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Trump si concilia con la Cina e la Yellen

 

Contrordine, compagni, si torna indietro. La realpolitik è cosa diversa dalle belle intenzioni e prima o poi bisogna prenderne atto. Meglio prima, ovviamente. La lezione l’ha imparata presto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che con un’intervista al Wall Street Journal, ieri si è rimangiato molte delle cose dette nei giorni scorsi o in campagna elettore.

Sarà anche per l’esposizione maldigerita in capo internazionale con l’attacco alla Siria, il conseguente freddo con Mosca, le minacce alla Corea del Nord, ma pensare di tenere aperto anche un fronte con la Cina sarebbe stato davvero troppo anche per un tipo come Trump. E, dunque, è proprio nei confronti della Cina che si il tycoon ha cominciato a fare marcia indietro. Per Trump, infatti, la Cina non manipola più la sua valuta. In proposito al WSJ il presidente ha detto parole chiare: la sua amministrazione non etichetterà l’economia cinese come manipolatrice di valuta. L’accusa, come si ricorderà, fu fatta in campagna elettorale e ribadita appena qualche mese fa.

Di più. Il presidente degli Stati Uniti è arrivato finanche a dire che  è sua la colpa dell’attuale forza del dollaro: “Credo che il nostro dollaro stia diventando troppo forte, e in parte è colpa mia perché la gente ha fiducia in me”, ha dichiarato al WSJ. “Un dollaro forte porta a dei benefici – ha argomentato – ma potrebbe finire per danneggiare l’economia degli Stati Uniti” - ha infine ammesso.

E non è tutto. L’inquilino della Casa Bianca ha anche lasciato aperta la possibilità di ri-nominare Janet Yellen alla guida della Federal Reserve, cancellando così, con un colpo di spugna, tutte le critiche mossele precedentemente e, soprattutto, contro la politica dei bassi tassi di interesse da lei tenacemente praticata. Politica monetaria che ha svantaggiato i risparmiatori – aveva tuonato in campagna elettorale – e che per questo motivo sicuramente non avrebbe confermato la nomina da presidente della Fed per un secondo mandato di quattro anni, una volta giunta alla scadenza fissata a febbraio 2018.

Dunque, la seconda e in qualche modo anche più significativa svolta. È “molto, molto difficile competere quando si dispone di un dollaro forte e altri paesi stanno svalutando la loro moneta", ha dichiarato Trump al WSJ. E ha aggiunto che apprezza “una politica dei tassi bassi di interesse” e “rispetta” il presidente della Fed. Una frase che, appunto, ha autorizzato gli analisti a ritenere possibile una riconferma di Janet Yellen alla guida della Fed. Ma, soprattutto, che introduce nuovamente un elemento di incertezza sul timing degli aumenti già previsti.

IL CALENDARIO DI OGGI
Giovedì 13 aprile 2017

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14:30 USA Indice prezzi alla produzione mar;

16:00 USA Indice fiducia consumatori (Univ. Michigan) preliminare apr.