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Rovine contemporanee, la dolcezza di Berlino est secondo Jeanne Fredac

L’armadio verde è aperto e le tende rosse della camera sono tirate. Un piano troneggia al centro di una scena, in un scrigno ocra irreale, davanti ad un’aiuola ancora vuota. Le poltrone di un cinema sembrano aspettare gli spettatori. In questi luoghi dove gli essere umani sembrano essere assenti per un istante soltanto, i finestrini rotti lasciano entrare l’edera e la pittura forma delle bolle sul muro. Il tempo sembra essersi fermato, l’azione sospesa. È la vita, il passaggio del tempo e delle sue interazioni che questi veri e propri quadri mettono in scena nel nostro spirito. Metafora dolce e tragica del cataclisma che è l’oblio per le cose che ci circondano, ma anche per ognuno di noi.

“Rovine Contemporanee” ci conduce in un viaggio nella Germania dell'Est dimenticata. Jeanne Fredac, artista francese residente a Berlino, rivela la dolcezza in questi edifici abbandonati e queste fabbriche in disuso della vecchia RDT dopo la caduta del Muro. Dopo avere percorso le città della Germania dell’Est dal 2006 al 2015, la fotografa rovescia le idee preconcette con i suoi lavori di Rovine Contemporanee. 
Si tratta di una delle tre mostre (“Rovine Contemporanee 1 e 2” e “Cuba”) condivise tra gli Istituti di cultura di Napoli, l'Institut français, il Goethe-Institut e l'Instituto Cervantes che saranno aperte al pubblico fino al 24 marzo. 
La fotografa Jeanne Fredac partecipa al progetto di Residenze d'artista avviato da diversi anni dall'Institut français Napoli che ha già visto accogliere nel 2015 il regista Vincent Dieutre, nel 2016 Dolores Marat, nel 2017 lo scrittore Philippe Vilain. L'Institut français Napoli ospita nelle sue stanze gli artisti, che lavorano ad un progetto sul territorio napoletano.