveglio interiore per la sua anima, gode dei saggi insegnamenti della nonna e ritrova moderazione, controllo dei desideri, non più mortiferi ma vitali, sana spinta motivazionale. La nonna, che lo sottrae all’oblio nullificante della morte, sembra confermare il motto democriteo che "il fine della vita è la buona disposizione dell’animo" e che esso non s’identifica con il piacere. Anneghiamo in un mondo edonistico e consumistico che ci sottrae la libertà più autentica, quella di trascorrere la vita con serenità e in armonia con noi stessi e con gli altri. Non accettiamo i nostri piccoli fallimenti e sovente ci appaiono grandi e invidiabili cose che poi, come per Vito, sono alla nostra portata, purché non si resti annichiliti e immobili di fronte ai repentini cambiamenti del nostro mondo post-moderno. La vita ci offre tante possibilità che bisogna cogliere con coraggio, come bisogna imparare a ricercare l’amore e ad accettarlo nella sua difficoltà. Vale sempre l’indicazione dell’oracolo di Delfi "Conosci te stesso". La felicità dell’uomo consiste socraticamente con una vita esaminata, un’esistenza caratterizzata dalla ricerca senza fine della verità, del senso, recuperando anche le occasioni di bene per sé e per gli altri che sono andate perdute.