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Quanto ci costa l’infìdo cellulare?

Con pochi euro ci trastulliamo dalla mattina alla sera. Senza pensare al costo, che non è tanto in denaro, quanto In tempo che sottraiamo al dialogo, alla riflessione, allo studio e al lavoro.Talvolta, per leggere o mandare un sms si perde la vita al volante. A scuola, per scambiarsi inutili messaggi, non si seguono le spiegazioni del prof. Quando i presidi li vietarono, ci fu la rivolta dei genitori. Rivendicavano – e lo ottennero – il diritto dei figli di oziare sul web e coltivare l’ignoranza. In ufficio e in fabbrica il rendimento è dimezzato. Non si vive più senza telefonino. Persino i medici parlano mentre visitano. Professionisti seri sono solo i delinquenti. Non usano WhatsApp mentre operano.

Se la moda deride la miseria

Pantaloni stracciati è l’ultimo grido. Uomini e donne con le ginocchia scoperte. Nulla di scandaloso, solo un cattivo gusto. Perché non disegnare in rosso anche una falsa sbucciatura? Forse sarà la prossima trovata. Eravamo in molti a portarli così, ragazzi e adulti, nel dopoguerra, quando non se ne potevano comprare nuovi. Sono ancora in uso dove la povertà non consente di meglio. Però, le mamme provvedono amorevolmente a rattopparli perché mariti e figli vestano con maggiore dignità. Oggi gli stilisti prendono ispirazione dalla miseria. Senza immaginazione, un made in Italy indecente vuole diventare eleganza. Anche la moda è stata contagiata dall’assoluta mancanza di idee e talento.

Siamo il fanalino di coda della cultura in Europa

Tra i più ignoranti nel mondo e ci diamo tante arie. Ecco perché la disoccupazione giovanile è così elevata. Con la cultura non si mangia. Questo è stato per diversi anni il messaggio della politica. Perché è più facile manovrare l’elettore. La metà degli italiani non capiscono le clausole contrattuali che sottoscrivono. Chi è tanto stupido da assumerli? Truffe e raggiri aumentano. Molti ragazzi abbandonano addirittura la scuola dell’obbligo. C’è chi non ha voglia di studiare e chi lo ritiene inutile. Vivono alle spalle dei genitori, aspettando il reddito di cittadinanza. Saranno per tutta la vita un peso per la produttività e la dignità del paese. Ma hanno diritto alla protesta e persino al voto.

L’ultimo round di Padoan contro gli italiani

Pover’uomo, non sa più che cosa inventare per far quadrare il bilancio dello stato. Sussidi di qua, 80 euro di là, colpe all’Europa. La lotta non è con la criminalità, ma con i cittadini. Quasi tutti ladri, più dei politici. Chi non è a contatto col denaro ruba ore di lavoro, malmena bambini e disabili, si trastulla col cellulare. Per non apparire fesso perché onesto. Un tempo a delinquere erano solo i mascalzoni. Adesso magistrati, docenti universitari, scienziati. Persino quel sant’uomo del vicino di casa. Se in un supermercato trafuga qualche oggetto chi ha fame o è cleptomane, il bilancio non ne risente. Ma se pure le cassiere e gli impiegati e i sorveglianti rubano, il fallimento è inevitabile.

Quando un calcio in culo è più appropriato della polemica

Zaccagnini, chi? È un fuoriuscito del M5S finito, prima nel SEL, poi scissionista. Per fare parlare di sé indìce, seppure a titolo personale, un convegno alla Camera – poi ridotto a conferenza stampa – sull’opportunità del vaccino. Anziché rimandarlo da dove proviene, il nuovo gruppo di Bersani e D’Alema si limita a dissociarsi. Boldrini se ne lava le mani perché, seppure nominati dai partiti, i parlamentari rappresentano il popolo italiano. Cominciano bene i progressisti. Con tutti i problemi che assillano il paese, non ultimo un ufficiale CC che falsifica – chissà perché e per chi – una prova giudiziaria, la loro prima iniziativa provoca indignazione tra i benpensanti e persino tra gli elettori.

Lui mi era amico, io un suo fan

Lo sapevo malandato, ma, almeno, c’era. Potevo chiedere alle figlie di salutarmelo, ed era come incontrarlo. Adesso le pregherò di portargli un fiore. Non sarà lo stesso. Muore anche l’amore. Sopravvivono i ricordi, ma sono tristi. Quando Carlo mi comunicò che Giuzzi non c’era più provai dolore, ma pure sollievo. Il lungo sonno ridà dignità, che l’età talvolta toglie. L’ho tanto amato e stimato. Mi arricchivo a solo ammirarlo.Che dialogo raffinato e sapiente! Una volta mi precedette in una conferenza in cui diceva in modo più aulico ciò che avevo intenzione di dire io, dopo. Adesso che faccio? Anziché disperare pensai alla fortuna di imbattersi in chi ne sa di più ed è migliore. E lo applaudii. 

Diario Liberale di Roberto Tumbarello

Roberto Tumbarello, giornalista professionista, laureato in Giurisprudenza, ha tre figli e sei nipoti. Medaglia “pro merito” del Consiglio d’Europa, di cui è stato portavoce in Italia per tanti anni, è esperto in Comunicazione e Diritti umani. È stato redattore e inviato speciale di diversi quotidiani e periodici a vasta tiratura. Ha chiuso la carriera come direttore del “Giornale di Napoli”. Tra le sue ultime pubblicazioni di successo: “Gesù era di destra o di sinistra?” (Sapere 2000, 2009), “Si salvi chi può” (Edizioni Radici, 2012), “O la borsa o la vita” (Armando, 2014), attualmente in libreria.