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Helmut Newton in mostra a Napoli

Helmut Newton in mostra a Napoli. Napoli come Parigi, come Berlino. Eccezionale guizzo di modernità che potrebbe proiettare Napoli nell’empireo delle città dell’arte contemporanea. Le opere del “sulfureo” fotografo sono a disposizione dei visitatori al Museo Pan. Evento memorabile che vuole contribuire a tracciare la linea caratteriale di un museo che ha cominciato un nuovo percorso focalizzato sulla fotografia con la F maiuscola. Standing Ovation. Una discreta folla ha partecipato all’inaugurazione, ma il museo visitato a svariati orari in diversi giorni non sembra almeno per il momento suscitare l’interesse delle oceaniche folle della cui presenza l’assessore alla cultura del Comune si diceva certo. La mostra non è mai deserta ma a prescindere qualche presenza di competenti della materia, gli studenti o di qualche amante della fotografia, l’esperienza della mostra delle opere di Newton è come sempre segnata da sbavature che non possono, anzi non devono, essere ignorate. Partiamo dal pubblico locale, dai Napoletani. L’arte contemporanea, e la fotografia come sua espressione, in questa città trovano ancora molte resistenze. La spiegazione è nell’eccezionale patrimonio d’opere d’arte antica che ha abituato i napoletani a un certo tipo di rappresentazione. L’arte contemporanea che ha linguaggi molto diversi suscita ancora qualche diffidenza. La fotografia anche. Facile sentire “ anch’io posso fare una foto così...e che ci vuole....”. La fotografia di Newton, il suo ritrarre, divertire e intrattenere, rientra nel genere artistico che il visitatore poco strutturato sul tema guarda con interesse (le donne ritratte sono alte, forti, belle e provocano....accidenti se provocano!) ma certamente non vive emozioni e stimoli culturali travolgenti. Oggi il nudo in foto, al cinema e in qualsiasi altra versione non scatena più grandi turbamenti, ma una foto di Newton può farlo e non solo perché ardita, spudorata e provocatoria. Uno dei fini del grande fotografo era l’intrattenimento. Una buona interpretazione da parte dell’allestitore avrebbe potuto rendere immediatamente leggibile il confronto tra alcune opere di Newton e quelle di pittori antichi. Sarebbe bastato porre vicino alla foto “ Self-portrait with June and model” una bella immagine con didascalia illustrativa di “Las Meninas” dipinta nel del 1656 da Diego Rodríguez de Silva y Velázquez. Sarebbe emersa la similitudine del sovrapporsi di rappresentazioni che fecero esclamare a Gautier quando vi si trovò davanti “ dov’è il quadro?” di fronte a di Las Meninas, e che permettono la penetrazione del nostro sguardo dalla posizione in cui si trovava l’artista verso la quinta finale nella fotografia di Newton. Una comprensione guidata della costruzione delle scene rappresentate nelle due opere avrebbe permesso a un pubblico avvezzo a un certo tipo d’immagine di avvicinarsi a una rappresentazione diversa, fatta con mezzi diversi ma non per questo meno strutturata e meditata. Una mostra di fotografia contemporanea deve essere offerta al pubblico con tutti gli accorgimenti offerti dall’interpretazione, e non può farne a meno proprio perché in questo modo è possibile fare scoprire al pubblico come intelligenza, conoscenza e visione siano i fondanti delle tecniche di rappresentazione. La complementarietà che Newton ha sempre sottolineato tra la moda e corpo femminile, gli anni dell’affermazione della libertà sessuale rappresentati dai nudi, i corpi perfetti e le forme armoniche che agganciano la produzione in mostra a un periodo specifico della nostra storia recente, tutto deve essere offerto col supporto delle tecniche interpretative proprio per evitare che il dialogo tra spettatore e fotografie si banalizzi in mere osservazioni su caratteri fisici o estetici. Uscendo da una mostra allestita secondo i principi dell’interpretazione, si potrà essere entusiasti oppure dissenzienti, ma certamente non ci sarà indifferenza. Si sarà fatto centro.