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interpretare non è fare disneyland

Il rapporto annuale del DCMS sulle performances dei sedici musei nazionali inglesi ha tra i propri fini quello di verificare se questi musei possono continuare a beneficiare delle sovvenzioni governative. Signori qui si parla di merito. In Italia non è così, ma si spera ancora per poco. Certamene alcuni tra i nuovi direttori, scelti per guidare i venti musei statali, stanno ottenendo ottimi risultati. Certamente oggi le condizioni internazionali a favore del turismo in Italia stanno dando un notevole aiuto all’opera di questi professionisti, certamente se questo tipo di valutazione delle performances annuali fosse rigorosamente applicato anche in Italia, probabilmente l’attuale successo delle visite nei grandi musei potrebbe non essere temporaneo e sviluppare una serie di economie indotte. Non male. In Gran Bretagna l’ingresso alle collezioni permanenti è gratuito, mentre le mostre temporanee sono a pagamento. L’ingresso gratuito è sovvenzionato dal DCMS, è di circa 6,50 sterline che corrisponde a un beneficio per il turismo straniero di circa 130 milioni di sterline. Come mai gli Inglesi dal 2001 hanno adottato questo nuovo sistema d’ingresso? La risposta è sempre nel merito quale stimolatore di energie e qualità. L’aumento di visitatori che si sono registrati in questi musei è stato notevole: la National Gallery ha moltiplicato tredici volte i ricavi nel lungo periodo attestandosi intorno ai quattro milioni di sterline. Con i migliori auspici che tale politica prenda sempre più piede anche da noi. Nel settore privato il merito è decisivo, e determina i suoi bravi risultati. Nelle piccole strutture, dove c’è l’interesse febbrile alla sopravvivenza economica, l’impegno consapevole di gestori e proprietari produce sempre ottimi risultati. Il museo della tortura a Napoli è un valido esempio d’impegno privato che produce risultato: qui c’è merito. Abbandonata la teoria su quanto meraviglioso, giusto e sacrosanto sia impegnarsi per ottenere risultati, e sul valore educativo del concetto di merito, qualcuno si è finalmente dato da fare sul serio, e dopo un anno di ricerche, ha aperto un museo interessante e (anche se la parola stride con il significato degli oggetti in mostra) divertente. Mattera e Lupo, i due proprietari, hanno sfruttato la loro sadopassione per torture e mezzi di sofferenza assortiti, e hanno realizzato un museo di vecchi strumenti di tortura. Hanno curato le emozioni dei visitatori realizzando il museo in un ambiente che appare quasi in cattivo stato, sufficientemente buio per introdurre il visitatore all’angoscia di un prigioniero in procinto di essere sottoposto a queste orribili pratiche e, come in un film dell’orrore, hanno studiato una colonna sonora che accompagna il visitatore nel crescendo di emozioni e ansie. A Londra, il London Dungeon, il museo dell’horror, col tempo è diventato una specie di luna park dove il pubblico partecipa attivamente facendosi piacevolmente terrorizzare da figuranti che mettono in scena sketch spaventosi e vecchi strumenti di tortura. La Torre di Londra con la sua sala delle torture sita all’interno di una cripta, ha un esposizione meno teatrale del Dungeon ma forse ancora più emozionante. Sono i visitatori con i loro passi, amplificati ad arte, a determinare il lugubre ritmo che si diffonde tra gli anfratti, mentre la luce e immagini, quasi da manuale d’uso, affiancate agli strumenti, trasmettono il distacco emotivo del boia a fronte di una sofferenza fisica inenarrabile. Dove tra questi due luoghi c’è interpretazione? Senza dubbio nella seconda. Il Dungeon è un parco divertimenti per amanti dell’orrore. La Tower è la testimonianza di sofferenze che cominciavano con l’angoscia del viaggio verso la sofferenza fisica. La tortuosità dei tragitti, con le scalette e gli stretti passaggi, ancor prima delle macchine trasmettono il senso del dolore e della sofferenza. Conclusione: cosa manca al bellissimo lavoro fatto a Napoli? A Napoli tanto materiale interessante è stato portato in un luogo dove, di fatto, non si è mai torturato nessuno. Se per esempio questo museo fosse stato ambientato nelle segrete del Maschio Angioino, nel cui pozzo si narra che la regina Giovanna la Pazza facesse gettare i suoi amanti dopo l’amore per farli sbranare dal coccodrillo che allevava allo scopo, allora si sarebbe ottenuto un risultato a dir poco travolgente. Garantito, l’interpretazione ben fatta paga, sempre.